9 rapinatori si organizzano per compiere il furto del secolo…
L’avete già sentita?
Prendono di punta un bersaglio che richiede follia e “magistrale” studio per essere colpito. 
C’è qualcosa di familiare in tutto questo?
La storia di una rapina e di un bersaglio che a nessuno sarebbe mai venuto in mente di colpire.
Conoscete già??
La Casa di Carta pianta radice proprio negli standard cinematografici, di genere, con cui tutti noi siamo abituati a relazionarci, approdando in riflessioni e colpi di scena che riescono a perfezionarne la credibilità psicologica, dipingendo quelle situazioni con l’alternarsi di una narrazione leggera ed emozionale ad una più serrata e realistica.
Sappiamo tutti, fin dai primi istanti, cosa sta accadendo, cosa accadrà e la conseguente evoluzione dei fatti… Lo immaginiamo.
È proprio qui il limite di chi guarda, guidato da esperienze legate ad opere precedenti.
È proprio qui che, in determinati frangenti, questa serie riuscirà a colpire, ribaltando situazioni e stereotipi fino ad approfondire le origini interiori di quelle ombre che  poco a poco andrebbero dimenticate.
Non si parla semplicemente di criminali, è proprio quello che si cela dietro a questa etichetta a scrivere la sensibilità dei personaggi che a poco a poco racconteranno e si racconteranno durante i fatti.
Tutto prende vita da colui che ha organizzato il colpo: “Il professore”.
Sarà proprio lui a scegliere e riunire tutti i membri del gruppo per poi introdurli ed istruirli all’azione.
Le sue capacità intellettuali sono fuori dal comune…
Riesce a prevedere e studiare ogni singola mossa e passo, convincendo tutti quanti con la sua voce calma e profonda, forse costruita…
Una delle regole fondamentali a cui li sottopone  riguarda i loro nomi, le loro identità. Non dovranno mai rivelarle a nessuno. Non dovranno mai veramente conoscersi.
Da questo nascono i soprannomi di città da imparare e dietro cui si oscureranno i loro passati, durante tutta la narrazione:
Berlino, Tokyo, Rio, Denver…
Neanche a noi telespettatori è dato sapere più di quanto non sia equilibrato a livello professionale.
Avremo brevi accenni e nulla più. Questo contribuirà ad alimentare il fascino segreto e umano di ognuno di loro. Fascino che, a poco a poco, straborderà dalla plastica di quelle maschere imposte da altri per preservare una sicurezza che ha ben poco di naturale.
L’originalità risiede proprio nel colpo e nella resa narrativa di quanto accade.
Non si tratta di un “mordi e fuggi”, ma di una vera e propria occupazione mirata verso un qualcosa che va oltre il “vil danaro”. Sono le motivazioni stesse a descrivere i fatti: i sogni dei protagonisti, le loro storie, il loro passato, e le reazioni presenti, a disegnare quel pulviscolo dorato che tiene incollati allo schermo.
La situazione riesce a toccare corde inaspettate, seppur alternate da momenti di “leggerezza” che a volte stonano, fortunatamente lontani dalla centralità degli eventi.
La resa visiva generale, poi, ci mostra l’opera attraverso un sapiente movimento di camera, fuso a una regia in levare pregna di colpi di scena e montaggi studiati, ben congegnati.

Con la Casa di Carta ci troviamo di fronte ad una serie tv spagnola esterna, acquistata da Netflix. Sarà dunque facile ritrovare quello spirito gioviale e caldo lontano dai tipici lavori americani, pronto a raccontare una storia ricca, non perfetta, ma sincera negli intenti e soprattutto genuinamente umana.

Amo l’arte in tutte le sue forme! La poesia dei colori che va fondendosi con la passione del creare qualcosa di nuovo e mai visto!
E’ tutta la vita che cerco un modo di volare e penso di essermici avvicinato parecchio con la scrittura <3

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