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Outside the Wire- Recensione

Sono ormai molti i film che mostrano conflitti mondiali, guerre del passato e persino guerre fortunatamente mai accadute. Outside the Wire, film diretto da Mikael Håfström e targato Netflix, mette sul campo un conflitto molto simile a quelli ancora oggi in atto, aggiungendo però una spruzzata di fantascienza che non sembra comunque essere molto lontana come tecnologia.

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Anno 2036, dopo una tentata conquista dell’Ucraina da parte della Russia, gli Stati Uniti decidono di intervenire per portare ordine e pace, sfruttando una tecnologia in grado di far scendere in campo dei robot da combattimento. A causa di un ordine non eseguito, il Tenente Harp finirà per essere messo in squadra con il Capitano Leo, un androide creato con alta tecnologia capace di donargli un comportamento molto simile all’essere umano. La loro missione sarà quella di fermare il Signore della guerra Koval, un terrorista che cercherà a tutti i costi di mettere le mani sui codici per poter attivare dei missili nucleari da lanciare in tutto il mondo. La trama non possiede nulla che uno spettatore amante del genere action non abbia già visto, anche se è da lodare il modo in cui lo fa. Nella prima parte del film, vengono toccati elementi interessanti legati non solo alla coscienza umana o alle azioni che devono essere prese in considerazione durante una guerra, ma anche punti di vista capaci di far riflettore molto. La scelta interessante inoltre di far vivere proprio a uno dei due protagonisti due punti di vista differenti, potrebbe far comprendere come avvolte certe cose non possono essere capite se non vengono vissute. Il lato negativo però entra in gioco verso la conclusione dell’opera, infatti sembrerebbe che la strada intrapresa all’inizio venga abbandonata per il classico cliché dei film di guerra.

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Il comparto tecnico è ben realizzato e non sono presenti troppi effetti speciali al computer anzi, l’androide Leo non mostrerà chissà quali abilità particolari, quindi non pensiate di vedere campi energetici o armi sfoderate sotto pelle. Il comparto sonoro, diversamente da molti film d’azione, non possiede un numero elevato di musiche con il compito di rendere le scene di azioni più accattivanti, cosa che ovviamente non è da considerare negativa. Il cast si compone di volti bene noti, come per esempio l’ormai  popolare Anthony Mackie (Falcon nei film Marvel) che veste nuovamente i panni di un combattente per Netflix, dopo averlo fatto per Takeshi Kovacs nella seconda serie originale Netflix Altered Carbon. Damson Idris (Snowfall) impersona invece il giovane Tenente Harp, riuscendo non perfettamente a mettere in campo un ottima performance. Altro attore molto noto ai fan delle pellicole potrebbe essere anche Pilou Asbæk (Ghost in the Shell- Krigen) che vestirà i panni dello pazzo terrorista, anche se non verrà mostrato moltissimo. Alla fine tutta la pellicola ruoterà intorno Anthony Mackie, affiancato soltanto dal giovane britannico Damson Idris

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In conclusione Outside the Wire è un film che parte con delle buone basi, finendo però per andare giù a picco verso gli ultimi trenta minuti circa. Rimane comunque un prodotto piacevole, capace di soddisfare gli spettatori che non vogliono assolutamente guardare una pellicola che abusa di effetti speciali o combattimenti troppo esagerati.

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