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Manga, dalle origini ad oggi: Storia e Approfondimenti

I manga hanno una storia più complessa di quanto crediate…

Ci sono diverse parole giapponesi note anche a chi non mastica la lingua nipponica: samurai, banzai, sushi, ninja eccetera. E fra queste parole vi è “manga”, il termine con il quale viene indicato il fumetto giapponese. Ma cosa vuol dire questa parola? Qual è la sua origine? In quest’articolo proverò a tracciare una breve storia dei manga, dalle origini incerte fino ai giorni nostri. Consideratela un qualcosa d’introduttivo, perché di tale si tratta….

Origini

Manga

Il termine manga è composto da due kanji (漫画) ed ha il significato di “immagini derisorie” o “immagini capricciose”. Il suo primo utilizzo risale alla fine del periodo Edo (1600-1868). Esso viene usato per indicare l’opera di Kankei Suzuki, “Mankaku zuihitsu” del 1771, e quella di Santou Kyouden, “Shiji no yukikai” del 1798. Nel 1814 viene pubblicato il “Manga hyakujo” di Aikawa Minwa: è la prima opera a portare nel titolo il termine manga. Tutte e tre le opere citate sono raccolte di disegni e illustrazioni. Sempre nel 1814, Katsushika Hokusai (1760-1849) inizia a realizzare una serie di disegni che poi saranno raccolti in quindici volumi, i cosiddetti “Hokusai Manga”, che furono esposti con successo durante l’Esposizione universale di Parigi del 1867: è il primo contatto che l’Occidente ha con l’arte del disegno giapponese. (A sinistra i due kanji: man-ga).

 

 

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Tuttavia, già da qualche anno gli artisti europei, in primis quelli francesi, erano venuti a conoscenza del lavoro di Hokusai e di altri artisti. Dopo l’apertura al mondo esterno, imposta dalle “navi nere” del commodoro Perry nel 1853, il Giappone iniziò, fra le altre cose, ad esportare tè che veniva imballato in pacchi sistemati in sacchi di iuta: la carta da imballaggio era spesso composta dalle prove malriuscite e dagli schizzi di stampe a colori della cosiddetta “ukiyo-e”. Quest’ultima era un genere di stampa artistica su carta, impressa con matrici di legno e molto in voga alla fine del periodo Edo. Economica e prodotta in massa, essa raffigurava scene di vita quotidiana cittadina e i suoi frequentatori: geishe, lottatori di sumo, attori di teatro eccetera. (A destra potete ammirare “La grande onda di Kanagawa” uno dei migliori e più famosi lavori di Katsushika Hokusai).

Un po’ di Giappone, un po’ di Occidente

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Com’è facile intuire, anche se il termine manga apparve solo verso la XVIII secolo, l’arte del disegno è molto antica e raggiunse picchi qualitativi elevati nel corso della storia del Paese del Sol Levante. Tant’è vero che diverse opere del passato sono state spesso indicate come manga, anche se impropriamente. Un primo esempio è il “Shigisan Engi Emaki”, opera anonima del periodo Heian (794-1185), risalente forse alla seconda metà dell’XI secolo. Il “Choujuu-jinbutsu-giga”, opera di epoca Kamakura (1185-1333) e risalente ai secoli XII-XIII, frutto del lavoro di più autori rimasti anonimi, venne indicato come primo manga della storia da Seiki Hosokibara (1885-1958), mangaka, artista, autore e poeta di haiku. (Qui a sinistra trovate un’immagine di “Shigisan Engi Emaki”).

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Entrambe le opere sono degli emakimono o emaki: si tratta in sostanza di opere di narrativa illustrata a lettura orizzontale. Sviluppatisi tra l’XI e il XVI secolo, essi usano testo e immagini a fini narrativi e sono disegnati, dipinti o stampati su rotoli. Fra gli argomenti e i temi trattati vi sono storie d’amore, battaglie, storie popolari e racconti soprannaturali eccetera. Ma a contribuire alla nascita dei manga saranno anche i giornali europei. Quest’ultimi, oramai affermatisi nel XIX secolo come principale mezzo d’informazione e di battaglia nel dibatto pubblico europeo, raggiunsero anche il Giappone dove svolsero lo stesso ruolo. E su di essi verranno stampate anche vignette satiriche e strisce di fumetti. I disegnatori di quest’ultime saranno la prima generazione di mangaka. (A destra una parte dell’ “Choujuu-jinbutsu-giga”: la sua particolarità è l’assenza di testo).

