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Metroid Dread – Recensione

Metroid ritorna con il suo stile inconfondibile

Era il lontano 2005, Metroid Dread esisteva soltanto nei piani di Nintendo che puntava a farlo uscire sul fortunato Nintendo DS dopo l’ottimo lavoro fatto per GBA con Metroid Fusion. Sappiamo benissimo come le cose siano andate diversamente, e finalmente il quinto capitolo ha potuto vedere la luce su Nintendo Switch(gioco baselimited edition) nel momento forse più buio della serie dato il travagliato sviluppo di Metroid Prime 4. Ma come si presenta la formula 2D ai giorni nostri? Metroid Dread riesce ad essere un sequel meritevole? Scopriamolo insieme.

Metroid 01

Faccia a faccia con il terrore

Il titolo del gioco è chiaro. Il terrore è un elemento chiave della produzione. Come al solito la protagonista, Samus Aran, si ritrova da sola fisicamente sul pianeta ZDR. Ella giunge sul luogo dopo aver ricevuto una comunicazione video su un avvistamento del Parassita X, pericolosa creatura che si riteneva estinta dopo gli avvenimenti di Metroid Fusion, che solo Samus può affrontare in quanto ne è immune grazie al vaccino Metroid. Adam, computer di bordo della cacciatrice di taglie, sarà l’unico in grado di accompagnarla offrendole preziose informazioni sul pianeta ostile che Samus andrà ad esplorare.

Il primo incontro è quello con un misterioso Chozo (razza aliena che ha cresciuto l’orfana cacciatrice donandole anche l’armatura) che attaccherà Samus. Quest’ultima si risveglia nelle profondità di ZDR, dove affidandosi al suo istinto, la sua armatura e i briefing di Adam dovrà risalire il pianeta per poter tornare alla navicella e allo stesso tempo far luce sui misteri di ZDR.

Ad ostacolare Samus non ci sarà soltanto la fauna selvaggia del pianeta ma anche gli E.M.M.I. (Esploratori Mobili Multiforme Interplanetari) robot freddi e calcolatori inviati dalla Federazione Galattica sul pianeta prima di Samus per catturare il parassita X. Essi erano scomparsi dai radar della federazione e risulteranno ostili nei confronti della protagonista. Ella è completamente scoperta alla loro offensiva e ogni incontro con loro tende a rivelarsi fatale.

Quello che il gioco vuole trasmettere è una costante ansia e paura di essere catturati rendendo questi esseri dall’aspetto poco rassicurante molto più potenti di Samus, simulando la sensazione di essere completamente braccati da loro. Questa è in parte vera poiché gli E.M.M.I. pattuglieranno soltanto alcune aree della mappa, facilmente riconoscibili una volta entrati tramite porte diverse dal normale. La musica cambia di improvviso e i rumori meccanici e sintetici dell’E.M.M.I. riecheggeranno per tutta la zona.

Bisogna dire che l’atmosfera creata dal team di sviluppo si risulta convincente. Fuggire dagli E.M.M.I. è una vera e propria prova di nervi, metterà a dura prova il giocatore che sarà costretto a prendere decisioni molto in fretta con un netto contrasto alla libera esplorazione del resto del gameplay. L’E.M.M.I. sarà alla costante ricerca di Samus, e una volta individuata sotto il raggio visivo o attraverso rumori ben scanditi essi partiranno alla caccia inseguendo la protagonista. A questo punto non resta che scappare e uscire dal campo visivo del robot. La sequenza di inseguimento funziona e non risulta quasi mai frustrante poiché esiste sempre l’occasione di sfuggire agli E.M.M.I.. Una volta che uno di questi (pattuglieranno sempre da soli una singola area) acchiapperà Samus partirà una breve sequenza di attacco che può essere parryata se il giocatore è abbastanza bravo a trovare una delle due finestre di esecuzione possibile. Farlo all’inizio sarà molto difficile, ma diventerà di volta in volta sempre più competenza del giocatore. Qualora il parry avesse buon fine, l’E.M.M.I. rimarrà confuso e inerme per pochi secondi, quanto bastano per completare la fuga. In caso contrario il robot non risparmierà Samus con il giocatore costretto a riprendere dal checkpoint più vicino.

