Per molti giocatori cresciuti come me negli anni ’90, Final Fantasy VI ha rappresentato il baluardo videoludico per eccellenza nonché l’oggettivo vertice massimo della cosiddetta “Età d’Oro” degli Rpg a 16-bit.
Pubblicato da Squaresoft originariamente nel 1994 su Super Nintendo ma esclusivamente in Giappone e in America dove, tra l’altro,è conosciuto come Final Fantasy III, il titolo è approdato in Europa soltanto nel 2002 con l’ottimo adattamento per PlayStation;
Malgrado oggi sia disponibile per svariate piattaforme, grazie a differenti porting non sempre all’altezza, è consigliabile, al fine di immergersi e apprezzare pienamente l’enorme potenziale dell’opera e godere appieno dell’esperienza ludica in perfetto stile 90’s,  rispolverare il proprio Snes NTSC o la propria PS1.In un mondo dove la magia è ritenuta scomparsa, una banda di ribelli lotta contro un impero oppressivo venendo così a conoscenza di una ragazza di nome Terra (Tina nella versione americana), una strega con dei poteri magici sfruttati dall’impero attraverso un dispositivo per il controllo mentale impiantatole.

Sinotticamente completo ed efficace, il gioco non gode esclusivamente dell’interessante comparto narrativo a opera di Yoshinori Kitase e Hiroyuki Ito;
A determinarne l’indimenticabile grandezza saranno anche la magistrale colonna sonora, composta dal maestro Nobuo Uematsu, il profondo background dei personaggi(comprimari e antagonisti), disegnati dall’inconfondibile mano di Yoshitaka Amano, un enorme mondo da esplorare e un perfetto e solidissimo gameplay.
Riguardo quest’ultimo, il titolo possiede uno dei cast più diversificati ed enormi dell’intera saga
ognuno dei 14 personaggi giocabili possiede abilità speciali uniche tali da rendere l’esperienza di gioco variegata e strategicamente godibilissima permettendo, inoltre, la costruzione di party conformi alle proprie esigenze; per citarne alcuni: Sabin, un lottatore eremita in costante allenamento, con la tecnica Blitz permette al giocatore di sferrare potenti attacchi premendo una combinazione di pulsanti specifici; Gau, un ragazzo abbandonato dalla famiglia e cresciuto selvaggio tra gli animali,  grazie all’abilità Rage sfrutta le tecniche avversarie acquisite in battaglia attraverso il comando Leap (funzionamento analogo alla classe Mago Blu di FFV, o alla futura abilità Divora in FFVIII o di Quina in FFIX).


Il sistema di combattimento a turnazione ATB (Active Time Battle), immortale classico della saga, consiste in scontri casuali da affrontare con il proprio party rigorosamente di quattro elementi.
Ogni personaggio possiede una barra determinante il proprio turno di azione e si riempirà in base al valore del parametro Velocità – più questo sarà alto maggiore sarà la frequenza dei turni a dispozione – permettendo di scegliere un comando tra un set di quattro completamente personalizzabile nelle fasi avanzate di gioco;
i basilari sono:
– Attacco: permette di infliggere danni con il proprio equipaggiamento e, in base allo stesso, sarà possibile sferrare consecutivamente dai due ai quattro colpi concatenati;
– Magia: acquisibile tramite delle pietre magiche (magicite) che troveremo durante l’avventura e nelle quali sono racchiusi gli Esper, le invocazioni;
– Abilità Speciale Peculiare del Personaggio: utile specialmente contro nemici e boss ostici;
– Oggetti: comando utile per curarsi dagli status alterati, recuperare energia o resuscitare il party.
Infine, al termine di ogni scontro guadagneremo punti esperienza, punti abilità, soldi, oggetti o rarità.

Di fondamentale importanza per la crescita dei personaggi sono proprio gli Esper; ciascuna di queste creature può essere assegnata a uno solo membro per volta affinché possa utilizzarlo in combattimento.
Ogni invocazione, inolte, consumerà un certo numero di Punti Magia e fornirà un unico potente attacco contro gli avversari o benefici verso il party.
Oltre ad avere per la prima volta un importante ruolo nella trama, l’Esper equipaggiato garantirà dei bonus permanenti alle statistiche quando i personaggi,
vincendo le battaglie, saliranno di livello e, dopo una certa quantità di punti abilità raccolti, permetteranno anche l’acquisizione di nuovi incantesimi.
Grazie a questo sistema di crescita, ogni personaggio è in grado di utilizzare la magia anche se la propria classe non lo permettesse.

 

L’esplorazione è un altro elemento caratterizzante il titolo, infatti, potremo percorrere la mappa di gioco a piedi oppure in groppa ad un chocobo o, come avverrà nelle fasi più avanzate, volando con l’aeronave.
Visitanto i villaggi il giocatore potrà rivolgersi ai residenti del luogo che, spesso, offriranno informazioni utili o permetteranno l’acquisto di oggetti, equipaggiamenti e reliquie e, in circostanze particolari, attiveranno delle missioni secondarie.
I dungeon si presentano in una varietà di aree tra cui grotte, fogne, foreste ed edifici che godono di un level design d’eccezione: alcuni saranno più lineari e altri più labirintici, alcuni implicheranno la risoluzione di enigmi, mentre in altre situazioni sarà necessario utilizzare più di un gruppo di personaggi così da intraprendere strade diverse per completare particolari sfide.

L’esplorazione degli stessi, però, è spesso afflitta da un frequenza di combattimenti casuali estremamente pressante;
in ogni caso, sarebbe opportuno esaminare ogni anfratto di questi luoghi al fine di recuperare forzieri contenenti oggetti ed equipaggiamenti rari non disponibili nella maggior parte dei negozi.
A livello grafico il titolo è una gioia per gli occhi e gli sprite dei personaggi con pochi dettagli riescono a esprimere al meglio le emozioni, facendoci entrare in simbiosi con loro.
Final Fantasy VI rappresenta il punto massimo raggiunto dai programmatori Square nello spremere a fondo l’allora validissimo e potentissimo chip del Super Nintendo.
La cura dei dettagli, almeno fino a dove si poteva con la tecnologia dell’epoca, è quasi maniacale come solo la Square sa fare.
Quella ad avere un maggior rilievo è senza alcun dubbio la splendida colonna sonora del Maestro Nobuo Uematsu, dove ogni traccia è incalzante,  rispecchiando perfettamente scena, battaglia o qualsi voglia situazione in maniera magistrale.
FFVI si rivela ancora tutt’oggi  estremamente interessante e coinvolgente, sicuramente il miglior capitolo in 2D della saga.
Una perla da recuperare assolutamente.

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