“Ad un certo punto, quando crei te stesso, per farcela, o lasci perdere la creazione, e… corri il rischio di essere amato, o odiato per ciò che sei veramente, o devi uccidere chi sei veramente… e finire nella tomba aggrappandoti a un personaggio che non sei mai stato.”

Da sempre la componente psicologico-artistica del lavoro degli attori mi ha affascinato. La loro totale immersione nei ruoli che interpretano. Quell’indossare i vestiti altrui in una sorta di cambiamento totale. Il dover immaginare ed apprendere i segreti più intimi dei personaggi fino a dargli vita rinunciando, non in tutti i casi e non totalmente, a se stessi.
Non si tratta semplicemente di fingere, la vera arte nasce proprio dall’evoluzione temporanea e dall’abilità di respirare la vita di qualcun altro.

Tutto questo come influisce sull’interprete?
Questa maschera sarà semplice da sostenere?
Se il ruolo in questione non fosse di fantasia ma legato ad un personaggio realmente esistente, con dettagli personali ed iconici?

A tutte queste domande risponde Jim & Andy, scardinando ogni qualsivoglia legge logica legata alle etichette e all’eccentricità soggettiva dell’essere umano.

Nel 1999 Jim Carrey ha interpretato il ruolo di Andy Kaufman nel film “Man on the moon”, una sorta di maestro per lui, un essere umano che, attraverso le sue scelte davanti alle telecamere è riuscito a trasformare se stesso in una bomba ad orologeria perennemente innescata, pronta a sorprendere il pubblico con scintille inaspettate più che a farlo ridere.
Dall’ammirazione verso Kaufman si origina l’immersione totale dell’attore nell’interpretarlo. Non si tratta di una semplice imitazione, di emulare fattezze ed azioni di qualcun altro, ma di totale interpretazione e cambiamento. Ecco che l’arte prende vita e forma nell’immediato in cui Carrey ci parla di se stesso in terza persona, vivendo il personaggio fin dentro l’anima, come se non fosse più lui, come se il suo corpo avesse vita propria e fosse abitato da più personalità possibili.
Queste sono le tematiche profonde che il documentario vuole toccare, dimostrando quanto “l’essere qualcun altro” fosse più tangibile che mai in quelle circostanze.

 

Le immagini che vi sfileranno davanti s’insinueranno nei frammenti fuori dal set, in cui vediamo gli attori che non abbandonano mai i loro ruoli, che giorno dopo giorno si fissano nella quotidianità della vita fino a divenire sempre veri, vivi e reali. Più di quanto non lo siano stati davanti alle telecamere.
Jim non esiste più. Nel vero senso della parola. Ha assorbito così profondamente Andy e tutte le sue personalità da non riuscire più a riconoscersi ma… Questa cosa non viene mai vista come una prigione.

È curioso notare come il suo spingersi sempre al limite, svanendo quasi del tutto, alle prime confonde tutti quanti, nessuno sembra più sapere chi egli sia, chi hanno difronte. Nella confusione c’è chi ride, chi lo evita assecondandolo e chi lo prende sul serio.
Alle lunghe però tutti cominciano a crederci davvero, guidati dall’emotività sincera, espressiva ed eccentrica con cui si muove e si rapporta col prossimo.

“…il vero film era dietro le quinte”

Tutti vivono il momento senza curarsi di quello che accade nell’attore, nel contenitore di tutte queste personalità che sembrano annullare la sua vera identità. Da questi ragionamenti il Jim del presente ci parla a viso aperto, ci guarda, si racconta, ci sorride e riflette… Riflette tantissimo. Nella sua perplessità così umana e quasi rassicurante si disegna il cuore che guida le immagini e le sue parole.
La sensibilità che affiora dal suo utilizzo della terza persona verso “Andy”, non l’Andy reale ma il personaggio che interpretava, descrive il profondo e complesso rapporto tra ciò che “sembra” e ciò che “è reale”, naufragando nella complessità profonda della concezione di “persona” e “personaggio”. Un personaggio così studiato e vissuto nel profondo da riuscire ad aspirare, anche se per un periodo limitato, all’essere vivo e tangibile.  Questa tangibilità pervade ogni persona che entra in contatto con lui, ed i legami emotivi che ne scaturiscono esplodono difronte alle riprese della documentarista senza alcuno script.
Jim sembra quasi un pazzo fuori controllo. Vive al cento per cento e a trecentosessanta gradi il suo “ruolo” che sembra essersi ramificato nella sua indole. Come se il suo corpo non fosse altro che un contenitore vuoto pronto ad ospitare nuovi universi, nuove personalità mentre la sua identità attende in un angolo il termine delle riprese.
La sua arte sembrerebbe quasi aver preso il sopravvento, disarmando tutti quanti, come se dal momento stesso in cui fossero cominciati i lavori per il film Andy stesso fosse tornato sulla terra, per poi svanirne alla fine.

Tutti lo vedevano!
Persino i suoi familiari sul set restano senza parole nel vivere quei momenti così umanamente emotivi.
Poi si torna nella realtà, e tutto assume sensazioni e sapori ben differenti.
La maschera cade…

 

E’ proprio nella confusione emotiva e psicologica che si staglia lo stupore verso quello che si ha davanti.
Il distruggere continuo di ogni qualsivoglia barriera del caso, fuso ad un’improvvisazione pregna di segreta sensibilità verso quello che si cela dietro ad una maschera eccentrica, e alla storia di Carrey che vuole approfondire raccontandosi, colpiscono in piena faccia stordendo ed emozionando.
Un’opera che  affronta tematiche profonde legate ad un lavoro, ad un tipo di arte, che assorbe totalmente chi la interpreta e rappresenta senza filtri,   con un narratore d’eccezione che riuscirà a trasporsi attraverso ricordi e racconti… Scrollandosi di dosso una maschera ingombrante, legata ad un desiderio esterno e spensierato, andando finalmente oltre le telecamere e i sorrisi.

 

” Il grande al di là per me significa qualcos’altro rispetto a Michael Stipe. Per me Andy era il Grande al di là. Non sapevo più chi fossi al termine del film. Non sapevo cosa pensassi della politica. Non ricordavo come fossi fatto. Improvvisamente ero infelice e ho capito di essere di nuovo in balia dei miei problemi. Avevo di nuovo il cuore a pezzi. E improvvisamente mi sono detto: Stavi così bene nei panni di Andy. Perché ti eri liberato da te stesso. Ti eri preso una vacanza da Jim Carrey. Hai varcato la porta senza sapere cosa ci fosse dall’altra parte, quando dall’altra parte c’era tutto. Tutto.”

 

 

 

Amo l’arte in tutte le sue forme! La poesia dei colori che va fondendosi con la passione del creare qualcosa di nuovo e mai visto!
E’ tutta la vita che cerco un modo di volare e penso di essermici avvicinato parecchio con la scrittura <3

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