Siamo nel 1920, l’espressionismo nasce e si diffonde in tutta Europa ormai da 10 anni, ma solo in questo anno, con questo film, arriva nelle sale cinematografiche di tutto il mondo e a disposizione di tutti. Caratteristica peculiare del movimento espressionista era sostituire alla descrizione oggettiva della realtà sentimenti soggettivi, attraverso modalità stilistiche esasperate, spesso deformate per suscitare emozioni intense e contrastanti. Ed è proprio questo che il film ci trasmette.

“Das Kabinett des Dr. Caligari”, Gioiello dell’espressionismo tedesco, ci mostra come il cinema espressionista possa essere un prodotto di massa. Vediamo immagini deformate, ambigue con linee oblique e una prospettiva distorta e irreale, tipiche di registi come Man Ray o Leger, inserite da Robert Wiene in una cornice istituzionale, che prevede quindi una narrazione.

La storia narra le vicende accadute a Holstenwall, in Germania, dove gli equilibri della tranquilla cittadina vengono disturbati dall’arrivo, alla fiera del paese, del mistico dottor Caligari e della sua attrazione: Cesare il sonnambulo.

Il personaggio protagonista dell’opera è Francis che per gran parte della storia è anche il narratore. Da questa scelta intuiamo come le immagini distorte non rappresentino la realtà ma siano deformate dal punto di vista e dalla soggettività del personaggio. Accanto a lui troviamo Alan, il suo migliore amico e Jane, la donna di cui entrambi sono innamorati.

Nei panni del dottor Caligari troviamo Werner Krauss (Suss l’Ebreo) al suo fianco il sonnambulo Cesare è interpretato da Conrad Veidt (Casablanca). Il protagonista, Francis, è Friedrich Feher (The robber Symphony), nei panni del suo amico fidato Alan incontriamo Hans Heinrich von Twardowski (Phantom), infine ad interpretare la bella Jane c’è Lil Dagover (Destino). La regia è affidata a Robert Wiene con le sceneggiature di Meier e Yanowitz.

Il film si apre con una sequenza in cui vediamo Francis parlare con un signore anziano, su una panchina, in quello che apparentemente ci sembra un tranquillo parco pubblico. Durante questa conversazione compare Jane e con questa visione, Francis inizia a raccontare la storia. Da qui in poi partono una serie di flashback, che possiamo definire parentesi espressionistiche, grazie alla quale veniamo a conoscenza della storia del dottor Caligari e di Cesare.

Fin dalle prime immagini proposte dai flashback osserviamo questa realtà distorta, a cui prima ho accennato. La cittadina di Holstenwall ci viene mostrata compatta e torreggiante, composta da linee oblique. Una paesaggio gotico, inquietante che fin dagli inizi ci trasmette angoscia. Successivamente vediamo comparire il Dottor Caligari che lentamente e zoppicando si avvicina verso di noi, e piano piano da qui in poi ci vengono presentati gli altri personaggi.

Elemento importante che ci fa capire come la realtà presentata sia vittima della psicologia del narratore, è la seggiola su cui poggia il segretario, a cui Caligari si rivolge per avere il permesso di esibire il suo sonnambulo. Questa è alta e spigolosa, simbolo di potere e superiorità.
Conosciamo poi Cesare, e veniamo a sapere della sua capacità di svelare il futuro. Alan preso dalla curiosità e dall’emozione, decide allora di chiedergli cosa lo aspetta venendo così a scoprire che ben presto morirà. Terrorizzato, torna a casa accompagnato dal suo amico Francis.

Durante gli avvenimenti veniamo a scoprire che il segretario che tanto aveva trattato male il dottor Caligari all’inizio, era deceduto e che successivamente la stessa sorte toccò anche ad Alan. Nel momento in cui Francis viene a conoscenza della morte del suo amico, nonché rivale in amore, abbiamo un lungo primo piano sul suo viso. Le sua espressioni sono contorte e ambigue, un insieme di emozioni e pensieri contrastanti fanno capolino nella sua mente.
In generale abbiamo molti primi piani sui visi degli attori. Questi sono molto espressivi e ci trasmettono al meglio le loro emozioni. Questa “tecnica attoriale” è voluta, non tanto per il suo fine più prossimo ma per dare quel senso di deformazione delle ambientazioni anche nei personaggi, e trasmetterci quindi più angoscia.

la pellicola è realizzata in studio con fondali dipinti da veri artisti. La scenografia è infatti uno degli elementi più importanti, sia dal punto di vista della tecnica che della narrazione. Sembra quasi che questa sia la vera protagonista, infatti mentre oltreoceano abbiamo il grande Griffith che con la sua cinepresa dà importanza alle figure con l’espressionismo, abbiamo una concezione diversa, in cui l’ambiente è il centro delle sequenze e in cui gli attori devono adattarsi e amalgamarsi con le scenografie.


Il film è ambiguo anche per la forma stilistica che generò diversi conflitti tra critici e a tra gli stessi sceneggiatori e il regista.. ma questa è un’altra storia.
Das Kabinett des Dr. Caligari” è importante non solo per il cinema degli anni 20, ma è stato il percursore del genere noir per poi influenzare l’horror e registi attuali, come il rinomato Tim Burton che nel suo “Beetlejuice”(1988) mette molto del deformato tipico di questo film, o anche nello stesso “Nightmare before Christmas”(1993) di cui Tim è sceneggiatore e produttore.

Questo manifesto dell’espressionismo ha portato molti critici a teorizzare sul suo stile formale e narrativo, o addirittura a trovare in questo film le origini della storia sociale del paese.

Si parlò di Nazismo, e di come il critico Siegfired Kracauer abbia trovato nel “Gabinetto del Dottor Caligari” le profezie di un avvento del Nazismo, “l’origine di una corrente che portò da Caligari ad Hitler attraverso un corteo di mostri e tiranni” (S. Kracauer, Cinema tedesco – dal “Gabinetto del dottor Caligari” a Hitler, Milano 1977). Un po’ estremo forse, ma di sicuro le sue ragioni non sono da escludere, infatti Kracauer ha individuato in Caligari il tiranno che spersonalizza e annienta la volontà dell’uomo comune (il sonnambulo Cesare) rendendolo un assassino. Questa è anche la metafora che gli sceneggiatori Meier e Yanowitz avrebbero voluto associare al film, ma il finale onirico che inserisce Wiene ridimensiona questo messaggio.

In conclusione un classico del muto che ha decretato il primo successo internazionale della cinematografia tedesca dopo la Prima guerra mondiale, ma che ancora vive nelle immagini e nelle narrazioni del cinema contemporaneo.
Buona visione! 🙂


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