Condividi su facebook
Condividi su twitter

Breve Storia dei Videogiochi [Parte 1]

Arrivati a quello che possiamo considerare un anno di transizione per il mondo videoludico, causa soprattutto del COVID-19 che non ha permesso un lancio continuativo di nuovi titoli esclusivi assieme alla nuova generazione approdata nello scorso anno. La chiusura dell’estate 2021 ci dovrebbe forse finalmente proiettare verso il vero e proprio inizio della next-gen. Per QuestNews è arrivato il momento anche di ripercorrere gli innumerevoli passi che questo fantastico mondo ha compiuto per arrivare fin qui. Vediamo quindi insieme gli eventi più significativi della storia dei videogiochi.
A partire da un breve excursus sugli albori dell’industria, che risalgono addirittura al secondo dopoguerra, per poi passare all’epoca delle primissime console e dell’era d’oro degli arcade fino ad arrivare alla cruciale tripartizione che dalla fine degli anni ’90 si protrae ancora oggi tra Sony, Microsoft e Nintendo, vediamo dunque insieme gli eventi più salienti ma anche e soprattutto una carrellata di titoli iconici e decisivi per il progredire dell’industria. Facciamoci quindi assalire da una sana nostalgia ma anche da un prezioso ottimismo per quello che era, è e sarà in futuro il mondo dei videogiochi.

L’epoca antica dei Videogiochi (1948-1958)

Ci troviamo a cavallo tra gli anni ’40 e gli anni ’50, il mondo sta cercando di mettersi alle spalle uno dei periodi più bui della propria storia, la seconda guerra mondiale, ma per quanto riguarda l’ancora primordiale mondo dei videogiochi ci troviamo a quella che potremmo definire come l’epoca degli esperimenti. I primissimi programmi assimilabili a dei veri e propri videogiochi vennero difatti sviluppati su quelli che erano i mainframe del dopoguerra. E’ il caso del primo codice visualizzato su schermo, OXO, una sorta di riproposizione videoludica del gioco del Tris, sviluppato nel 1952 dall’Università di Cambridge su un computer EDSAC (Electronic Delay Storage Automatic Calculator), uno dei primi computer elettronici della storia.

OXO
Un esempio di un Electronic Delay Storage Automatic Calculator (EDSAC)

L’altro caso è quello di Tennis For Two, sviluppato dal fisico statunitense William Higinbotham per il Brookhaven National Laboratory come mezzo d’intrattenimento per gli sviluppatori.  Come schermo utilizzava un oscilloscopio mentre il computer su cui girava era in grado di calcolare traiettorie di missili e sfere in base alla direzione del vento. Non si trattava altro che di un campo da tennis visto in laterale stilizzato dove due giocatori si sfidavano attraverso l’utilizzo di una manopola e un pulsante necessari per stabilire traiettoria e direzione del lancio ma riscosse un enorme successo durante la presentazione di tre giorni con tantissime persone a fare la fila per provare quello che a tutti gli effetti è stato il primo codice di un videogioco sfruttato per l’intrattenimento.

5941685811 93e157ff0a b
Tennis For Two

La nascita di un’industria (1961-1972)

Nonostante dunque gli esempi che abbiamo citato siano stati i veri pionieri di codici sfruttati per l’intrattenimento in grado di girare su calcolatori complessi, dovettero passare ancora molti anni prima dell’effettiva nascita di una vera industria del videogioco nè tantomeno della concezione del videogioco come medium d’intrattenimento diffuso. Dopotutto i codici finora sviluppati erano pensati soprattutto come tech demo in grado di girare soltanto su di una macchina specifica. Siamo quindi ancora abbastanza lontani dalla creazione di software per computer costruiti in serie (ciò che oggi chiamiamo console). Il primo titolo a cambiare questa tendenza fu Spacewar!, realizzato da Steve Russel, Martin Graetz e Wayne Wiitanen, tre impiegati del MIT. Il gioco girava per la prima volta sul DEC PDP-11, computer dal valore di 120.000$ e che nonostante non disponesse di una CPU riusciva a processore ad una velocità di 5 Megahertz, un numero per l’epoca decisamente alto. Il PDP-1 fu un computer abbastanza rivoluzionario in primis per le sue dimensioni contenute rispetto ai suoi prodecessori e permise a molti studenti ed impiegati del MIT di sviluppare al suo interno programmi non-accademici destinati all’intrattenimento.