Le prime riviste

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I manga erano quindi inizialmente pubblicati su riviste generiche e giornali, non su apposite riviste come quelle che circolano oggi in Giappone. Un piccolo passo in tal senso viene fatto nel 1895 quando viene fondata la rivista “Shounen Sekai”: è la prima rivista giapponese dedicata esclusivamente ai ragazzi mai apparsa nel paese e su di essa sono pubblicati anche dei manga. Un’altra rivista che vedrà pubblicati dei manga sulle sue pagine è “Jiji Manga”, supplemento del famoso giornale “Jiji Shimpou”, e il cui primo numero è dato alle stampe nel corso del 1921. Oltre ad essere la prima rivista ad avere la parola “manga” nel nome, vede come suo principale editore Kitazawa Rakuten (1876-1955): fu il primo a utilizzare quella parola per le sue realizzazioni. Oltre a realizzare vignette satiriche per il “Jiji Shimpou” e il “Tokyo Puck”(altra famosa rivista satirica), disegnò manga che apparvero sulla stessa “Jiji Manga”. Kitazawa è uno dei pionieri del fumetto giapponese assieme al suo rivale Takemoto Ippei. La differenza fra i due stava nello stile dei disegni: Takemoto voleva restare fedele alle tradizioni del suo paese, quindi i suoi disegni erano ispirati all’emakimono o emaki, mentre il suo rivale trasse spuntò dai modelli occidentali. (Qui a sinistra una pagina della rivista “Jiji Manga”).

I primi manga

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Nonostante il manga moderno non sia ancora nato, gli anni ’20 e ’30 del XX secolo vedono il fiorire di opere che influenzeranno la generazione successiva di mangaka. Nel 1928 il già citato Kitazawa Rakuten iniziò a disegnare “Miss Tonda Haneko”: si tratta del primo manga con una protagonista femminile e che grande influenza avrà sui manga di target shoujo. Nel 1931 Suihou Tagawa disegna “Norakuro”, che vede come protagonista un cane soldato: sarà talmente popolare che la sua pubblicazione cesserà solo nel 1981. Kouta Hirano lo omaggia, a suo modo, nel suo “Drifters”. Dal 1934 al 1936 Gajo Sakamoto realizza “Tank Tankuro”: è il primo ad avere come protagonista un robot, ergo è anche uno dei primi di genere fantascientifico ed è antenato diretto di “Astro Boy” di Osamu Tezuka e di “Doraemon” di Fujiko Fujio. (Qui a sinistra un’immagine di “Norakuro”).

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Negli anni ’30 compaiono anche i primi “tankoubon”: con questo termine vengono indicati i volumi indipendenti di una singola serie. Essi raccolgono le strisce e i capitoli usciti singolarmente sulle riviste e sui giornali, essendo quest’ultimi molto spesso stampati su carta scadente e poco duratura. L’uso dei tankoubon dura ancora oggi: i manga sono comprati in questo formato sia in Giappone che all’estero. Lo sviluppo dei manga subisce un ritardo a causa del regime militarista che s’instaura nel paese agli inizi degli anni ’30 con la Restaurazione Shouwa e del contributo alla propaganda di guerra che disegnatori e artisti sono obbligati a fornire con la loro arte. Bisognerà aspettare il secondo dopoguerra perché i manga comincino ad affermarsi nel paese e nel resto del mondo. (Nell’immagine a destra potete ammirare Naoshi Kanno sfottere uno dei suoi sottoposti: immagine tratta da “Drifters”).

Dopo la guerra

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Fra i mangaka della nuova generazione brilla la stella del già citato Osamu Tezuka (1928-1989), il quale nel 1946 vede pubblicato il suo primo manga, “Maa-chan no nikkichou”. Questo mangaka è considerato un mostro sacro nell’ambiente: con i suoi 700 manga pubblicati, viene considerato come uno dei mangaka più influenti e prolifici. I personaggi dai grandi occhi tondi e i manga commerciali sono nati con lui. Fra le opere più famose vanno citate: “Kimba, il leone bianco” (1950-1954), il già citato “Astro Boy” (1951/1952-1968), “Black Jack” (1973-1983) e “La storia dei tre Adolf” (1983-1985). La fama di Tezuka è tale che la rivista “Weekly Shounen Jump” istituì un premio a suo nome nel 1971: il Premio Tezuka, assegnato ai migliori autori esordienti. (Qui a sinistra una foto di Osamu Tezuka).

