Ad oggi, come abbiamo già sperimentato sulla nostra pelle, il semplice concetto di opera animata è stato preso, mutato e rivoluzionato in base allo spirito artistico dei differenti autori. Quando un certo tipo di messaggio arriva a fondersi con la rappresentazione visiva e disegnata…ispirata, quello che che ne verrà  fuori potrà rappresentare solamente la realtà soggettiva e contenutistica di tutti noi. Quella che conosciamo bene, che ignoriamo o fingiamo non esista.
La libertà di espressione artistica, poi, giungerà così ad un livello descrittivo libero da ogni qualsivoglia freno, nel tentativo di criticare quello che la vita ci propina giorno per giorno…anche attraverso l’ironia e la satira.
Questo è proprio il caso di Bojack Horseman, la serie di cui vi parlerò oggi.
Nata nel 2014, quest’opera animata narra le folli vicende che vanno a comporre la vita di Bojack, un cavallo (che di cavallo ha ben poco) residente ad Holliwood. Un attore in decadenza, consumato dai suoi vizi, dai rimpianti e da se stesso.
In questa sorta di universo basato sui principi favolistici di“La Fontaine”, ci troviamo di fronte ad una rappresentazione relativamente originale  e  del tutto distante da quello che solitamente, storie di questo tipo, hanno rappresentato.
Un vero e proprio viaggio nei meandri ipocriti e sporchi del nostro modernismo, del nostro presente. Da tutto questo ne deriva la vera natura dei personaggi, questi animali che di animalesco hanno pochissimi tratti, tutti proiettati verso l’impietosa realtà adulta, problematicamente attuale, che li caratterizza e modella. Un’umanità che, lungi dall’essere romanticamente rappresentata, approfondisce e valorizza ogni sviluppo.
Parlando dei disegni poi, ci troviamo di fronte ad un tipo di tratto distintivo e semplicemente creativo. Uno stile ben definito che tende ad alleggerire il tutto attraverso segni identificativi e ben riconoscibili. La profondità, infatti, non nasce dagli sfondi o dall’esteriorità dei personaggi ma dalla storia e soprattutto dalle singole caratterizzazioni.
Abbiamo un protagonista problematico ed egocentrico a non finire. Il perfetto prodotto di una società realisticamente fondata sul denaro e lo sfruttamento umano.
La bellezza di Bojack non si limita, però, solamente alla sua imperfezione umana, oltre a questo abbiamo anche una critica ad un tipo di sfruttamento cinematografico usa e getta, che vede gli attori più come prodotti che come artisti.
Alcolizzato, drogato, sboccato, menefreghista…tutte queste imperfezioni, curiosamente, ti fanno amare questa sorta di antieroe. I suoi problemi, le sue debolezze, seppur in alcuni casi estremizzate, te lo fanno apprezzare e comprendere…umanizzandolo.
Tutti gli approfondimenti, i pentimenti e i traumi infantili poi, rappresentano esattamente il punto di non ritorno ideale per un tipo di sviluppo credibile ed interessante.
Nel mondo di Bojack Horseman non c’è quasi mai spazio per respirare, ogni episodio è costruito su un crescendo di battute sempre più esagerate, critiche  pesanti, eppure geniali. Da questa estremizzazione nasce il secondo protagonista della storia, la spalla perfetta per un protagonista come lui: Todd Chavez.
Il fascino di Todd risiede proprio nella leggerezza che dipinge i suoi gesti ed i suoi sviluppi.
Tutto quello che sappiamo di lui ci viene suggerito dal momento, oppure da Bojack stesso, mentre gli borbotta contro:
” Con stile di vita alternativo credevo fossi gay…non un nullafacente!”
Nella sua infinita pigrizia ed ingenuità però, si nasconde una personalità a tratti sensibile creativa, affossata dalle tantissime debolezze e dall’egoismo di Bojack.
Todd è la rappresentazione vivente della profonda solitudine del nostro protagonista, un supporto emotivo importantissimo, da non sottovalutate mai.
La storia di questa serie, ruota attorno alle vicende che disegnano la vita del nostro Horseman, concentrandosi inizialmente sul suo decadimento lavorativo ed interiore.
