Le grandi sorprese videoludiche del 2020

Il 2020 sta per volgere al termine, e finalmente qualcuno aggiungerebbe. Certo, trovare qualcosa di positivo, speranzoso e da ricordare con giubilo è veramente difficile, ma anche in un anno così nefasto, la nostra passione, il videogioco, è stata in grado di regalarci sorprese a profusione, su tutti i livelli, da grandi titoli come Hades, The Last of Us Part II, DOOM Eternal, Wasteland 3 e così via, a tantissime notizie sensazionali; non sono mancate le delusioni e le polemiche ma indubbiamente anche quest’anno di cose sorprendenti ne sono successe. Vediamo dunque quali sono stati i momenti più sorprendenti, negativi e positivi, dell’anno all’interno di una lista strettamente legata ai gusti di chi vi scrive e che di certo non ha la pretesa di voler stilare una classifica di importanza o di qualità. Ad ogni modo, procediamo, ecco le più grandi sorprese videoludiche del 2020.

1. Hades

HADES

Come già accennato non saremo qui a disquisire soltanto delle qualità dei titoli presenti, ma data la natura strettamente personale di questa lista se il sottoscritto dovesse confessarvi il titolo che ha più ha apprezzato in questo crudele 2020, l’epopea rogue-like di Zagreus ideata da Supergiant Games sarebbe tranquillamente al primo posto. Tralasciando inutili e smielati sproloqui, con Hades abbiamo visto e giocato uno degli Indie più interessanti ma soprattutto capaci di offrire un’esperienza esaustiva, completa, di qualità e a larghi tratti persino emozionante. Una sensazione che con questa tipologia di produzioni è estremamente rara e che, almeno personalmente parlando, non sentivamo dall’uscita di Hollow Knight. La vicenda delle fatiche di Zagreus intento a fuggire dall’oltretomba ellenico è non solo narrata con una dovizia di particolari pari a qualsiasi AAA, ma il sistema di combattimento e di gestione della narrativa costruiti intorno ad essa rappresentano qualcosa di strabiliante. Il genere rogue-like potrebbe aver affrontato una svolta epocale con i Supergiant Games dato che storicamente è foriero di titoli dal gameplay e dal respiro artistico molto forte ma da un lato narrativo abbastanza carente anche a causa della sua natura procedurale. In una lista di sorprese, ma in qualsiasi lista del 2020, non inserire Hades sarebbe passabile per denuncia e noi di certo non siamo dei poco di buono.

2. Half-Life: Alyx

half life alyx concept

All’annuncio nel novembre dello scorso anno da parte di Valve di un nuovo capitolo spin-off per VR della serie sparatutto in single-player per eccellenza, Half-Life, le antenne si erano accese a tantissimi videogiocatori, tra polemiche, lodi e perplessità, l’arrivo di un nuovo titolo nell’universo di Gordon Freeman e compagnia non è passato di certo inosservato. Indiscutibilmente possiamo annoverare Half-Life: Alyx come la più profonda ed esaustiva esperienza VR mai uscita. Nonostante ciò, Valve, per quanto le aspettative fossero alte, è riuscita a stupire ancora una volta e a superare con grazia il terreno accidentato solitamente costituito dalla Realtà Virtuale. Un gameplay tecnicamente ineccepibile e profondo, un’immersività gestita alla perfezione, tanto da rendere l’area di City 17 un playground plasmabile dal giocatore e oltretutto una narrativa passiva ed attiva dal forte peso emotivo. Insomma, chi lo avrebbe mai detto che una delle migliori sorprese del 2020 sarebbe passata da una piattaforma tanto elitaria come la VR?

3. CD Projekt RED e Cyberpunk 2077

Cyberpunk 2077

L’idea di inserire Cybeprunk 2077 all’interno di questa lista un mese fa era già stata messa in conto. Che CD Projekt RED, una delle case di sviluppo più amate del panorama videoludico sarebbe entrata di prepotenza nella cronaca e di conseguenza in questa lista, in modo così negativo, nemmeno l’hater più accanito l’avrebbe potuto prevedere. Non è questa la sede per discutere approfonditamente di un titolo del genere ed è questo il motivo in cui assieme al gioco abbiamo inserito anche l’azienda. Raramente abbiamo visto una tale quantità di hype alle spalle di un’ opera videoludica e dunque il pericolo ridimensionamento era certamente dietro l’angolo, ma non avremmo mai creduto che Cyberpunk 2077 potesse generare una delusione così bruciante. Le polemiche relative alla versione old-gen sono state al veleno e le analisi in merito innumerevoli ed impietose. L’unica cosa che possiamo affermare è che lo stato in cui versa il gioco sulle vecchie generazioni è ingiustificabile per un’azienda come CD Projekt. Le problematiche però non finiscono qui, anche nella sua versione migliore Cyberpunk 2077 è uscito in uno stato comunque troppo approssimativo date le attese dando la cattiva impressione di essere un gioco dall’enorme potenziale ma terribilmente affrettato. Di video comparativi ce ne sono a bizzeffe legati all’IA, alla fisica e ovviamente agli immancabili bug; una cosa è certa, CD Projekt purtroppo non è riuscita nella sua ambizione di portare la nuova generazione di GDR action unita ad un open-world profondo e complesso. La sorpresa più negativa è stata però l’operato dei vertici e del management, tra dichiarazioni davvero ambigue e promesse non mantenute il vero disastro del lancio di Cyberpunk 2077 non sta tanto nello stato del gioco, quanto nella comunicazione che ne è stata fatta a monte. Un peccato.

