“Kobayashi-san no Maid Dragon”: anime che ho snobbato per mesi e mesi, perché, tra copertina, immagini random trovate sul web e alcune recensioni che, ora posso dirlo, non ci hanno visto il potenziale vero e proprio, ho erroneamente pensato che mi sarei ritrovata il classico anime scadente che punta tutto su fanservice e moe per attirare il pubblico. Niente di più sbagliato.

UN ACCENNO DI TRAMA

Kobayashi-san no maid dragon è stato proposto nella stagione invernale del 2017, e si compone di 13 episodi. La trama segue le vicende di Kobayashi, una donna frustrata e pressata da un lavoro che non le dà gratificazioni, e del suo incontro con Tohru, un drago che può cambiare il proprio aspetto in quello di una bellissima ragazza. Dopo che, quasi involontariamente, Kobayashi aiuta il drago in un momento di difficoltà, promettendole di ospitarla a casa propria, inizierà la convivenza tra le due, da cui si evolveranno i sentimenti di Tohru che, da drago che odia il genere umano, imparerà ad amare la sua padrona, a servirla in ogni cosa e ad apprezzare la vita sulla Terra.

Diciamo subito che i personaggi rappresentano gli ormai consolidati stereotipi presenti nel mondo dell’animazione nipponica: abbiamo la maid formosa con l’attrazione (al limite dell’assurdo) per il suo padrone; abbiamo l’emblema del moe; abbiamo lo tsundere in versione maschile e la classica bella e svampita con taglia di seno impossibile. Tra moe e gag comiche, quasi nonsense, è facilissimo nascondersi dietro alla facciata del “fanservice”; tuttavia moe e personaggi stereotipati non sono inseriti unicamente per attirare il pubblico, quanto più sono il mezzo per parlare di tematiche ben più serie. Difatti, per quanto tutto sembri ricalcare cose già viste e riviste, la serie finisce per affrontare temi come la fiducia verso il prossimo, la discriminazione, i rapporti famigliari e la gestione di sentimenti contrastanti inutili (sulla questione “tematiche”, un appunto andrebbe anche al tema del lavoro: più volte assistiamo ai ritmi micidiali a cui Kobayashi è costretta, sobbarcandosi dei lavori dei suoi capi). Basti pensare solo all’incipit. Per quanto lo spunto iniziale sia quello di utilizzare creature fantasy, è apprezzabile la scelta di inserire, in un contesto che non ne riconosce l’esistenza, un elemento di “disturbo”, che giustamente fatica a integrarsi, per via di regole a cui non è abituato o di pregiudizi inutili.

         Kanna, una delle protagoniste

Quindi si potrebbe dire che la trama ha un’importanza secondaria, perché il punto forte della serie sono i personaggi e le loro variopinte personalità.

Sul lato tecnico non c’è molto da criticare. Molti potrebbero non apprezzare il chara moe, che però è necessario e si adatta perfettamente al tipo di storia che propone; i colori sono sgargianti, vivi, e contribuiscono a rendere più allegra la visione.

Insomma, Kobayashi-san no maid dragon è un anime semplice certamente, ma molto meno di quanto si possa pensare. E’ facilmente visibile sulla piattaforma streaming Crunchyroll.

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