“Jigoku Shoujo” ovvero il triste mestiere di spedire la gente all’Inferno.

Trama

In quel mari magno che è internet, vi è un sito noto come “Corrispondenza per l’Inferno”, accessibile solo a mezzanotte. Chiunque vi acceda ci troverà una casella in cui digitare il nome di colui o colei verso il quale si desidera vendetta. Se si invia il nome e se l’odio verso questa persona sarà sufficientemente forte, apparirà una ragazza in età adolescenziale vestita con un’uniforme alla marinaresca nera. I suoi capelli saranno lunghi, lisci e neri, la sua pelle candida, i suoi occhi grandi e rossi: è Enma Ai, altrimenti nota come Jigoku Shoujo, la ragazza infernale. Ella porgerà una semplice bambola di paglia con un filo rosso annodato intorno al collo: per vendicarsi della persona odiata basterà tirare il filo e la stessa sarà subito bandita all’Inferno. Tuttavia ogni sacrificio richiede una compensazione: bandire una persona all’Inferno è il più grave dei peccati. Chiunque lo farà, sarà marchiato a vita con un segno sul petto e una volta morto andrà all’Inferno e nulla potrà evitare o cambiare questa condanna. Alla fine la scelta di tirare o non il filo spetta solo a chi ha contattato Jigoku Shoujo.

Sceneggiatura

Quest’anime non è tratto da nessuna opera precedente: si tratta pertanto di un lavoro basato su un progetto original. Ciò ha permesso alla regia e alla sceneggiatura di dare sfogo al proprio estro creativo. E i risultati si vedono e sono ottimi. Sebbene i vari episodi siano perlopiù auto-conclusivi e abbiano grossomodo lo stesso schema (storia di chi si vuole vendicare-invocazione di Jigoku Shoujo-punizione della persona bandita all’Inferno), chi ha scritto la sceneggiatura delle tre serie da 26 episodi l’una è stato bravo inserire delle varianti nello schema al momento giusto: i colpi di scena in tal senso non mancheranno e a volte non capiremo il senso dell’episodio se non nel finale che il più delle volte stupirà e lascerà basiti. Le storie raccontate nei vari episodi sono molto forti.

Jigoku Shoujo è un viaggio nei meandri oscuri della mente umana. L’essere umano è debole, pauroso, vigliacco, crudele, avido ed è capace di spedire all’Inferno chiunque. Non importa se per gelosia, invidia, follia, avidità, crudeltà, vendetta: basta che ci sia l’odio, alla Jigoku Shoujo interessa solo questo. Lei dopotutto ha delle regole da rispettare e il suo compito è la sua condanna.

La quarta stagione, di dodici episodi, riprende lo schema delle prime tre sono nella prima parte. Gli ultimi sei episodi sono una riproposizione, fatta alla buona, di altrettante storie di vendetta scelte a caso dalle prime tre stagioni di “Jigoku Shoujo”: non è chiaro il criterio di scelta adottato. Gli aiutanti di Enma Ai bivaccano in un bar e ricordano alcuni “lavori” svolti in passato. Le uniche parti animate delle puntate sono le scene prese dai vecchi episodi, il resto sono solo semplici disegni su cartone registrati dal vivo.

Personaggi

Enma Ai non sarà sola nel suo lavoro: avrà tre aiutanti, tre anime in pena, che forniranno il loro aiuto pedinando i possibili utilizzatori della “Corrispondenza per l’Inferno”. Essi sono Onna Hone, una donna vestita da geisha, Ren Ichimoku, un bellissimo uomo, e Wanyuudou, un vecchio. Nella terza stagione si unirà un quarto elemento: Yamawaro, un ragazzo molto particolare. Altri personaggi ricorrenti sono per la prima stagione il giornalista Hajime Shibata e sua figlia Tsugumi, che si metteranno sulle tracce di Jigoku Shoujo allo scopo di fermarla; nella seconda abbiamo Takuma Kurebayashi, un ragazzino che passerà dei momenti orribili, e il poliziotto Seiichi Meshiai e sua sorella Hotaru, anche loro tenteranno di fermare Jigoku Shoujo; per la terza abbiamo Yuzuki Mikage, una normale ragazzina che sembra essere molto legata ad Enma Ai; nella quarta infine abbiamo una ragazzina vestita di verde chiamata Michiru, il cui ruolo sarà ben presto chiarito…

3+1

Come ho già detto non tutti gli episodi sono degli auto-conclusivi: l’arco finale della prima stagione ci racconterà del triste passato di Enma Ai e di come sia diventata la Jigoku Shoujo; quello della seconda stagione vedrà un’intera città in preda ad una follia collettiva; l’arco finale della terza ci mostrerà la storia di Yuzuki Mikage. I primi sei episodi della quarta serie sono accumunati dalla presenza della suddetta Michiru.

Le prime tre serie di “Jigoku Shoujo” sono ben realizzate e le storie raccontate sono abbastanza crude e realistiche da appassionare chiunque cerchi delle storie drammatiche. La componente horror è minima o comunque su di me ha fatto ben poco effetto. Senza alcun dubbio “Jigoku Shoujo” è un buon anime, che fa della componente drammatica delle sue storie il suo punto di forza, ma la quasi ripetitività di alcune tematiche, di alcune storie e della struttura degli episodi e l’assenza di sviluppi nella trama, tranne qualche accenno, sono dei punti deboli da non sottovalutare. Alcuni episodi spiccano per la loro tragicità, altri sono dimenticabili o non raggiungono la bellezza dei primi. Questi, assieme ai pochi archi narrativi finali presenti nelle tre serie, riscattano ampiamente l’anime dalle sue poche manchevolezze e debolezze.

La quarta serie merita un discorso a parte. Vanno tenuti in considerazione solo i primi sei episodi, essendo gli altri sei delle mere riproposizioni di episodi scelti a caso fra quelli delle tre stagioni precedenti.

Giudizio

Nonostante tutti i suoi difetti, invito caldamente a guardare quest’anime. Sarà un modo per rendersi conto di cosa può l’essere umano poiché, come giustamente dirà la stessa Enma Ai, il vero inferno è dentro l’uomo stesso.

Appassionato lettore di romanzi e saggi e studioso di Storia, ha scoperto gli anime solo dopo gli anni di studio universitari. Da allora non ha più abbandonato questo mondo così ricco e variopinto.

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