Il fulcro di ogni infiltrazione nella zona E.M.M.I. sarà quello di uscirne intatti per proseguire l’esplorazione e la classica raccolta di nuovi potenziamenti per sbloccare nuove strade. Ogni zona E.M.M.I. avrà un’unità centrale che una volta trovata e distrutta darà a Samus la possibilità di sfruttare una forte fonte di energia grazie al suo braccio cannone per poter finalmente sconfiggere l’E.M.M.I. sfruttando il suo unico punto debole. E’ possibile farlo soltanto una volta per E.M.M.I., rendendo quindi necessario ogni volta trovare l’unità centrale della zona. Questo momento sarà molto soddisfacente per il giocatore che ribalterà la condizione di predatore-preda vissuta fino al momento prima.

C’è da dire che le sequenze con gli E.M.M.I., nonostante le belle premesse, risultano forse il punto più basso della produzione. Le ultime zone, seppur mai costruite male, possono risultare ripetitive. Inoltre gli E.M.M.I saranno sempre più forti, mentre Samus può sfruttare poche delle abilità in suo possesso (principalmente la Copertura Spettro e tutte quelle legate alla mobilità). La progressione delle abilità di Samus sembra non andare di pari passo con quella degli E.M.M.I. contrariamente a quanto tutto il resto del gioco riesce a dimostrare. La fuga dagli E.M.M.I. rimane una meccanica chiave del titolo e sicuramente originale che forse avrebbe soltanto meritato un’attenzione in più.

Metroid 02

Una storia grandiosa ma per pochi

Chi non è avezzo alla serie troverà molti termini e personaggi sconosciuti trattandosi del quinto capitolo della serie, che si porta alle spalle una storia decennale. Il gioco fa una breve e concisa introduzione proprio per chi decide di cominciare da Metroid Dread, ma sono comunque i fan di lunga data che godranno dell’esperienza migliore in quanto Dread è pieno di citazioni e riferimenti a tutti i capitoli precedenti. Più che percorrere una storia a sè, Metroid Dread continua ad arricchire la già sostanziosa lore della serie e a rispondere a domande fondamentali che sicuramente farà la gioia di chi la serie l’ha vissuta.

Il risultato del lavoro fatto su questo frangente è sicuramente molto positivo; Mercury Steam ha continuato a curare meticolosamente la storia di Metroid dopo che il remake del secondo capitolo, Samus Returns, uscito su Nintendo 3DS aveva già lasciato degli indizi sui possibili nuovi risvolti della serie. Dall’altro canto questo rende il gioco poco accessibile ai novizi, nonostante il riassunto del prologo, che rischieranno di goderselo di meno rispetto ai veterani della serie. Aver giocato al titolo per 3DS non basta a conoscere la lore del gioco, che poggia molte delle sue basi anche sulle vicende del precedente Fusion (anche se risulta il capitolo più coperto dal riassunto).

Metroid 03

Samus è Velocità

In generale Metroid Dread è un gioco molto spettacolare grazie a delle cutscene molto curate e un doppiaggio (seppur inevitabilmente fatto da poche voci dato il genere e l’ambientazione) ben fatto e soprattutto in italiano. Il ritmo di gioco è ben scandito: sarete davanti a qualcosa di molto frenetico, grazie anche ad un controllo di Samus migliorato rispetto al passato. Ella sarà veloce, agile e scattante oltre che potente. La nuova armatura è una perfetta allegoria delle qualità della cacciatrice: mantiene uno stile classico, ossia compatto e robusto, ma allo stesso tempo trova il giusto compromesso per evidenziare il carattere più agile e atletico di Samus.

Una graditissima aggiunta che rende tutto ciò possibile è la scivolata che può essere usata per sfuggire a nemici o per passare sotto stretti cunicoli in modo più rapido rispetto alla classica Morfosfera(che non mancherà). Questa semplice introduzione rende il gioco molto più scorrevole sia nell’esplorazione che nella fuga dagli E.M.M.I..

