Finalmente possiamo dare un primo, provvisorio ma lucido verdetto su uno dei giochi più attesi e allo stesso tempo più controversi di quest’anno, Fallout 76; è bene fin da subito precisare che in questa recensione NON ci saranno spoiler di alcun tipo, ma se proprio avete bisogno di un’infarinatura su quello che è, è stato e sarà il brand di Fallout vi rimandiamo a questo ARTICOLO.
Parleremo di questo titolo con più di 40 ore alle spalle, un personaggio che ha raggiunto il level-cap e quest principale conclusa, per cui possiamo sicuramente dare un primo giudizio.

Fallout 76 come sicuramente ben sapete è l’ultima fatica di casa Bethesda, uno spin-off (teniamolo e tenetelo bene a mente) della serie che cerca di prendere ciò che è stato fatto soprattutto con Fallout 4 e trasportarlo in un mondo vasto e sempre connesso; in sostanza questo nuovo capitolo è in tutto e per tutto un MMO ibrido con tanti elementi survival, RPG, sparatutto, in terza persona o in prima persona a seconda della vostra preferenza e tanto crafting. Sarete sempre connessi con altri (pochi) giocatori con i quali potrete condividere le vostre sessioni di gioco oppure decidere di proseguire da veri e propri lupi solitari. Il background narrativo di questo spin-off è indubbiamente interessante, si tratta a tutti gli effetti di un prequel, saremo l’ultima persona ad uscire dal Vault 76, quello in cui la Vault-Tec (la società responsabile della costruzione di questi bunker) ha radunato le persone migliori a disposizione così cheattraverso le proprie abilità questa elitè selezionata, essendo la prima ad uscire, avrebbe ridato vita alla società. Della quest principale non vi diremo nulla se non l’incipit che già conoscerete, dopo l’uscita dal vault dovremo seguire il percorso del nostro soprintendente ed è da lì che tutta la storia principale prenderà vita, ma per quanto riguarda la narrativa, riprenderemo il discorso più avanti.

Perchè parliamo di elementi survival e crafting? In Fallout 76 saremo costantemente in quella che nei precedenti capitoli veniva chiamata modalità duro. Ovvero dovremo fare costantemente attenzione ai nostri livelli di sete, fame e radiazioni. Rispetto a diretti competitor come Ark o Rust, qui il survival funziona veramente a dovere, non risulta troppo difficile riuscire a fare scorte di cibo e di acqua potabile, tantomeno il tutto risulta limitante in termini di gameplay, anzi arricchisce efficacemente l’esperienza; si tratta perciò di una modalità duro “soft”. Inoltre potremo dover fare i conti con mutazioni o malattie varie: combattere contro mostri radioattivi o entrare a contatto con scorie o acqua contaminata potrebbero far “mutare” il nostro personaggio; ogni mutazione è diversa e specifica e non per forza costituirà un debuff, esistono alterazioni anche positive oppure neutre dove avremo bonus da una parte e malus dall’altra. Potremo infine contrarre anche delle malattie da alcune creature le quali andranno per forza a peggiorare le statistiche o altre abilità del nostro personaggio. Per guarire dalle mutazioni basterà prendere un po’ di rad-away, mentre per guarire dalle malattie sarà sufficiente avere con se dei “rimedi“, oggetti che possono essere sia trovati che creati. Veniamo quindi al crafting. Avrete sempre a disposizione la possibilità di costruire il vostro accampamento attraverso il sistema C.A.M.P, un piccolo macchinario attraverso il quale potrete sbizzarrirvi a costruire i vostri quartier generali; il modello ripreso è esattamente simile a quello di Fallout 4 ma snellito nelle sue componenti di cibo, acqua ecc, per renderlo molto più intuitivo ma allo stesso tempo profondo. Le costruzioni possibili saranno limitate soltanto dalla nostra fantasia e dalle nostre doti di architetti post-apocalittici. Il C.A.M.P può essere mosso a proprio piacimento quando lo si vuole, ogni volta che però ci trasferiremo dovremo spendere una piccola somma di tappi. Nell’accampamento quindi andremo a costruire i vari banchi di lavoro per armi, armature, armatura atomica, munizioni e laboratorio chimico oltre che alla cucina da campo. Le possibilità di modifica di armi e armature sono varie e ciò si unisce al nuovo sistema S.P.E.C.I.A.L in maniera interessante permettendo così di sviluppare molte build con tantissime variabili. Il crafting quindi è incredibilmente vasto e accurato e farete molto presto i conti con un sistema che vi porterà non con forza ma fortunatamente con voglia a costruire, creare e cucinare.