Spacewar screenshot
Un PDP-1 con SpaceWar! attivo

Spacewar! fu comunque il titolo di riferimento; il gioco difatti costituiva nello sparare missili da un’astronave contro quella dell’avversario cercando allo stesso tempo di evitare anche altri pericoli. Una versione embrionale del celebre Asteroids di Atari, che sarebbe però arrivato più di un decennio dopo. Il titolo occupa comunque un posto all’interno della storia del videogioco poiché fu il primo titolo distribuito su larga scala visto che tutti i nuovi computer realizzati dalla DEC contenevano Spacewar! insieme ad altri giochi sviluppati per questa piattaforma come Hamurabi e Lunar Landing Game. Non possiamo ancora ad ogni modo raccontare di una vera e propria diffusione del videogioco. Pur essendo distribuito in scala, un PDP-1 costava 120.000$ e al di fuori che negli istituti di scienza o nelle scuole di maggior prestigio americane, difficilmente avreste potuto provare Spacewar!. Difatti fino al 1971, ispirati anche dal gioco realizzato da Russel, ci furono alcuni tentativi per la creazione di ulteriori videogiochi, spesso sviluppati per prototipi di console mai arrivati in commercio. Fu dunque nel 1971 che vedemmo per la prima volta un videogioco arcade. Nolan Bushnell e Ted Dabney portarono a termine infatti la propria versione di Spacewar!, vale a dire Computer Space, ancora oggi considerato il primo videogioco arcade prodotto su larga scala con circa 1500 esemplari prodotti.

Computer Space
Un cabinato di Computer Space

Il risultato non fu però quello sperato, il gioco risultò troppo difficile per il pubblico e pertanto non ebbe un grande successo. Ad ogni modo, Bushnell e Dabney, nonostante il moderato riscontro riuscirono comunque ad ottenere un discreto ritorno economico e decisero quindi di insistere ancora con i videogiochi creando la propria compagnia, la Atari Incorporated. L’idea iniziale della nuova azienda fu quella di rilasciare un gioco di guida ma dopo che il primo impiegato della compagnia realizzò il progetto che gli fu assegnato come esercitazione, vale a dire un gioco ispirato al ping pong, Bushnell lo ritenne già sufficientemente divertente da poter vedere la luce. Atari decise quindi di pubblicare il 29 novembre del 1972 PONG, quello che a tutti gli effetti è stata la prima vera killer application della storia dei videogiochi.

pong 2061682 1280
L’intramontabile semplicità di PONG

Il principio di PONG era semplice. Il gioco era pressoché una rivisitazione stilizzata del ping pong, dal centro campo veniva servita una pallina verso uno dei due giocatori, raffigurato con una piccola barra bianca, il quale doveva muovere il proprio stick per rispondere alle mosse dell’avversario. I cabinati di PONG ebbero un successo incredibile per l’epoca e Atari riuscì a piazzarne ben 19.000. Ciò fu possibile grazie anche al basso costo con cui i cabinati Atari erano venduti, un prezzo fattibile grazie all’utilizzo di un monitor TV low-cost invece che di un monitor vector, venduto per 15.000$ all’epoca. Nacque quindi grazie a PONG l’industria dei videogiochi.

Atari Pong arcade game front
Un cabinato di PONG

Dall’età dell’oro alla crisi dei videgiochi (1972-1983)

Iniziò così quella che possiamo definirela prima generazione di console dato che con la nascita di Atari, nello stesso anno nacque anche la prima console pensata per la casa, il Magnavox Odissey che in Europa sarebbe arrivato soltanto due anni dopo. Questa prima generazione era costituita da macchine dal prezzo che oscillava intorno ai 100$ e sostanzialmente tutte montavano chip contenenti dei veri e propri cloni di PONG ma dal contesto differente. Fu ad ogni modo proprio la Console Atari, distribuita da Sears a conoscere un vero e proprio successo commerciale. Un successo che spinse altre aziende a seguire questa onda come la Coleco Telestar (1975) e la Farichild Channel F (1976), quest’ultima fu la prima console a disporre di cartucce rimovibili e non più di chip integrati. Fu così che dunque cominciarono ad uscire anche nuove tipologie di titoli più o meno ispirati da PONG. Un esempio è sicuramente il celeberrimo Breakout (1976), sempre di Atari e che sicuramente avrete visto riproposto in qualsiasi salsa.