4. Microsoft e l’acquisizione di Bethesda

Bethesda

Dai, siamo seri, se vi avessimo detto anche soltanto 6 mesi fa che il prossimo The Elder Scrolls potreste non vederlo su PS5, quanto fragorosa sarebbe stata la vostra risata? Eppure da ormai 3-4 mesi la prospettiva che il successore di Skyrim lo potremo vedere in esclusiva Xbox non solo è realtà, ma anche uno dei tarli più tignosi insinuatosi nella testa dei videogiocatori. Diciamocelo tranquillamente, l’acquisizione di Bethesda e Zenimax ha seriamente cambiato le carte in tavola, rendendo adesso la potenziale offerta degli Xbox Game Studios un competitor finalmente credibile di Sony e i suoi studi. Come da decenni ci raccontiamo, la competizione non può che fare bene in un’industria così labile come quella dei videogiochi e ne siamo stati protagonisti proprio con la generazione uscente, nella quale Sony, dopo anni di lotta serrata tra PS3 e Xbox 360 ha lavorato duramente per dominare con PS4 consegnandoci esclusive indimenticabili. Ancora è tutto da vedere, ma la nuova generazione Microsoft con l’acquisizione di Bethesda ha riequilibrato una situazione che non la vedeva e tutt’ora non la vede comunque in vantaggio. La prova provata sta proprio nelle incessanti richieste fatte nei giorni successivi alla notizia dalla fedelissima fanbase Sony, che ha proposto all’azienda di acquisire Konami in risposta. Possiamo discutere allo sfinimento sul modus operandi delle due aziende, ma una cosa è certa, l’acquisizione di un colosso come Bethesda/Zenimax ha un potenziale incredibile nelle mani di Microsoft, vedremo se sapranno gestirlo a dovere.

5. Marvel’s Avengers e i GAAS

Marvels avengers

Siamo alla seconda sorpresa negativa. Partiamo da un presupposto però, che Marvel’s Avengers potesse fare fatica a conquistare i cuori dei videogiocatori e le classifiche di vendita, a dir la verità, il sottoscritto se lo aspettava ampiamente. Il titolo di Crystal Dynamics purtroppo aveva in mano tutte le carte in regola per fare la fine del povero Anthem di Bioware. Il gioco però, ha messo sotto i più nitidi riflettori le maggiori magagne nella produzione dei Game as A Service ma soprattutto come ormai l’utenza non sia più disposta a fidarsi ciecamente di questa tipologia di progetti. Il sospetto e la cautela con la quale la community di videogiocatori affronta un titolo inserito sotto questo nefasto acronimo sono alti e i rischi diventano critici se la gestione non è perfetta. Specialmente quando, come accaduto per Marvel’s Avengers, il titolo esca concettualmente davvero mal congegnato. Un sistema di loot completamente sbagliato, contenuti ridotti all’osso e un end-game praticamente inesistente hanno già praticamente sentenziato la fine di Marvel’s Avengers. Una sonora delusione vista l’importanza e il potenziale del brand che si porta appresso.