Lo S.P.E.C.I.A.L è stato, per forza di cose, cambiato; come già ha mostrato durante questa estate Bethesda, il nuovo sistema di caratteristiche si basa sull’acquisizione e schieramento di perk all’interno dei vari settori, i soliti, forza, percezione, resistenza, carisma, intelligenza, agilità e fortuna. Ogni volta che passeremo un livello otterremo un punto abilità da spendere per una delle sette caratteristiche, a quel punto dovremo scegliere uno dei tantissimi perk a disposizione, sotto forma di carte. Ogni cinque livelli inoltre oltre al consueto punto da spendere otterremo un pacchetto di carte casuali così da farci comporre un vero e proprio mazzo di abilità che potremo di volta in volta cambiare, sostituire e potenziare sommando abilità uguali tra di loro.

Funziona il nuovo sistema? Assolutamente sì, è probabilmente la novità meglio riuscita di questo spin-off. Oltre a rendere estremamente variabile e flessibile il gameplay, dato che continuamente potremo sostituire un perk con un altro che ancora non abbiamo schierato, dà la possibilità di studiare molto a fondo il sistema per costruire build via via sempre più efficaci o stravaganti. Il level-cap è attualmente il 50, oltre al quale non potremo più spendere punti per le abilità ma continueremo a salire di livello e ad aprire pacchetti di skill ogni 5 passaggi. C’è un problema, e come vedrete nel corso della recensione, per ogni grande idea avuta da Bethesda ne avremo a seguire una altrettanto cattiva: dato un sistema così variabile e vista la natura MMO del titolo è incomprensibile la mancanza della possibilità di poter riassegnare i punti abilità spesi come al contrario è presente in tutti i giochi di questo genere. Una svista a mio parere piuttosto grave dato che non sapendo quali perk potremo sbloccare dopo è molto facile “sbagliare” ad assegnare i punti alle varie caratteristiche.

Togliamoci subito il dente, Fallout 76 è un gioco pessimo graficamente, tecnicamente non all’avanguardia e il fatto che fosse prevedibile non rende la pillola più semplice da mandare giù. La decisione di riciclare nuovamente lo stesso motore grafico e fisico è ancora una volta incomprensibile; graficamente questo spin-off ricorda Fallout 4, c’è stato un piccolo ritocco all’illuminazione ma l’arretratezza è evidente. Nonostante ciò non risulta essere questo il vero problema, dopotutto l’abito non fa il monaco. Cosa doveva assolutamente essere rivista era la componente fisica. Il feeling delle armi è scadente, ogni arma melee dà la stessa sensazione, che sia una spada, un manganello o un guanto d’arme, così come ogni altra arma balistica, ad energia o esplosiva. Restituiscono tutte le stesse percezioni e questo deriva da una fisica del gioco veramente desueta. Di tutto ciò, ne risente quindi soprattutto il combattimento, una componente fondamentale all’interno di un titolo di questo genere. Peccato perché come abbiamo detto la costruzione del personaggio è veramente intelligente e funziona decisamente bene. Non c’è molto altro da dire sul lato tecnico, una magagna che Bethesda si porta dietro da ormai molti anni e che sembra non aver inspiegabilmente ancora compreso.

Sono i contenuti però che costituiscono la carne di un titolo. Oltre alla quest principale, decisamente lunga e interessante, Fallout 76 conta di un’innumerevole quantità non solo di missioni secondarie ma soprattutto di una mappa enorme ed estremamente densa. Ogni angolo dell’Appalachia è disseminato di luoghi di interesse di ogni tipologia e molti di essi faranno scattare ulteriori missioni secondarie, ogni olonastro, ogni lettera potrebbe far partire un evento giornaliero da portare a termine e la sensazione che si ha, persino da soli è quella di essere immersi in un mondo, seppur senza NPC, comunque vivo. Tutto ciò infatti rende l’esplorazione veramente piacevole, dato che molto spesso capiti che, entrando in alcune zone o aree insospettabili, si aprano missioni lunghe e interessanti. C’è da fare però due piccoli appunti: il primo è l’obiettivo di queste quest, livellare e far esplorare tutta la mappa al giocatore; cosa che nella pratica purtroppo si traduce spesso nella ripetizione di situazioni abbastanza simili tra di loro e non sempre brillanti. Il secondo è una mancanza a mio avviso ancora una volta incomprensibile, ovvero l’impossibilità di condividere le quest con i giocatori della propria squadra, caratteristica sempre presente in ogni MMO e che anche qui aiuterebbe molto la cooperazione.

