A maggio 2017, Alessandro Bilotta era per me solo uno scrittore e sceneggiatore di fumetti tra i tanti. Non avevo mai letto nulla di suo, non conoscevo il suo stile narrativo. Il 23 maggio 2017 esce il primo numero di una nuova serie mensile, poi bimestrale, della Sergio Bonelli Editore: Mercurio Loi. Lo compro. Con uno stile sagace, attento, dettagliato, Alessandro mi conquista. Decido di approfondire la sua conoscenza con alcune storie di Dylan Dog e con la raccolta completa (divisa in 4 albi) di Valter Buio, edita da Star Comics. Alessandro diventa uno dei miei autori preferiti.
Questa intervista la considero la vetta più alta della mia produzione. Non parleremo di “progetti futuri”, né di “progetti presenti” e neanche di “progetti passati”: ogni informazione a riguardo è facilmente reperibile su internet. Buona lettura.

Leggo in quello che scrivi una poetica di vita affascinante. Spesso, quando anche io mi cimento a scrivere qualcosa, aspetto un orario specifico della giornata: la notte. Fonda, inoltrata. Hai un momento della giornata in cui ti piace di più scrivere? e perché proprio quel momento (se lo hai)?

Per me la scrittura non è un’esperienza piacevole e rilassante. Negli anni sono stato, quindi, costretto a confinarla nei momenti di massima concentrazione, che in genere sono le ore del mattino. La concentrazione è poi per me un animale che si comporta in modo ancora incomprensibile, può capitarmi di inseguirlo per un’intera giornata, una settimana o dei mesi.

Le tue emozioni giocano un ruolo importante mentre scrivi? Se sì, Quali sono quelle emozioni, quegli stati d’animo, che ti permettono di scrivere meglio? Quali, invece, ti causano rallentamenti o incidenti?

Il momento in cui scrivo meglio è quello in cui sono distante dalle emozioni, soprattutto da quelle di cui devo scrivere. Guardarle come uno spettatore e non esserne coinvolto è, per me, il modo migliore per raccontarle, per avere il controllo e la capacità di analisi su ciò di cui sto scrivendo, che altrimenti sarebbero troppo condizionati.

Il fumetto, come molti altri media, viene considerato (sovente anche in ambiti accademici) spesso un’arte di serie B o un’arte “non artistica”, un qualcosa non degno di particolare nota. Il fumetto è arte? Il fumetto può essere fonte di vergogna per chi lo legge?

In quanto attività umana, espressione creativa che produce una forma estetica, il fumetto è senza dubbio un’arte. Il discorso sui motivi per cui nel nostro Paese non è considerato tale è molto lungo e ha che fare con la sua origine e il suo sviluppo durante e dopo il Fascismo. Tra i problemi c’è sicuramente il basso livello culturale del nostro Paese. E non mi riferisco ai lettori, ma a scrittori e giornalisti, la classe intellettuale che forse ci meritiamo. Il loro affannarsi oggi intorno al fumetto solo quando possono chiamarlo “graphic novel” li fa assomigliare a tante scimmie intorno al monolito, confuse, ma bendisposte e, come dire, un po’ patetiche.

È sempre bene essere curiosi nella vita. Senti di esserlo? Quali sono le tue passioni?

Le mie passioni sono molte. È naturale avere uno sguardo curioso e finire a fare un lavoro creativo. E viceversa. La cultura non è aver letto libri, è aver lavorato per capire, diceva qualcuno.

Cosa rappresenta per te la scrittura? Quando hai iniziato a scrivere e perché?

Non è facile darne una definizione che non sia banalizzante. Ho cominciato a scrivere quando ho imparato a farlo, alle scuole elementari. Per me è un percorso per analizzare e approfondire le cose, una specie di studio che unisce l’oggetto studiato al mio rapporto con esso.

Centinaia di persone sognano di lavorare nell’ambiente del fumetto: chi come disegnatore, chi come sceneggiatore, chi come illustratore, e così via. Quale consiglio daresti a queste persone?

I miei consigli sono banali, ma mi sembra che a volte si tralascino le cose più ovvie. È importante leggere fumetti, conoscere approfonditamente questa narrativa e il suo linguaggio attraverso la sua storia e i suoi autori. Poi è fondamentale dedicare tutti i giorni alla pratica, che sia disegno o scrittura. Un mestiere si costruisce non solo con la qualità, ma anche con la quantità del tempo che gli viene dedicato.

Se dovessi trovare una frase che ti rappresenti o nella quale identifichi una strada giusta da percorrere nella vita, quale sarebbe? Un ideale, un credo, un pensiero.

Mi viene in mente solo un proverbio cinese che dice che il momento migliore per piantare un albero era venti anni fa. Il secondo momento migliore è adesso.

 

Ringrazio infinitamente Alessandro per la disponibilità. Oltre ad essersi dimostrato un professionista del settore, si è rivelato essere una meravigliosa persona.

– Michael Giargia

 

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