Un Atari/Sears Telegames del 1976
Un Atari/Sears Telegames del 1976

Nel 1974 vide la luce anche Maze War, il primo vero FPS della storia che porta con sé anche alcune innovazioni cruciali per il suo tempo. Una prospettiva in prima persona in tre dimensioni, con il giocatore, rappresentato da un bulbo oculare, intento a navigare un labirinto potendosi muovere avanti e indietro girandosi con un angolo di 90 gradi per sparare ai propri avversari. Maze War inoltre dava anche la possibilità di vedere la propria posizione su una mappa e persino di modificare i livelli attraverso un editor.

Maze war
Visuale di un corridoio di Maze War

Sarà però solo sul finire degli anni ’70 che l’hobby del videogioco sarebbe effettivamente esploso da un punto di vista commerciale. Le console che nacquero alla fine degli anni ’70 funzionavano attraverso le cartucce rimovibili, come la già citata Fairchild Channel F alla quale fecero seguito numerose altre macchine come la celeberrima Atari 2600, l’Intellivision, la ColeCo Vision e successivamente anche l’Atari 5200. Siamo entrati nell’Età dell’oro dei videogiochi, un periodo che va dalla fine degli anni’70 fino alla metà degli anni ’80. Difatti il videogioco arcade divenne effettivamente un passatempo estremamente diffuso ma soprattutto nel giro di pochi anni la qualità e la quantità di videogiochi sul mercato crebbe a dismisura. Primo titolo che inaugurò quest’era e che non possiamo assolutamente non citare è sicuramente Space Invaders di Taito, uscito nel 1978 e che rese popolare il genere dello sparatutto. Il titolo fece nascere anche la dicitura di Killer App, ma fu anche il primo e vero porting della storia visto che il gioco venne sviluppato anche per altre console oltre all’Atari 2600.

Space Invaders
Space Invaders

Allo stesso tempo videro la luce titoli come Asteroids di Atari nel 1979, dal gameplay davvero pulito e divertente, Battlezone sempre di Atari, Berzerk (Stern Electronics), Pac-Man (Namco) nel 1980. Nel 1981 arrivò il primissimo Donkey Kong prodotto dalla Nintendo, titolo che introdusse nelle case dei primi videogiocatori il personaggio di Super Mario anche se ancora all’epoca era conosciuto soltanto come Jumpman, vista la sua unica e peculiare abilità del salto. Da un punto di vista dell’industria, da segnalare anche la nascita di una compagnia che al giorno d’oggi è probabilmente uno dei colossi più importanti del mondo videoloudico, Activision, fondata da alcuni ex-programmatori fuoriusciti da Atari.

Donkey kong ve
Il Primo Donkey Kong di Nintendo

Insomma, da qui fino al 1983 di titoli di grandissimo successo ed in grado di rivoluzionare nel giro di pochi mesi l’industria ne uscirono davvero tantissimi e ne possiamo citare altrettanti. Vennero prodotti giochi leggendari come Q*bert, Pole Position, Ms. Pac-Man, Tempest, Dragon’s Lair, Tron, Dig Dug, Mario Bros ed ancora tanti altri. Le tecnologie utilizzate per la realizzazione dei giochi erano principalmente due. Da una parte troviamo Atari e la sua grafica vettoriale in grado di creare giochi dalla visuale pulita, stilizzata e poco colorata ma dalle animazioni molto lisce e fluide, dall’altra invece principalmente troviamo il cosiddetto raster, comunemente definito bitmap, dove sostanzialmente viene assegnato ad ogni pixel un colore e l’immagine dunque fornisce quell’effetto scacchiera tipico dei giochi anni ’80. Primo titolo ad utilizzare la tecnologia Laser Disc, fu invece Dragon’s Lair, necessaria per riprodurre filmati cinematografici.

