Hiroya Oku è diventato celebre grazie al fumetto “Gantz”, accolto molto bene dal pubblico nonostante, almeno per quanto mi riguarda, non avesse premesse così allettanti. Ammetto di aver visto l’anime anni e anni fa e, pur sapendo che fosse incompleto, è stato dopo tanto tempo che mi è salita la voglia di conoscerne la conclusione.
Oku ha iniziato come assistente di un mangaka specializzato in manga erotici, il che spiega l’enorme mole di scene di sesso e nudità nelle sue tavole. Oltre a questo, ad Oku vanno riconosciuti, in particolare, due meriti: il coraggio di osare, e l’incredibile abilità coi disegni.
Perché il coraggio? Gantz ha una trama che può mettere fin da subito sull’attenti il lettore: è probabile, viste le premesse e i primi capitoli, che tutto possa concludersi in tragedia, o che comunque la morte non venga risparmiata. Ma le scelte più incredibili di questo autore sono state introdurre, fin da subito, queste due tematiche, senza risparmiare neanche i personaggi principali.
La cosa che quindi colpisce maggiormente di questo titolo è la spietatezza, la realisticità del sentimento umano… i personaggi sono messi di fronte a situazioni assurde, inverosimili, e danno sfogo alle emozioni più vere, più intense. Non vengono risparmiate la crudeltà, la violenza (le scene splatter sono moltissime), la cattiveria dell’uomo e non, e l’impetuosità delle battaglie.

LA TRAMA

Kei Kurono, un ragazzo egoista ed asociale, e il suo amico di vecchia data Masaru Kato, muoiono travolti da un treno, nel tentativo di salvare un barbone finito sulle rotaie. Le loro coscienze si trasferiscono in delle

la misteriosa sfera “Gantz”

copie dei loro corpi, in un appartamento a Tokyo, dove trovano altre persone, tutte morte da poco nei più svariati modi. Nell’appartamento vi è solo una sfera nera, chiamata Gantz, che avvisa i presenti che le loro vite appartengono a lei, da questo momento in poi. I gantzer dovranno equipaggiarsi con delle tute speciali e delle armi, per compiere delle missioni, che consisteranno nell’uccidere i più svariati tipi di alieni. Se muoiono nel gioco, non potranno mai più tornare in vita…

 

LA FORZA DEI PERSONAGGI

Proprio perché la morte viene introdotta fin dalle prime pagine, molti personaggi rimangano per pochi capitoli, ma nonostante ciò i protagonisti hanno una caratterizzazione e un’evoluzione pazzesca. In particolare Kei, che parte come un ragazzino egoista, freddo, che odia il mondo, che resta indifferente alle richieste d’aiuto, e che pensa solo a sé… pian piano matura. Anzi: il bello del suo personaggio è che la sua evoluzione non è sempre positiva. Se all’inizio, infatti, impara a fidarsi del suo compagno d’armi, e a innamorarsi della bella Kei, nel momento in cui si trova da solo, retrocede, e torna al suo stato iniziale. Non si fida di nessuno, tratta tutti con superiorità, mette la propria vita davanti a quella degli altri… e poi di nuovo impara a interagire con nuovi personaggi. La sua caratterizzazione è in continuo mutamento, e si mantiene sempre su livelli realistici.

          IL BENE E IL MALE SECONDO OKU

Il manga, sostanzialmente, basa la propria sinossi su continui antipodi: bene e male, giusto e sbagliato, vita e morte. Oku riesce a creare una trama apparentemente lineare e ripetitiva, che in effetti è tutt’altro. Ogni volume aggiunge elementi o personaggi che cambiano le carte in gioco, rielaborando quanto visto nei volumi precedenti. E pur essendo elementi che, almeno all’apparenza, potrebbero stonare, questo mangaka riesce con maestria a ricollegarli, senza cadere nel banale o nel forzato.

L’unica parte che ho trovato un po’ deludente è stato il finale, forse perché me l’aspettavo ben diverso. Tuttavia, risulta un manga davvero maturo, e piacevole. Pur contando 37 volumi, cattura parecchio l’attenzione del lettore.

La lunghezza non dovrebbe quindi spaventare, perché la lettura è molto scorrevole. Il manga è pubblicato da Planet Manga, a 4 euro al volume.

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