La fama perduta e la consunzione che ne  deriva, sfociano nei vizi e nell’autodistruzione iniziale, trasportando il tutto su di un piano riconoscibile.
Lui è come una persona qualsiasi, una persona qualsiasi con problemi e debolezze. Partendo da questo anti sviluppo veniamo trascinati nella sua vita di tutti i giorni e nei suoi rimpianti passati. Era una star, una star della televisione riconosciuta ed ammirata, la serie di cui è stato protagonista lo ha lanciato e distrutto al tempo stesso. Questo passato ingombrante, questa ricerca di una qualche sorta di giustificazione, lo condurrà sui suoi vecchi passi, fino a farcelo conoscere per quello che era e che è diventato.
Da questo impietoso ritratto personale riusciamo ad apprendere i moti che lo hanno condotto verso le scelte della sua vita, donandoci un punto di vista esterno ed interno.
A localizzarsi perfettamente in tutto questo abbiamo il personaggio di Diane Nguyen, una ghost writer col compito di scrivere una biografia completa e sincera del nostro Bojack. Una ragazza apparentemente sicura di sé e fredda, che impareremo a conoscere meglio episodio dopo episodio. Oltre a questo…un perfetto mezzo di approfondimento, una lente d’ingrandimento che zoomma sulla storia e sul passato. Il suo compito è quello di riportare in auge il nostro protagonista attraverso le parole e i suoi aneddoti folli.
Il primo personaggio veramente positivo della serie, è senza ombra di dubbio Mr. Peanutbutter. Perfetto, “bello”, sempre felice e propositivo. Apparentemente ingenuo, questa sorta di cane, interpreta il ruolo dell’attore amato e a tratti non troppo intelligente. Inizialmente può risultare antipatico, anche perché lo spettatore tende ad analizzarlo dal punto di vista di Bojack ma…non appena acquista un po’ di spazio personale, riesce a venir fuori con tutta la sua sincerità fino a raggiungere una importanza considerevole, sia in ambito umano che in ambito comico.
In tutto questo non può non apparire un adulto…o almeno una parvenza di quello che un adulto dovrebbe rappresentare…Princess Carolyn.
Una tipa tosta, una gatta con le idee chiare, una sorta di figura materna nella vita dei differenti protagonisti. Un agente senza scrupoli umani…in apparenza forte, ma ricca delle classiche incertezze che la vita ti scaraventa addosso. Punto fermo nello schifo Holliwoodiano.
I brevi approfondimenti che la dipingono, poi, riescono a disegnarla per quello che realmente è, e rappresenta.
 
-I Dettagli…
Quello che trasforma una serie da semplice intrattenimento ripetitivo, in una vera e propria opera in cui traspare l’impegno e la passione, sono proprio i dettagli. Anche il più insignificante sviluppo, seppur scenico,  portato avanti silenziosamente, rende il mondo che si ha difronte più reale e senza dubbio plausibile.
In Bojack Horseman quasi nulla viene lasciato al caso. Tutto quello che avviene, si protrae nell’arco di tempo realistico della trama. Non ci troviamo di fronte ad un prodotto fermo, immobile, ma ad una vera e propria storia ricca di sviluppi e mutamenti, viva e sincera. Anche le piccole cose riescono a ricoprire un ruolo interessante, succoso!
Un cuscino va a fuoco? Resta rovinato per un bel po’ di puntate. 
La macchina si rompe? Resterà rotta per un sacco di tempo.
Per farvi alcuni piccoli esempi che mi hanno colpito.
Per non parlare delle differenti evoluzioni soggettive, che vanno a valorizzare ogni personaggio nell’arco narrativo.
I personaggi crescono, mutano ed imparano da loro stessi.
Concludendo…
Devo ammettere di essere rimasto davvero sorpreso, nonché completamente rapito da questa serie, che a prima vista non mi aveva minimamente colpito. Letematiche adulte, le imperfezioni dei personaggi, i messaggi, le critiche alla società e le incredibili emozioni che riesce a trasmetterti, episodio dopo episodio, la rendono, a parer mio, un opera da assaporare tutta in una volta! Un lavoro davvero interessante e pregno di una bellezza che va ben oltre alla semplice commedia, fino a toccare vette davvero significative e  trasparenti. Una delle migliori serie tv degli ultimi tempi.

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