Ho giocato il primo Uncharted, per la prima volta, a 27 anni

Tutti conoscono la saga di Uncharted, tutti bene o male ne hanno sentito parlare almeno una volta, anche perché fin dalla sua uscita fece moltissimo parlare di sé, in positivo.
Sostanzialmente si tratta di una serie di videogiochi incentrati intorno alla figura di Nathan Drake ed alle sue avventure.

UnchartedQuando nel lontano 2007 uscì il primo titolo di questa saga non avevo una playstation 3, ed all’epoca rimasi fuori, oltre che da questa saga anche da altri capolavori in seguito recuperati (guarda Metal Gear Solid 4), comunque tutti quelli che conoscevo parlavano di questo Uncharted, di quanto fossero belle le avventure del signor Drake, di quanto il titolo fosse spettacolare ed io mi sentivo parecchio dubbioso riguardo al tutto.

Diciamo che fin dall’inizio il titolo non mi colpii gran che per il modo in cui si presentava, mi fece immediatamente pensare a tantissimi titoli che avevo precedentemente giocato, senza nulla di nuovo, senza portare nulla che non avessi già visto in un Prince of Persia o in un Assassin’s Creed, però con un impianto narrativo che attingeva altrove.

Uncharted

Le imprese di un cacciatore di tesori antichi, in un contesto pericoloso e spettacolare… Non mi convincevano granché. Così evitai tutti i titoli, senza approfondirli mai in nulla, restando quindi vergine ai suoi sviluppi.

In questi giorni, attraverso l’iniziativa #Playathome di Playstation sono stati messi a disposizione dei giocatori i primi 3 titoli della saga, in via totalmente gratuita e allora ho pensato, a distanza di 13 anni dal mio primo rifiuto (anche materialmente impossibilitato) di recuperarmi la saga.

Sono partito dal primo Uncharted, titolo che ho terminato in due giorni, complice anche l’attuale situazione di quarantena in cui verte la nazione e… Moltissimi di quelli che furono i miei dubbi dell’epoca hanno trovato conferma.

Uncharted

– La trama del primo Uncharted:

Per quanto concerne la trama di Uncharted ci troviamo davanti a quella che mi sarei tranquillamente aspettato dal gioco, nulla di sconvolgente, se non in qualche frangente. Tutto ruota intorno a Nathan Drake, al suo passato familiare e ad un indizio che si porta dietro, ora legato al collo, da chissà quanto tempo. Questo indizio lo ha condotto ad una bara, che lo ha condotto a un diario, che lo condurrà poi verso El Dorado. Poi ci sono i “cattivi” che correranno con lui per ottenere il tesoro prima. (Vi ricorda qualcosa?)
La scrittura degli eventi si rivela essere parecchio “sempliciotta”, per quanto concerne sia il protagonista, approfondito al minimo e disegnato su modelli cinematografici precedenti, sia i suoi compagni, che gli antagonisti, tutti presi da un immaginario culturale abbastanza chiaro, legato a un genere cinematografico preciso, e lanciati di peso in un contesto differente, in cui nessuno si espone mai troppo, mai più del dovuto, continuando a recitare la loro parte perfettamente, fino alla fine del gioco.

Con il primo Uncharted, ovviamente, gameplay e trama arrivano a miscelarsi senza troppo influire l’uno sull’altra. Basti pensare alle orde, ORDE di persone che Nathan uccide nel corso di tutta l’avventura, dei cumuli di cadaveri che si lascia dietro senza provare alcun che, e alla sua agilità sovrumana. Si, lo so che si tratta di un videogioco e che ovviamente queste sono dinamiche classiche non vanno troppo ad inficiare sulla scrittura, contribuendo a costruire un intrattenimento tutto legato a chi sta giocando ma… A me ha colpito, ispirandomi non poche risate vedendo un cacciatore di tesori, in jeans larghi, che sparava in faccia a migliaia di persone tutte identiche, tipo cloni, senza provare il minimo rammarico. (rido mentre scrivo questa parte)

Ovviamente il tesoro è maledetto, ovviamente Drake vuole fare la cosa giusta, ovviamente c’è una ragazza da salvare. Fine.

Nathan Drake

-Il gameplay di Uncharted:

Per quanto concerne il gameplay di questo primo Uncharted, ci ritroviamo in un titolo che da un lato ricorda tantissimo i primi Prince of Persia, sporcandoli però di sangue e polvere da sparo. Questa è stata la cosa che mi è piaciuta meno in assoluto: TROPPE SPARATORIE. Cammini un po’ e arriva un gruppo di “cattivi” a spararti e tu li uccidi tutti. Qualche altro salto, altro gruppo da uccidere, prendi la moto d’acqua, ti sparano dai balconi di strutture abbandonate e decadenti, marce fino al midollo. Risolvi i rebus più complicati della vita scendendo nelle profondità di catacombe abbandonate da secoli e chi ti ritrovi? Dei tizi che, a quanto pare, hanno risolto tutti quei rebus prima di te e ti stanno aspettando armati fino ai denti per farti saltare la testa.
“Sono ovunque questi tizi”, dice in più di un’occasione Drake, ed io non posso che condividere ogni sua singola parola.

Per non parlare del fatto che nel corso di tutto Uncharted ti scontri sempre, SEMPRE, con gli stessi modelli, come se il cattivo di turno avesse avuto a sua disposizione una macchina clonatrice pronta a generare carne da macello per il nostro protagonista. Dopo un po’ questi tizi sempre uguali, insieme ai loro doppiatori italiani che ripetono le stesse frasi a non finire, diventano non poco disturbanti e ripetitivi, quasi angoscianti, portandoti ad odiare le sparatorie troppo presenti lungo tutta la strada.

Nathan Drake

-Ambientazione e colonna sonora:

Ah, qui finalmente spendo qualche parola positiva. Per quanto concerne l’ambientazione e la colonna sonora di Uncharted, non ho nulla da dire. Entrambe perfette, entrambe studiate. Il mondo tangibile in cui Nathan vive questa sua prima avventura, pur ripetitivo in qualche suo asset, si presenta sempre molto artistico ed acquerelloso. La colonna sonora è sempre molto suggestiva ed azzeccata nei confronti di quanto accade su schermo, trasponendo, con tutto il resto, un mondo dalle caratteristiche immersive non indifferenti, complice anche la “regia” cinematografica degli sviluppi.

In conclusione, mentre mi accingo a cominciare anche il secondo capitolo che, a proposito, nei suoi primi istanti sembra già migliore del primo, vorrei fare una breve riflessione sul significato di un titolo che, sicuramente, ha ispirato la fantasia di moltissime generazioni dell’epoca, conducendole ad un attuale amore che permane immutato. Questo penso sia bellissimo ma… Probabilmente se lo avessi giocato anche all’epoca, non mi avrebbe comunque detto granché.

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