Metroid ambiente

Più Metroid che Metroidvania

L’esplorazione è figlia di Metroid e di nessun altro, anzi in particolare di Super Metroid. Dove gli ultimi capitoli (Fusion e Samus Returns) avevano offerto un’esperienza più lineare e guidata senza abbandonare lo spirito di Metroid; Dread invece si allontana da questa strada completamente per tornare sui passi del capolavoro per Super Nintendo da cui eredita il nome. L’esplorazione è libera e piena di backtracking, mai tedioso e mai forzato, anzi naturale e estremamente soddisfacente man mano che si prosegue nell’avventura. Il mondo di gioco è ricco e vivo, pieno di segreti e stanze nascoste. Ogni enigma ambientale è intuitivo ma mai banale e tutte le abilità vengono sfruttate durante il gioco.

L’idea di trovarci più vicino ai vecchi capitoli come Zero Mission e Super non spaventa, anzi, questa è resa in chiave assolutamente moderna amalgamando benissimo le novità convincenti riguardo combat system e azione fatte in Samus Returns e Fusion. A differenza di questi però non saremo mai guidati per mano, non avremo indizi se non quelli indiretti formati da giochi di luce e astute successioni di stanze e potenziamenti. L’intricato world building fatto di ascensori e teletrasporti sembra essere stato progettato a regola d’arte e su misura di Samus.

Metroid ascensore

 

Le abilità di Samus

L’evoluzione del personaggio ruota tutta attorno all’armatura, alle abilità e i potenziamenti che è possibile ottenere. Di questi ce ne saranno vecchi e nuovi ed ognuno è implementato nel modo migliore all’interno del mondo di gioco. Da tradizione della serie ogni potenziamento aprirà nuove strade al giocatore che un attimo prima poteva trovare sbarrate o addirittura aprire sentieri in zone del gioco molto antecedenti alla postazione attuale di Samus, sempre ben collegate e mai noiose da raggiungere. Il gameplay loop fornito da Metroid Dread è semplicemente mozzafiato. La progressione è assolutamente naturale, ogni potenziamento e nemico è messo al punto giusto.

Il combattimento è ripreso dal precedente lavoro di Mercury Steam per 3DS, dove eseguendo un parry al momento giusto si aveva una piccola finestra da sfruttare per mandare KO in un colpo il nemico che attaccava. Qui il meccanismo è rimasto identico e mandare a segno un parry correttamente porterà molta più salute e molte più munizioni. Questo spinge il giocatore ad adottare un approccio molto più aggressivo e di conseguenza a mantenere il ritmo di gioco su livelli alti. Samus avrà a disposizione il classico braccio cannone, missilli e bombe; tutte in continua evoluzione e essenziali anche al di fuori della battaglia.

Metroid tuta

Boss fights

Le boss fights del gioco sono forse la cosa più riuscita dell’intera produzione. Non solo queste spiccano per originalità e design, ma anche il modo in cui il giocatore approccerà ad esse è quello che si vorrebbe vedere in un qualsiasi gioco del genere. In Samus Returns Mercury Steam era stata accusata di aver troppo riciclato e riempito il gioco di boss fight superflue, anche perché diventavano alcune di queste semplici scontri da “mini-boss” risultando molto noiosi. La scena la rubavano poche degne e vere boss fight sicuramente meritevoli.

Qui l’idea dei mini-boss è ripresa in maniera simile ma migliorata. Non solo queste sono nettamente in minor numero ma saranno sempre di difficoltà leggermente crescente, in modo da renderle uniche anche se nel caso in cui si tratti di un mini-boss identico.

Le “grandi” boss fights di Metroid Dread invece alzano ancora di più l’asticella di gradimento. I mostri che combatteremo sono grossi, feroci e forti, dannatamente forti. Il design loro è curatissimo e unico, difficilmente uno potrà dimenticarsene. Ognuna di queste sarà un grossissimo scoglio da superare, ma la morte in questo caso aiuta. Ripartire immediatamente dal checkpoint prima permette al giocatore di poter imparare i pattern delle mosse del boss, che stesso il gioco ci tiene a precisare che ognuna di queste è evitabile grazie alle abilità di Samus. E’ bravura del giocatore riuscire ad osservare nel modo corretto i movimenti del boss e riuscire a sfruttare le caratteristiche della cacciatrice nel modo corretto. Portarle a compimento è una gioia immensa e una soddisfazione unica, condita anche dalla naturalezza e la sfacciataggine della protagonista che eliminerà i nemici definitivamente con delle cutscene molto scenografiche e belle da vedere.