6. L’effetto Animal Crossing

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Che Animal Crossing: New Horizons fosse un gioco molto atteso, in casa Nintendo era sicuramente risaputo. La celebre life simulation con gli animali nipponica è da sempre un titolo ampiamente giocato e in grado di riunire le più disparate tipologie di giocatore, da quello più esperto al più casual. La pandemia ha però messo in risalto uno degli aspetti più nobili del mezzo d’intrattenimento videoludico, la capacità di riunire le persone all’interno di una community. Lo scoppio pandemico di Covid-19 e le notevoli costrizioni scaturite da esso hanno messo in risalto la funzione del videogioco come strumento di condivisione sano e positivo; e che sia o meno frutto di una coincidenza fortuita, l’arrivo di Animal Crossing: New Horizons nel bel mezzo della fase più critica della pandemia mondiale è stato una vera e propria panacea. Proprio qui sta la sorpresa, Animal Crossing: New Horizons è riuscito a riunire all’interno di un unico videogioco una commistione incredibilmente eterogenea di persone che con esso non aveva mai avuto particolarmente a che fare. Poter visitare le isole degli altri giocatori, scambiarsi i propri oggetti dagli inventari o comunque, poter interagire in modo così articolato, ma soprattutto positivo, con gli altri giocatori ha reso Animal Crossing un fenomeno di massa come non se ne vedevano da molto tempo. Provate a controllare qualsiasi classifica settimanale e mensile di vendite di questo 2020 e vedrete il titolo Nintendo se non in cima almeno sul podio. Animal Crossing: New Horizons è stato il gioco del Lockdown.

7. Halo Infinite

Halo Brute

Possiamo continuare con la sorpresa videoludica negativa dell’anno, seconda forse solo a Cyberpunk 2077, stiamo parlando della presentazione estiva di uno dei titoli più attesi della generazione appena iniziata, ovvero Halo Infinite. Il quinto capitolo di Master Chief avrebbe dovuto rappresentare la vera killer application di Xbox al lancio di Series S e Series X e invece per un buon paio di mesi è diventato lo zimbello del web. Ciò è avvenuto nel periodo massimo della console war, dove i più fieri fanti schierati tra le fila della concorrenza non aspettavano altro che un passo falso da parte del “nemico”. Il gameplay mostrato da Microsoft e 343 ha messo in luce diversi punti ma ciò che ha primeggiato sulle cronache è stata la scarsa realizzazione tecnica non solo del mondo di gioco ma anche delle poche creature che lo popolavano. Se da una parte il combattimento, per quel poco mostrato è sembrato fluido e anche interessante in certi casi, la qualità grafica del titolo ha suscitato grattacapi tra i fan della serie e la solita e consueta dissacrante ironia del web. Come dimenticare la sequela di meme sul povero Craig the Brute, diventato suo malgrado la bandiera che testimoniava la realizzazione approssimativa di un titolo che di approssimativo non può e non deve avere nulla. Inutile dire che successivamente alla presentazione Microsoft e 343 Industries sono corse ai ripari, annunciando il rinvio del gioco ma soprattutto confermando che questa volta avrebbero mostrato il titolo a tempo debito e ovviamente noi aspettiamo al varco.

Fall Guys: Ultimate Knockout e Among Us

Fall Guys

Con Fall Guys di MediaTonic e Among Us di Innersloth abbiamo assistito ai due fenomeni di massa più inaspettati di questo 2020. Tralasciando le qualità intrinseche dei due giochi stiamo parlando di due titoli che hanno raggiunto durante la fine di quest’estate un successo che nessuno si sarebbe mai aspettato. Con entrambi i giochi infatti ci troviamo di fronte a due fenomeni poco compresi anche se con storie differenti. Il progetto di MediaTonic è stato ripetutamente bocciato prima di vedere la luce grazie alla produzione di Devolver Digital mentre il particolare “Lupus in Tabula” di Innersloth è riuscito a conquistare le classifiche soltanto a due anni dopo la sua uscita. Come per Animal Crossing: New Horizons molto probabilmente le costrizioni dovute alla pandemia hanno spinto ancora di più questi due party game ma i meriti stanno sempre nel mezzo. Due idee interessanti che hanno saputo radunare tanto i giocatori casual come quelli più navigati in esperienze calorose specialmente se vissute coi propri amici. La seconda metà di questo 2020 è stata dominata dalla coroncina di Fall Guys è dall’Impostore di Among Us .

Genshin Impact

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Al limite tra un rip-off di meccaniche da giochi come The legend of Zelda: Breath of The Wild o Nier: Automata e un ibrido geniale MiHoYo ha saputo tradurre Genshin Impact in un successo globale completamente inaspettato. Possiamo discutere senza particolari risultati sull’originalità del titolo arrivato dall’oriente. MiHoYo ha però fatto le scelte giuste: è riuscita a limitare il più possibile le meccaniche invasive dei gacha ma una cosa è certa ed ha costruito un’ esperienza RPG divertente, accessibile e anche profonda sia grazie ad un open-world sconfinato ma anche a meccaniche funzionali ed efficaci. Le patch e gli aggiornamenti stanno continuando senza sosta aggiungendo nuovi personaggi e correggendo gli eventuali problemi e Genshin Impact si candida decisamente a rimanere stabilmente tra i giochi più giocati dei prossimi mesi.

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