CLAYMORE: UN’AVVENTURA OSCURA E SPIETATA

Prima opera di genere fantasy del mangaka Norihiko Yagi, autore di “angel densetsu”, Claymore costituisce il passaggio dalla semplice commedia scolastica, a una serie più cupa e oscura, praticamente tutta al femminile.

Priscilla, la principale antagonista

La trama segue le avventure delle Claymore, fortissime guerriere al servizio di una misteriosa Organizzazione, che hanno il compito di sterminare gli Yoma. A rendere particolari queste guerriere, è il fatto che hanno perduto metà della propria umanità, e sono costituite al 50% da sangue di Yoma, arrivando quindi ad avere capacità e tecniche fuori dalla norma, e un’incapacità di provare le stesse emozioni degli umani. Le Claymore sono venerate e odiate dagli umani, che le temono poiché, qualora usassero più forza del dovuto, potrebbero trasformarsi a loro volta in Yoma, e diventare delle “risvegliate”.

La protagonista indiscussa è Claire, la guerriera numero 47 (i numeri vengono dati in base alla forza e all’abilità dimostrate in combattimento), divenuta una Claymore per ragioni di vendetta. Ma l’intero manga dà ampio spazio a una miriade di altri personaggi, alcuni ottimi, altri meno (per dirne qualcuno, ho trovato ben costruite le caratterizzazioni di Teresa, di Raki, o di Galatea e, soprattutto, di Priscilla; mentre altre guerriere restano un po’ troppo nell’ombra… in particolare avrei apprezzato enormemente che tutti e tre gli ex numeri 1 risvegliati avessero eguale spazio all’interno dell’opera, mentre in realtà solo una viene mostrata in toto). In compenso, ho trovato Claire un’ottima protagonista: la giovane guerriera non smette di crescere capitolo dopo capitolo, passando dall’essere una ragazzina che combatte senza percezione dell’importanza della propria vita, fino a diventare a tutti gli effetti un essere umano con le proprie paure e i propri affetti.

IL DECLINO PER YAGI

Le premesse della storia sono davvero invitanti, e nella prima metà del manga si assiste a uno sviluppo dell’intreccio superlativo. Vengono sfiorati temi piuttosto complessi, come la perdita di una persona cara, il razzismo e la religione… Tuttavia, il manga subisce un triste declino a partire dal timeskip di 7 anni.

Oltre, infatti, a peccare in ripetitività (personalmente – ma è un giudizio puramente personale- mi sono ritrovata troppo spesso ad annoiarmi di fronte a scontri abbastanza prevedibili e troppo simili gli uni agli altri), ci sono molte questioni che non ricevono risposta. Come se l’autore si fosse scordato di aver aperto determinati interrogativi… Per fare pochi esempi, con i volumi finali ci si concentra su quello che è il villain principale, ovvero Priscilla. Assolutamente corretto, per carità, ma resta la questione se ci siano o meno altri risvegliati da combattere, soprattutto dal momento che si scopre che il continente è molto più vasto di quello che si creda, e ci siano probabilmente molte terre inesplorate.

Ma soprattutto, mi spiace che non venga svelato l’alone di mistero legato all’Organizzazione… che fine farà? Quali saranno i suoi piani adesso? Probabilmente, il finale è un pallido tentativo di lasciare volutamente le domande senza risposta, per lasciarle a libera interpretazione dello spettatore…

UNO STILE DI DISEGNO IN MIGLIORAMENTO

Quanto al quadro generale, ho trovato la prima metà dell’opera superlativa in fatto di trama, ma meno per quanto riguarda i disegni; e la seconda metà il suo esatto opposto. L’autore perfeziona di suo il proprio stile di disegno in breve tempo, dando vita a personaggi dai tratti perfettamente definiti, e a scenari ispirati alle ambientazioni europee, decisamente maestosi. Ma il piatto forte è sicuramente dato agli scontri, curati in ogni singola sfaccettatura.


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