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Sempre nel 1946 debutta “Sazae-san”, che terminerà solo nel 1974, mentre il suo adattamento anime continua ad andare in onda in Giappone fin dal 1969, facendone di fatto l’adattamento anime più longevo della storia. L’autore di “Sazae-san” è Machiko Hasegawa, la prima, o una delle prime, mangaka donna della Storia. I manga nel secondo dopoguerra sono ancora delle strisce pubblicate su giornali, ma tutto cambierà nel 1954 quando viene fondata la prima rivista dedicata, “Nakayoshi”: nello specifico è dedicata a quelli di target shoujo. Negli anni successivi vengono fondate molte altre riviste e nel 1968 viene fondata la già citata “Weekly Shounen Jump”: è attualmente la rivista più venduta in Giappone e nel mondo, oltre ad essere la più nota fra quelle dedicate ai manga di target shounen. Nello stesso anno appare sulla rivista a target seinen “Big Comic” il primo capitolo di “Golgo 13”, opera del mangaka Takao Saitou: si tratta del manga più longevo mai pubblicato, sebbene di recente si sia parlato di una sua conclusione. (Qui a destra una foto di Machiko Hasegawa).

L’ascesa: gli anni ’70 e ’80

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Gli anni ’70, ’80 e ’90 vedono l’affermazione di mangaka che ancora oggi sono amati dal grande pubblico o che sono fonte d’ispirazione per i giovani mangaka. Nel 1972 viene pubblicato il primo capitolo di “Devilman”, scritto e disegnato da Kiyoshi Nagai, meglio conosciuto noto come Gou Nagai, mangaka fra i più influenti dopo Tezuka. Nelle sue opere la violenza e l’erotismo diventano elemento cardine della narrazione. Oltre al già citato “Devilman”, vanno citati “Violence Jack” (1973-1990) e “Mazinga Z”, fu quest’ultimo ad introdurre i mecha alias i robottoni. Nel 1977 inizia ad essere pubblicato il primo manga ove compare Capitan Harlock, pirata spaziale creato da Leiji Matsumoto alias Akira Matsumoto. Nello stesso anno Matsumoto inizia a scrivere “Galaxy Express 999”, altro capolavoro del genere fantascientifico. Sono tutte opere dai temi profondi e dibattuti. (Qui a sinistra “Devilman”: la sua storia insegna che l’umanità non può redimersi dai suoi mali).

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Tuttavia, non mancano le opere di genere più commerciale. Nel 1978 la rivista “Weekly Shounen Sunday” inizia a pubblicare “Urusei Yatsura”, da noi noto come “Lamù”, prima celebre opera di Rumiko Takahashi, nota fra gli appassionati come la regina dei mangaka. Molti dei suoi manga otterranno degli adattamenti anime che ne decreteranno il successo e non varrà solo per lei. La gran parte dei manga citati in quest’articolo hanno ottenuto degli adattamenti anime: a prescindere dalla loro qualità o fedeltà, essi contribuiranno a diffonderne e a consolidarne la fama presso il grande pubblico, soprattutto in Occidente. Nel 1983 Yoshiyuki Okamura, meglio conosciuto come Buronson, assieme a Tetsuo Hara inizia a lavorare su “Hokuto no Ken”, da noi conosciuto come “Ken il guerriero”, mentre nel 1984 Akira Toriyama disegna “Dragon Ball”: si tratta di due dei più famosi e influenti manga di target shounen ed entrambi esordiscono su “Weekly Shounen Jump”. Contribuiranno a rendere famoso il termine shounen e a traslarne il significato: da target a genere. Nel 1989 debutta “Berserk” del recentemente scomparso Kentauro Miura e pertanto rimasto incompiuto: da molti è considerato come il miglior dark fantasy mai disegnato. (Qui a destra un’immagine di Lamù).

Dagli anni ’90 ad oggi

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Gli anni ’90 vedono la pubblicazione di molte famose opere come “Slam Dunk” (1990) di Takehiko Inoue, famoso spokon, questo termine indica storie ambientate nel mondo dello sport e che hanno per protagonisti degli atleti. La prima opera di questo genere fu “Tommy la stella dei Giants” di Ikki Kajiwara uscito nel 1966. Nel 1994 inizia la storia di “Detective Conan” di Goushou Aoyama, il cui vero nome è Yoshimasa Aoyama, e nel 1997 tocca a “One Piece” di Eiichirou Oda: sono entrambe opere cardine di questo settore e di lunga data. L’avvento del nuovo millennio vede il sorgere di uno dei manga più discussi di sempre ossia “Death Note” del duo Tsugumi Ouba e Takeshi Obata e la cui pubblicazione inizia nel 2003. Non si può concludere quest’articolo senza citare il manga più famoso del momento. Nel 2016 “Demon Slayer” fa il suo debutto per poi concludersi nel 2020. In soli quattro anni l’opera di Koyoharu Gotouge batte diversi primati: nel febbraio di quest’anno son ben 150 milioni le sue copie digitali e cartacee che circolano nel mondo, battendo un primato che prima era solo di “One Piece” e surclassando l’intero mondo dei fumetti americani i cui numeri sono dieci volte inferiori. (Qui a sinistra a copertina della versione italiana di “Demon Slayer”).

 

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