Keep Your Hands Off Eizouken” non è un anime che parla di anime, ma del sogno di fare anime e che ci ricorda come spesso, o forse sempre, non basti la sola passione a realizzarli.

Dal manga all’anime

Una scena tratta dalla sigla di apertura dell’anime, divenuta subita famosa

L’anime oggetto di questa recensione è l’adattamento del manga “Eizouken ni wa Te o Dasu na!“. Realizzato da mangaka Sumito Ouwara, esso debuttò sulla rivista Monthly Big Comic Spirits nel 2016, risulta tuttora in corso. Al momento dell’uscita di questa recensione, i tankoubon pubblicati sono stati cinque. Il manga è inedito nel nostro paese.

L’adattamento anime, formato da una serie dai canoni dodici episodi, è stata realizzata dallo studio d’animazione Science Saru, già realizzatore di “Devilman Crybaby” (2018). La serie è stata trasmessa durante la stagione invernale del 2020, oramai prossima alla conclusione. La Crunchyroll ha acquisito i diritti per l’Italia. Trovate la serie qui: https://www.crunchyroll.com/it/keep-your-hands-off-eizouken

Trama

Nella fittizia città di Shibahama, tre studentesse del liceo locale si uniscono formando un club, l’Eizouken. In teoria il club dovrebbe occuparsi di cinema in generale, ma esse lo sfrutteranno per realizzare anime e coronare così i loro sogni.

Tre ragazze

Da sinistra a destra: Kanamori, Tsubame e Midori

Midori Asakusa è la prima delle tre ragazze ad entrare in scena. Adora gli anime fin da bambina ovvero da quando vide in televisione il suo primo anime, “Conan, il ragazzo del futuro” di Hayao Miyazakisi (quest’ultimo sarà solo uno dei diversi riferimenti e delle diverse citazioni ad altri anime che sarà possibile cogliere durante tutta la serie). Midori si occuperà, oltre che dei disegni, anche della regia e della sceneggiatura. Come tutti gli otaku degni di questo nome, pretenderà un po’ troppo e divagherà anche di più quando si tratterà di anime, ma ci penserà la sua amica Kanamori a tenerla a freno.

Tsubame Mizusaki è una ragazza famosa: fa la modella e potrebbe avere una brillante carriera nel cinema. Ma anche a lei, come a Midori, interessano gli anime. In particolare, oltre ai disegni, Tsubame s’interesserà delle animazioni: ci verrà mostrato fin troppo bene il suo amore per i movimenti e la cura maniacale nel riprodurli. L’espediente di fondare un club video per farla lavorare sugli anime, cosa che le è stato proibito dai genitori, è stato escogitato apposta per lei.

Ultima, ma non meno importante, vera star dell’anime è Sayaka Kanamori. Tanto alta quanto magra, la spilungona più nota del momento si occupa della produzione in generale. A differenza delle altre due, non prova alcun interesse per gli anime, ma per i soldi sì. Kanamori è quel tipo di persona che sarebbe capace di cavar sangue dalle rape che poi andrebbe a rivendere ad una banca del sangue. Questa è Kanamori: dietro quel sorriso sardonico e quella faccia che passa dall’annoiato al truce, si nasconde una personalità materialista, calcolatrice, astuta e abile nel mercanteggiare. Ma non è un personaggio negativo, anzi… Kanamori è la vera eroina dell’anime. È grazie a lei se Midori e Tsubame hanno potuto realizzare anime, è grazie a persone come lei se esiste il mondo dell’animazione nipponica.

Realizzare anime

Uno dei tanti quaderni di Midori, pieno di appunti, schizzi e disegni

Keep Your Hands Off Eizouken” è un anime che insegna che i sogni per quanto belli non diverranno mai realtà senza una sana dose di “realismo”. La figura di Kanamori ha questo preciso scopo. È vero che, come già “Shirobako” aveva insegnato a suo tempo, quella dell’animazione è un’industria che lavora e produce grazie a degli appassionati che realizzano anime per altri appassionati. Tuttavia, gli schizzi, i disegni, gli appunti di persone come Midori e Tsubame sarebbero rimasti tali se non avessero trovato altre persone capaci di permettere loro di usarli per realizzare anime. Persone come Kanamori: lei non ama gli anime, ma capisce che le due hanno talento e che può essere sfruttato, nel senso migliore del termine, per far soldi.