Dragons Lair
Dragon’s Lair

Anche su PC cominciarono ad arrivare innovazioni significative per quanto riguarda i generi videoludici. Da segnalare vi sono infatti Rogue, il primo vero dungeon crawling della storia e Zork, una delle prime vere avventure narrative interattive, in questo caso testuale. La grande diffusione del videogioco dei primi anni’80 secondo molti è dovuta paradossalmente proprio all’arretratezza dell’hardware che costringeva gli sviluppatori ad interessarsi totalmente alla giocabilità di un gioco e alla sua fruizione. I titoli di questi anni infatti non hanno meccaniche particolarmente complesse nonostante alcuni di questi citati abbiano effettivamente innovato e/o creato addirittura un vero e proprio genere. Solitamente infatti questi giochi possono essere approcciati abbastanza facilmente in partite piuttosto brevi ma la difficoltà crescente era uno dei motivi che rendeva particolarmente rigiocabili e dunque redditizi i cabinati arcade.

Four Arcade Games
Quattro Cabinati Arcade

Il 1983 fu però l’anno che per poco non fece collassare completamente l’industria videoludica americana. Furono diverse le motivazioni di questa crisi, una su tutte fu la grande produzione di console. In quell’anno, in commercio vi erano ben 12 console create da diversi produttori, con altre due pronte ad uscire nel 1984. Una sovrabbondanza che non solo vide tarare al ribasso la qualità di molti videogiochi di lancio di queste console, come ad esempio i fallimenti di E.T. e Pac-Man, ma che condussero alla famigerata sepolutra dei videogiochi Atari, uno storico avvenimento confermato soltanto nel 2014. Allo stesso tempo vi fu la prima diffusione dei Personal Computer. Se ad oggi la console war è rappresentata dalla contrapposizione tra Sony Microsoft e Nintendo, allora la faida commerciale era tra Personal Computer e Console. Simbolo di tutto ciò fu sicuramente il Commodore 64, rimasto in commercio dal 1982 fino al 1994 diventando l’home computer più venduto della storia con circa 22 milioni di unità prodotte e dal potenziale catalogo videoludico sconfinato. Due anni dopo il Commodore 64, l’azienda  cominciò a produrre anche l’Amiga, probabilmente la piattaforma più utilizzata in ambito videoludico tra gli home computer e che durante la sua commercializzazione ha “ospitato” capolavori indimenticabili del calibro di The Secret of Monkey Island, Turrican, Shadow of The Beast e Formula One Grand Prix. Il crollo dell’industria americana dei videogiochi fu di vitale importanza però per la crescita del mercato giapponese. Nintendo era difatti in procinto di far uscire una delle console più redditizie di sempre, il NES. Mentre SEGA era già pronta ad entrare con il suo Master System. In poco tempo l’asse dell’industria videoludica, lato console, si spostò verso l’Estremo Oriente dove le due aziende si sarebbero trovate a spartirsi la torta.

4841984952 c6b816e697 b
Un Commodore 64

Le console arrivano in casa (1985-1995)

Prima di poter superare la crisi videoludica del 1983, il mercato occidentale passò dalle 12 console prodotte nel giro di 5 anni, a soltanto una, vale a dire l’Atari 7800, una versione estremamente aggiornata dell’Atari 2600, con il quale era anche retrocompatibile e i cui competitor furono appunto il NES ed il Sega Master System, con quest’ultimo, che stava spopolando in Europa, mentre negli USA fu la console Nintendo a farla da padrone. Siamo entrati nell’Era degli 8-bit, dove la grafica dei videogiochi comincia a diventare sempre più dettagliata e colorata ma soprattutto dove la pratica del gioco sul cabinato arcade cominciava a diminuire in favore di quella da casa attraverso le console o gli home computer.

619Sy qfRcL. AC SX679
Il SEGA Master System

Il FamiCom (Family Computer), conosciuto nel mondo occidentale con il nome di NES (Nintendo Entertainment System), riuscì ad entrare nelle case di tantissime famiglie, non tanto per la fattura della macchina da gioco, quanto per la stragrande quantità ma soprattutto qualità dei titoli che l’azienda nipponica fu in grado di portare in quegli anni. Stiamo parlando di giochi come The Legend of Zelda, titolo che dette un imprinting decisivo al genere degli action-adventure, MegaMan, che definì un salto di qualità nel genere platform molto importante, Metroid e Castlevania, giochi in grado di plasmare una vera e propria tipologia di giochi, tornata in auge negli ultimi anni, i Metroidvania ed ovviamente, ultimo ma non per importanza, uno dei system seller più importanti della storia, Super Mario Bros.. Insomma stiamo parlando di franchise che ancora oggi rappresentano l’ossatura delle line-up Nintendo e tra i quali potremmo ancora citare i primissimi Final Fantasy e Metal Gear, rispettivamente di Square e Konami. Anche il Sega Master System poteva vantare titoli di grande calibro come Wonder Boy, Alex Kidd in Miracle World e Phantasy Star.