Per quanto riguarda la componente multigiocatore per il momento sono presenti una serie di eventi sparsi per la mappa che compaiono a tempi alterni da svolgere sia in solitario che in gruppo seppur alcuni risultino decisamente proibitivi senza l’aiuto di altri giocatori specialmente se siete ancora a livelli piuttosto bassi. Nonostante questo però c’è bisogno non solo di una maggior quantità ma di una maggior tipologia di questi contenuti dato che molti eventi si assomigliano tra di loro, ad esempio alcuni si basano sul respingere orde di nemici, altri nel riparare centrali elettriche popolate da creature molto pericolose, scortare alcuni robot e poco altro. Ultimo elemento PvE, sicuramente il più riuscito ed interessante, è quello relativo al lancio di ordigni nucleari. Durante le vostre avventure potrete trovare dei codici nei corpi di alcuni tipi speciali di Ghoul. Combinarli con quelli ottenuti da altri giocatori potrà farvi accedere alla possibilità di bombardare un’ area qualsiasi della mappa. Oltre all’effetto scenico sicuramente d’impatto, dove avrete sganciato la bomba si verrà a creare un’area rossa dove prenderanno vita creature molto potenti. L’obiettivo è quindi quello di andare e farmare all’interno di queste zone cercando di ottenere lo speciale loot che hanno questi mostri rari. Caratteristica molto divertente, infatti se conoscete l’ubicazione dell’accampamento di qualcuno che vi sta particolarmente antipatico, potrete scegliere di bombardarglielo, costringendolo a trasferirsi o in alternativa a vedere andare in fumo tutto il proprio lavoro.

Certo, nessun MMO è uscito con contenuti multigiocatore incredibilmente vasti e per questo il giudizio finale lo daranno soltanto i giocatori in base al supporto che Bethesda fornirà in futuro, c’è però da sottolineare una cosa fondamentale: collaborare con altri giocatori è molto semplice e immediato. Fallout 76 dopotutto spinge molto alla cooperazione e la stessa struttura narrativa si basa su questo concetto. Molto spesso durante le varie sessioni di gioco è capitato di entrare in squadra con altri sconosciuti per cercare di portare a termine alcuni eventi ed è stata effettivamente un’esperienza divertente. Il PvP al contrario è sicuramente il tasto dolente dal punto di vista del multiplayer. Fermo restando che è possibile costantemente monitorare sulla mappa la posizione di tutti gli altri giocatori nel server che ricordiamo essere massimo 24, uccidere uno di essi a “tradimento” vi renderà ricercati. Ciò significa che tutti sulle loro mappe vedranno non soltanto la vostra posizione ma anche la taglia sulla vostra testa e potranno uccidervi senza alcuna remore e ricevere una ricompensa oltre che i vostri materiali. Tutto questo sistema funziona da una parte ma dall’altra fa discretamente acqua. Se da un lato infatti ciò elimina la possibilità che veniate presi di mira da un giocatore di più alto livello così da evitare che vengano rovinate partite continuamente senza motivo, il problema è che dall’altro il gioco non vi dà nessun tipo di motivazione nel prendere il rischio di diventare ricercati poiché il loot ottenibile da un altro giocatore è costituito soltanto da materiali e non dagli oggetti che ha addosso. Limitare fino a questo punto il PvP per quanto forse necessario non sembra comunque essere la risposta più adatta e servirebbe un bilanciamento maggiore tra costi e benefici nel comportarsi come un vero e proprio predone. L’unico evento vero e proprio PvP al momento è costituito da una sorta di lotta a squadre piuttosto basilare che se vinta vi darà un certo tipo di ricompense. Come abbiamo già affermato quindi, Bethesda deve assolutamente porre un rimedio a questa situazione e sembra che già dalle prossime patch dovrebbero arrivare delle novità importanti come l’introduzione di fazioni per giocare in PvP.