Non sarà raro vedere le fantasie di Midori prendere vita e coinvolgere le altre ragazze

La produzione: quella che permette di trovare finanziamenti e appoggi di ogni tipo per far sì che un anime sia realizzato, venduto e distribuito. È questa che permette, anche, a questo mondo di esistere. Quella che tiene a freno, quando serve, i voli pindarici e che permette che gli anime non siano solo feticci per un pubblico di nicchia, ma siano altre sì accessibili ad un pubblico più vasto. Kanamori svolgerà egregiamente questo ruolo per tutta la serie, dispensando consigli, sollevando obiezioni, stringendo accordi, rimuovendo ostacoli di ogni sorta affinché le sue due amiche, o meglio “anime affini”, possano lavorare al meglio. In “Shirobako” questa tematica era marginalmente toccata e neppure volutamente.

Ambientazione

Le ragazze dell’Eizouken effettuano un sopralluogo: nell’anime saranno essenziali

Ma il realismo non si limita solo a questo. La stessa Midori, sempre con il suo fidato quaderno di schizzi e disegni in mano, non perderà mai occasione di trarre spunto dalla realtà che la circonda, domandandosi il perché di certi fenomeni e di come certi meccanismi funzionino, come renderli in un anime e sopratutto se inserirli. E qui l’ambientazione dell’anime giocherà un ruolo decisivo. Vera co-protagonista, onnipresente e al tempo stesso così scontata da non essere quasi minimamente notata, è la città in cui l’anime è ambientato. Shibahama sembra sia stata disegnata e concepita dallo staff realizzatore dell’anime per essere la città perfetta quale fonte d’ispirazione. Nel corso della serie le tre ragazze la esploreranno lungo e in largo, scoprendo posti insoliti e nascosti, strutture abbandonate il cui utilizzo passato è solo ipotizzabile, strade chiuse, scale che conducono su più livelli, architetture stravaganti e d’ispirazione ignota.

Tsubame mentre prova ad usare un machete per capire come realizzarne i movimenti

Dal punto di vista visivo l’anime è gradevole da guardare e le animazioni sono fluide. Lo stile dei disegni varierà a seconda dell’esigenza: durante le frequenti fantasie e sogni ad occhi aperti di Midori lo stile si farà simile a quello di un acquerello.

Difetti?

Come ogni opera che si rispetti anche “Keep Your Hands Off Eizouken” hai i suoi difetti. Invero si tratta di peccati veniali, piccoli nei che nulla tolgono al valore dell’opera nel suo complesso. È l’ultimo episodio a prestare il fianco a critiche. In linea generale è stato forse un po’ sotto tono rispetto a quanto sarebbe stato lecito aspettarsi da una serie ricca di trovate visive e momenti emozionanti. Non che quest’ultimi manchino nell’episodio in questione, ma forse si poteva fare di più.

Una scena tratta dal terzo anime realizzato dall’Eizouken

Vi è poi il problema dell’ultimo anime, il terzo, a cui le ragazze dell’Eizouken lavorano e che ci verrà mostrato per intero proprio nell’ultimo episodio. Dato che nel corso degli episodi precedenti erano state mostrate nei dettagli le discussioni e i problemi inerenti la regia e la sceneggiatura del corto animato, per lo spettatore non è stato un problema capire la trama dell’ultima fatica dell’Eizouken. Ma il problema sta proprio qui: se non fosse stato mostrato il processo creativo, della trama si sarebbe capito poco o tuttalpiù sarebbe stata non facilmente comprensibile in ogni suo dettaglio. Tutto questo in barba alle stesse raccomandazioni di Kanamori, la quale aveva espressamente ricordato a Midori che l’anime sarebbe stato guardato anche dagli estranei!

Ma come ho detto prima si tratta di quisquilie, che nulla tolgono al valore complessivo dell’anime.

Giudizio

Keep Your Hands Off Eizouken” è un anime che parla non agli appassionati, ma a chiunque voglia ascoltare il suo messaggio: realizzare anime non vuol dire solo dare sfogo ai propri sogni, ma anche saperli mostrare, “narrare” agli altri. Come ogni altra opera d’arte del resto. Questo, e tanti altri messaggi basilari che verranno elargiti in modo semplice ma efficace, rappresentano la vera sostanza dell’anime. Ed è degno di nota il fatto che a differenza di “Shirobako” non siano stati usati i soliti cliché o i soliti stereotipi per farlo. Le ragazze dell’Eizouken non saranno ricordate perché kawaii, moe o simili e affini.

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