Metroid boss

Luci e ombre del titolo

Tecnicamente Metroid Dread è un titolo più che gradevole. Si vede che la produzione è stata ambiziosa considerando anche il doppiaggio (seppur minimale) presente nel titolo. Gli ambienti alternano zone fantascientifiche e sintetiche a piccoli scorci naturali di un pianeta alieno. Ogni zona del gioco è ben riconoscibile e ha le sue peculiarità, difficilmente troveremo gli ambienti noiosi da esplorare. Alcune texture non sono all’altezza dei bei modelli visti nel gioco e possono stonare se viste nel dettaglio, ma sono giustificate in ambiente così ricco e denso, ben illuminato (soprattutto su OLED) e soprattutto fluido. Il gioco gira a 60 FPS fissi con cali raramente avvertiti, sicuramente il minimo per un gioco action e frenetico come Metroid Dread ma comunque ammirevole dato i limiti di Nintendo Switch e il fatto che queste performance vengano mantenute anche in modalità portatile.

Le musiche del gioco sono molto azzeccate per ogni situazione del gameplay e trovano spazio anche arrangiamenti di vecchi temi. Forse alla fine del gioco nessuna delle nuove musiche rimarrà impressa nella mente come poteva capitare nei vecchi capitoli, ma è da lodare in generale il sound design del titolo. Tutti i passi, gli spari. i rumori metallici e sintetici sono incredibilmente belli e realistici da sentire. Un fattore molto sottovalutato in alcuni videogiochi ma che in Metroid Dread diventa fondamentale per tenere alto il grado di immersione nel titolo da parte del giocatore.

Piccola riflessione sulla mappa: forse l’HUD in generale poteva essere curato di più, soprattutto per quanto riguarda la mappa che è uno strumento essenziale in questo genere di giochi ma risulta un po’ confusionaria da consultare in Metroid Dread. Il level design del gioco è fatto così bene che raramente ci serviremo di essa all’inizio, ma che servirà forse più per renderci conto della strada compiuta e delle porte apribili e non. Sarà invece molto più utile qualora negli istanti di backtracking ci vorremo dedicare al recupero delle espansioni dei missili e dell’energia. In generale sull’uso della mappa ci si fa l’abitudine, ma era giusto segnalare che potreste avvertire qualche difficoltà con essa ma rimane uno strumento fondamentale se usato saggiamente.

Metroid mondo

In conclusione

Metroid Dread è il gioco che un amante della serie avrebbe voluto vedere e giocare con mano. Riprende alla grande le meccaniche, le ambientazioni e l’esplorazione che hanno fatto la fortuna della serie inserendole in un contesto più moderno grazie ai passi in avanti fatti negli ultimi capitoli. Dimostra ampiamente come la formula 2D non sia invecchiata, anzi se sfruttata bene può portare come risultato un titolo assolutamente all’altezza dell’enorme parco titoli di Nintendo Switch.

Il finale del gioco tocca livelli molto alti di pathos e azione grazie anche ad una spettacolare boss fight finale. Non rimanere colpiti dal titolo è davvero difficile soprattutto per i fan della serie e in generale per chi apprezza uno stile di gioco simile agli attuali Metroidvania.

Forse il punto di forza maggiore del gioco è anche il suo stesso limite, ancorato su un sistema di gioco vecchia scuola che potrebbe risultare poco accessibile ai nuovi giocatori. Metroid Dread è un titolo difficile si ma mai frustrante. Il giocatore ha sempre l’opportunità di imparare dagli errori, il tutto servito da un level design magistrale degno del nome che porta.

  • 8/10
    Trama - 8/10
  • 9.5/10
    Gameplay - 9.5/10
  • 9/10
    Sonoro - 9/10
  • 8.5/10
    Grafica - 8.5/10
9/10
  • 8/10
    Trama - 8/10
  • 9.5/10
    Gameplay - 9.5/10
  • 9/10
    Sonoro - 9/10
  • 8.5/10
    Grafica - 8.5/10
9/10

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