“Galaxy express 999”: per chiunque sia fan di animazione, giapponese e non, da un minimo di tempo, questo titolo non può di sicuro giungere nuovo. Che lo si sia visto, o che ancora manchi all’appello, è un titolo che ha fatto storia, che si pone come uno dei pilastri dell’animazione di fine anni 70. D’altronde, se non il titolo, è il suo autore a risultare ancora più conosciuto: Leiji Matsumoto, il papà di Harlock.

Pur avendo visionato tutti e tre i suoi capisaldi (Yamato, Harlock e Galaxy), ritengo questo il suo capolavoro vero e proprio. Un’opera variegata, con innumerevoli sfumature, che pur presentando un’impronta apparentemente fiabesca, è intrisa di pessimismo a un livello quasi indicibile.

LA TRAMA

La serie è ambientata in un futuro (per l’epoca) lontano, il 2021. In un mondo progredito, viene eretta Megalopolis, una città altamente avanzata tecnologicamente, in cui le persone possono farsi sostituire il corpo (o parti del corpo) con componenti metalliche, il che permette loro di vivere per sempre. Il discorso, però, vale soltanto per i più ricchi: i poveri sono costretti a morire, perché non possono permettersi lo scambio. Masai Oshino e sua madre, però, scoprono dell’esistenza di un pianeta dove vengono donati corpi metallici a chiunque. I due quindi sono intenzionati a salire sul “galaxy express 999”, un treno che fa il giro di tutta la galassia, con destinazione proprio quel pianeta. Quando però la madre viene uccisa, il piccolo viene trovato e accompagnato dalla bella e misteriosa Maetel, durante il lungo viaggio sul treno.

La serie si compone di 113 episodi, quasi tutti autoconclusivi, in cui vengono mostrate le varie soste di Maetel e Masai, sui vari pianeti, e in cui verranno a contatto sempre con personaggi diversi… ciascuno con qualcosa da insegnare.

Come risulta facile da intuire, gli elementi “cyberpunk” e “space” sono mere cornici narrative e pretesti per raccontare un viaggio. Il viaggio che il protagonista compie sia fisicamente che allegoricamente, che gli permette di entrare in contatto con tutto ciò che lui non conosce, e che non è ancora pronto a capire, fino a una destinazione che simboleggia il suo diventare finalmente un adulto.

Sostanzialmente, Galaxy express 999 è un’opera di formazione, di crescita interiore, e non soltanto per Masai, ma anche per lo spettatore che seguirà il suo percorso, passo per passo. 

Anche la critica autoriale verso l’umanità è uno dei temi centrali di Matsumoto, che riprende questa stessa tematica anche in Harlock. Il genio dell’animazione, infatti, riesce a mettere perfettamente in scena l’ipocrisia dell’uomo, le discriminazioni, l’indifferenza verso un problema globale, fino a giungere al mito dell’immortalità. Alcuni episodi, più di altri, risultano ancora oggi molto attuali, altri ancora richiamano tematiche care a Osamu tezuka, col quale Matsumoto aveva precedentemente collaborato.

Ma al di là dei temi, l’intera opera è permea di malinconia e melodrammaticità, tanto che risulta difficile per lo spettatore non venire trascinato in un turbinio di emozioni, o non empatizzare per i personaggi.

L’immortalità è la giusta risposta? O è forse meglio vivere una vita breve, ma intensa? Vivere per sempre ci permetterà di essere felici per sempre? O tristi per sempre? Queste sono le domande che Masai si pone di continuo.

I PICCOLI EROI DI MATSUMOTO

Anche per quel che concerne il cast di personaggi, non si possono che elogiare le capacità dell’autore. Masai ha una crescita lenta, ma costante, molto realistica; ma è indubbiamente Maetel il personaggio che risulta più affascinante.

Il suo sguardo perennemente cupo e triste, il mistero che aleggia su di lei, le domande che vengono spontanee sul perché agisca in determinati modi, la rendono un personaggio interessante ed enigmatico.

«Maetel è la donna che viaggia assieme ai sogni di un adolescente. Ha viaggiato con milioni, decine di milioni di ragazzi, tanto lontano. Infatti, ci sono tante Maetel quanti ragazzi. Questo è anche il motivo per cui lei può apparire in ogni storia. Tutti i ragazzi hanno incontrato Maetel in circostanze differenti. Questo vale anche per Antares, Emeraldas o Harlock. Sono tutte storie incrociate, ma possono essere considerate autonome. Pertanto, se cambi prospettiva e personaggi, puoi creare quante storie desideri. Shadow e Emeraldas, che erano ragazze nella loro adolescenza, avevano incontrato qualcuno chiamato Maetel nel cuore, direttamente dalla loro infanzia, o durante un periodo in cui erano piene di sogni. E’ un viaggio in treno attraverso la mente di una persona […]. E ogni individuo compie un viaggio differente…» [Leiji Matsumoto]

                         La bellissima Matael

DA MIYAZAWA A MATSUMOTO

Interessante, arrivati a questo punto, è anche il background che sta dietro la nascita della serie. Pur prendendo ovvio spunto dall’opera di Miyazawa “Ginga tetsudou no yoru”, molte idee provengono proprio dall’infanzia di Matsumoto.

«Quando ero bambino, ho vissuto lungo i binari ferroviari per la maggior parte del tempo. Era sempre stato il mio sogno andare nei posti che desideravo col treno… ascoltavo sempre i binari del treno suonare o immaginavo il treno passare di fronte a me, per poi volare via nello spazio. E poi, quando sono diventato un creatore, ho preso veramente quel treno e mi sono recato a Tokyo, quando ancora era in voga la locomotiva a vapore. Pertanto queste due esperienze, combinate assieme, nel momento in cui dovetti disegnare un treno volante mi spinsero a non crearlo come lo Shinkansen: doveva essere un treno a vapore. Questo è il motivo per cui [quello di “Galaxy Express 999”] è un treno fatto a questo modo. [matsumoto]

In conclusione, ritengo che il finale della serie sia tra i migliori a cui mi sia mai capitato di assistere in tanti anni. Carico di una poetica e di una melodrammaticità uniche, Matsumoto permette ad ogni spettatore di ricordare il proprio viaggio, e il proprio passaggio all’età adulta, con annesse le aspettative di un futuro più roseo.

 

 

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