Quello che però sicuramente ha contraddistinto da sempre un buon Fallout è la sua identità, il suo background narrativo, le sue trame, i suoi personaggi e il suo mondo ostile e caloroso allo stesso tempo. Possiamo quindi in definitiva dire che tutto ciò è presente anche in questo spin-off? Mi sento di dire di sì nel complesso. Nei capitoli principali la progressione all’interno della trama e del mondo stesso è sempre stata molto lenta e rilassante e anche in questo Fallout 76 si respira la sensazione di essere immersi in un mondo ostile da ricostruire e da rendere nuovamente amichevole; la cura nei dettagli di trame, rimandi ad altri capitoli, quest secondarie e anche piccole cose come case e tende isolate nel nulla è visibile oltre che apprezzabile. La mancanza di NPC a mio avviso si fa sentire solo per una semplice questione: leggere lettere e olonastri in determinate situazioni è complicato. Dato che non c’è la possibilità di mettere in pausa, in alcuni frangenti sarà difficile prestare attenzione a tutto come si deve; nonostante questo la narrativa di questo Fallout 76 è decisamente migliore anche di alcuni capitoli principali, specialmente del quarto, il più debole, a mio parere, da questo punto di vista. La sensazione di essere nuovamente tra le terre dove la guerra non cambia mai è tangibile e in questo Bethesda è stata sicuramente molto abile.

Piccolo grande P.S. Una questione fondamentale quando si parla di un titolo di Bethesda, i bug. Fallout 76 non è ovviamente esente da bug, molto spesso derivati dall’arretratezza del motore fisico che produce alle volte degli incastri poligonali errati o imprevisti. Detto questo però, l’esperienza che fino ad adesso abbiamo avuto è stato perlopiù positiva. Il server ha finora sempre funzionato e non abbiamo mai riscontrato la presenza di bug che rovinano eccessivamente l’esperienza di gioco. Alle volte è possibile che l’IA nemica si confonda o è possibile riscontrare alcuni problemi legati al deSync come un colpo sparato che non arriva a destinazione o un nemico che di colpo riacquisisce Hp. I bug più problematici ma per fortuna anche più rari sono stati quelli relativi alle quest, con obiettivi che seppur portati a termine non si completavano o secondarie che non si attivavano proprio. Ricordiamo però che nessun titolo è esente da bug e soprattutto in generi come questo i problemi legati a questo tipo di errori sono sempre dietro l’angolo.

In conclusione quindi questo 76 è un vero Fallout? Sì e no. L’evoluzione online è sicuramente qualcosa che fino ad un anno fa non ci saremmo aspettati per un brand come quello di Fallout. L’esperimento di Bethesda è riuscito sotto certi aspetti, sotto altri decisamente no. Le magagne tecniche sono imperdonabili, passare di colpo da un titolo come Red dead Redemption 2 a Fallout 76 è come mettersi degli occhiali da vista di cui non abbiamo bisogno; certo, non ha senso paragonare due giochi così differenti ma la situazione tecnica di Bethesda lascia veramente di stucco. Dall’altra parte però è evidente come invece Todd Howard e colleghi stiano cercando di rendere il più possibile Fallout 76 un’esperienza piacevole e duratura; le idee interessanti ci sono e la struttura attuale ha un grande potenziale purtroppo ancora non ben sfruttato. Come abbiamo ripetuto più volte narrativamente il gioco si regge molto bene su fondamenta estremamente solide e gli elementi survival di crafting e di build del personaggio si amalgamano tra di loro correttamente, peccato che tutto ciò venga minato da delle problematiche tecniche che non ci stancheremo mai di sottolineare. Il lavoro da fare è perciò ancora tantissimo in termini specialmente di contenuti: è chiaro infatti che l’end-game non possa poggiarsi su questi pochi eventi disponibili e su una modalità PvP decisamente basilare e poco profonda. Per questo motivo il voto a questa recensione è effettivamente un giudizio complessivo basato al lavoro svolto finora che quindi non può tenere di conto di quello che sarà il futuro supporto e sviluppo del titolo, che ci auguriamo sia effettivamente tanto buono quanto promesso.

Fallout 76

7

Gameplay

7.5/10

Contenuti

7.0/10

Narrativa

8.5/10

Grafica

5.0/10

Pros

  • Sistema S.P.E.C.I.A.L. Veramente interessante
  • Narrativamente è stato una bella sorpresa
  • Crafting e Survival godibili
  • Tante quest principali e secondarie...

Cons

  • Tecnicamente arretrato
  • Le missioni offrono situazioni eccessivamente ripetute
  • Combattimento completamente da rivedere
  • ... Pochi eventi PvE ma soprattutto PvP
  • Alcune scelte incomprensibili: non poter condividere le quest o riassegnare i punti alle caratteristiche

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