33456249542 d8f3c67fb2 b
Il primo Super Mario Bros. per NES

Sul finire degli anni ’80, sempre grazie a Nintendo, cominciarono a comparire anche le prime console portatili di successo, stiamo parlando del Nintendo Game Boy, che proprio come per la moderna Nintendo Switch, divenne la piattaforma più adatta per titoli “tascabili” come all’epoca era Tetris. Lato computer invece, comparì anche il primissimo gioco di Maxis, Simcity, che dette avvio letteralmente al genere dei city-building e dei gestionali. Dalla fine degli anni ’80 alla fine degli anni ’90 però, ci troviamo di fronte a ben tre salti generazionali che spinsero in modo impensabile l’industria videoludica ed il mondo dei videogiochi. Dagli 8-bit si passò ai 16-bit, grazie in particolare alle due console più diffuse, il Sega Mega Drive e lo SNES.

SNES
Super Nintendo Entertainment System

Visivamente la grafica pixel lasciava spazio ad una visuale più realistica e dalle animazioni impensabili fino a qualche anno prima; una qualità del dettaglio che ha permesso agli sviluppatori di concentrarsi non solo sulla giocabilità e sulla fruizione dei propri titoli ma anche sul lato estetico e narrativo delle proprie opere. Non è un caso che gli anni ’90 sono il decennio di esplosione del mercato delle avventure grafiche, grazie al genere tanto apprezzato dei punta e clicca dove ovviamente LucasFilm con l’indimenticabile The Secret Monkey Island rappresenta una vetta di qualità di scrittura e di caratterizzazione dei personaggi estremamente difficile da superare ancora oggi.

The
L’intramontabile Monkey Island

Tanti videogiochi comunque cominciavano a stupire il pubblico non più soltanto per il loro gameplay, quanto anche per l’interessante design e la qualità tecnica. Esempi in questo senso sono sicuramente Shadow of The Beast e certamente Sonic: The Hedgehog, titolo che ancora oggi, visto il recente remake, rimane ancora oggi non solo una perla ludica ma anche visiva. Numerosi generi cominciarono a diventare estremamente popolari o addirittura a nascere in questa prima metà degli anni ’90. E’ il caso degli strategici in tempo reale con Dune II, dei gestionali a turni come Civilization, Street Fighter II fece letteralmente esplodere il genere dei picchiaduro ed infine, non possiamo assolutamente omettere quello dei First Person Shooter con l’arrivo di Wolfenstein 3D (1992) e DOOM (1993) di id Software, per i quali necessiteremmo di un articolo a parte per poterne definire correttamente la portata dell’impatto che ebbero sul mondo videoludico.

Wolfenstein 3D
Wolfenstein 3D

Con l’avvicinarsi del nuovo millennio, il mercato videoludico stava diventando una realtà non solo sempre più redditizia ma era ormai anche in grado di plasmare un pubblico di affezionati tanto ai franchise, ai marchi e persino alle case di sviluppo. Il 1995 è difatti la data di arrivo nel mercato occidentale della console che avrebbe completamente sbaragliato la concorrenza nella generazione successiva, quella dei 32-bit, stiamo parlando ovviamente di Sony e della prima Playstation. Nonostante alcuni esperimenti per SNES e Sega Mega Drive, stiamo per entrare nell’epoca rivoluzionaria che dal 16-bit stava per passare rapidamente ai 32 e poi ai 64-bit, un’epoca che aveva ormai affermato completamente l’utilizzo del CD-ROM dei primi giochi in 3D; una generazione della quale ritorneremo a parlare nella parte 2 di questa breve storia dei Videogiochi.

Annunci

Per rimanere sempre aggiornati, seguiteci sui nostri canali social!

Potrebbero Interessarti