“Emma – una storia romantica” è un anime del 2005, tratto dal manga di Kaoru Mori. La storia segue le vicende di Emma, una giovane cameriera in epoca vittoriana, e del suo amore impossibile per William che, al contrario, fa parte dell’alta borghesia.

UNA STORIA REALISTA, MA UN AMORE DA FIABA

La trama di per sé non dice nulla di nuovo: di amori impossibili tra ricchi e poveri, in epoche storiche in cui la classe e il lignaggio hanno il loro peso, ne abbiamo a bizzeffe. Tuttavia “Emma” risulta una serie più che meravigliosa sia per il modo di evolversi della storia sia soprattutto per il realismo con cui è rappresentata l’epoca Vittoriana. Sia le innovazioni scientifiche e tecnologiche proprie di quel periodo sia l’ambientazione sia i modi di porsi dei personaggi (una donna che si imbarazza quando per errore mette in bella vista le proprie calze, cosa totalmente sconveniente per quell’epoca) risultano incredibilmente realistici. C’è chi ha criticato il personaggio di Emma perché “troppo fredda, non sorride mai”. Ma Emma è in assoluto il personaggio meglio riuscito della serie, secondo me, la sua freddezza non è che il risultato più ovvio della sua condizione, che dipende totalmente dallo stato dei suoi padroni.
Tutti i personaggi hanno una loro perfetta caratterizzazione e un’ottima evoluzione: da William, unico uomo adulto della famiglia insieme al padre, su cui tutti contano per mandare avanti il tenore della famiglia; a Eleonor, nobile ricca e viziata con un padre che odia gli arricchiti; e Hakim, il personaggio più anticonformista della serie che segue il proprio istinto e non la propria ragione (il che lo mette in netta contrapposizione con Emma, il personaggio più razionale).

I due protagonisti della serie

Onestamente ho trovato la serie ottima anche sotto il punto di vista di animazione e disegni, con una Londra vittoriana rappresentata in maniera perfetta sotto ogni dettaglio, così come perfette sono le OST che accompagnano la storia. L’unica cosa un po’ deludente, secondo me, è che la serie è stata censurata in un paio di scene, oltretutto abbastanza rilevanti.

 

Lo consiglio a chi ama il romanticismo, a chi cerca un titolo che, pur non puntando all’originalità, racconti qualcosa di banale in maniera nuova.

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