Eccoci giunti alla terza ed ultima parte di questa classifica dei film d’animazione che, personalmente, ritengo giusto consigliarvi. Se vi siete persi le prime due parti e siete curiosi di leggerle, le trovate ai seguenti link: (prima parte) https://questnews.it/la-mia-top-12-di-film-anime-anime-e-dintorni/?fbclid=IwAR2WB_YVZSTJPeqEvJRt0HgKno-Xm5Bquc2jLaxAZ-hs1MUNDVjIQ-ZlOZo  ;

https://questnews.it/la-mia-top-12-di-film-danimazione-parte-2-anime-e-dintorni/ (seconda parte)

Ci tengo a ricordare che i titoli scelti per questa classifica sono slegati da serie anime.

4.

Partiamo quindi dal 4° posto in top: Jin roh (uomini e lupi). Nonostante il titolo sia relativamente famoso, vuoi per la sceneggiatura scritta da Mamoru Oshii, vuoi perché è una rielaborazione della favola di Cappuccetto rosso, oggigiorno il film sembra passare sempre più in sordina, e viene nominato troppo poco, a discapito di tante altre pellicole decisamente meno meritevoli.

Ma iniziamo dal principio. Jin Roh è un lungometraggio del ’99, diretto dal pupillo di Oshii, già assistente alla regia in Ghost in the shell (1995), Okiura.

Trama: in una grigia e corrosiva realtà parallela, Tokyo è stretta nella morsa della crisi economica e delle agitazioni politiche. Gli agenti della DIME, il corpo speciale della Divisione di Pubblica Sicurezza Metropolitana, soprannominati Kerberos per lo stemma del cane infernale a tre teste che portano sulle loro lugubri armature/divise, sono al termine del loro mandato. Ma prima, devono portare a termine l’ultima missione: reprimere anche l’ultimo nucleo di terrorismo urbano. Uno di loro, Kazuki Fuse entrerà in crisi dopo aver assistito al suicidio per detonazione esplosiva di una giovane “cappuccetto rosso” (corriere delle cellule terroristiche). Stretto fra la lotta politica e la sua sopravvivenza, dovrà decidere quale posizione prendere, ma l’amicizia che nascerà con Kei, la sorella della ragazza suicida lo porterà a conseguenze tragiche. Sottostare agli ordini del potere, diventando uno dei tanti lupi del branco, o restare un essere umano?

Oshii rielabora la favola di Cappuccetto rosso in uno stile più cruento ed amaro, regalandoci una lettura della storia più pessimistica e tragica. Per quanto si noti il lavoro certosino alla sceneggiatura, che segue passo per passo il copione, rendendo il lavoro alla regia di Okiura più semplice e pulito, non si può non consigliare la pellicola anche per le animazioni e il chara design che si discosta da quello che va sempre più consolidandosi come stile anime del post 2000. I volti dei personaggi, qui, infatti sono più marcati e realistici, rendendo più realistica la visione.

3.

 

Entriamo quindi nel podio, con la terza posizione: Kanashimi no Belladonna. Ritengo che sia una scelta abbastanza inconsueta ed inusuale, oltre che azzardata. Essendo un film sperimentale, non è apprezzato dai più, eppure ci tengo a consigliarlo, specie a chi si ritiene già un “veterano” nel campo dell’animazione, e cerca titoli che si distinguano dalla massa.

Trama: Kanashimi no belladonna (letteralmente traducibile come “belladonna nella tristezza”) è ambientato nel medioevo. Junnu è una donna bellissima che sta per sposare Jun, l’uomo che ama. Ma il feudatario locale, rivendica la “ius primae noctis” violentando la donna, e facendola violentare dai suoi accoliti. In seguito alla sua disperazione, Juunu entra in contatto con un demone con cui stringe un patto…

 

Il film, diretto da Eiichi Yamamoto (ma inizialmente concepito dalla mente di Tezuka), è l’ultimo della trilogia Animeraqma (iniziata con “a thousand & one nights”, e “cleopatra”, diretti da Tezuka).

La pellicola è un evidente accumulo di simbolismi: Il feudatario rappresenta l’opprimente potere patriarcale dominante, mentre il demone (di forma fallica) non è niente più che il desiderio di un progresso sociale che compie Juunu entrando in contatto con lui, ottenendo indipendenza e libertà. Questo è sicuramente il motivo principale per cui consiglio caldamente la visione del film. Passiamo, però, al punto che potrebbe far desistere molti: lo stile grafico.

Sostanzialmente, vedere “kanashimi no belladonna” è come vedere un susseguirsi di dipinti: molti si rifanno alla pittura di Klimt, altri sfruttano l’utilizzo di stili più svariati, come graffiti o pastello. Solo di sovente, i frame vengono sostituiti da rare sequenze animate. Oltretutto, il film si compone di moltissime sequenze di nudo.

Tuttavia, proprio come si potrebbe dire di un nudo artistico su tela, anche nel caso di questo meraviglioso film, non si può parlare di “ecchi” o di “porno”, perché ogni scena di nudo, di violenza o ogni simbolo con richiami sessuali, si fa solo portavoce dell’arte.

2.

Al secondo posto non poteva mancare quello che, ancora oggi, considero il più grande capolavoro di Satoshi Kon: Perfect blue. Parto subito dalla premessa che Kon è uno dei miei registi preferiti, e che ho apprezzato enormemente ognuno dei suoi lavori (corti compresi), e che è stato davvero difficile, nel corso degli anni, decidere quali titoli mettere in top e quali no. Penso che, in ogni caso, qualunque dei suoi film sia il vostro preferito, se ne esca vincitori col buongusto.

Trama: Mima, idol di poco successo di un trio pop giapponese, le CHAM, lascia il suo gruppo per dedicarsi alla carriera di attrice, esordendo in una pellicola nel ruolo secondario di una ragazza mentalmente instabile. Ma la sua decisione è avvertita da un fan come un tradimento e scatena le sue violente manifestazioni d’ira, fino a efferati omicidi e a una spersonalizzazione della protagonista.

Parlare di perfect blue come di un banale thriller, sarebbe alquanto riduttivo. Ma, soprattutto, va premesso che il film è molto meno semplice di come possa sembrare a un primo impatto, tanto è vero che non per molti è chiaro il finale, che ha uno stile forse vagamente Lynchiano. Anche la suspense delle scene d’azione, ricalca molto lo stile di diversi thriller degli anni passati, tra cui Psycho o la donna che visse due volte. Ma più ancora dei colpi di scena, è il modo in cui film è stato girato a renderlo davvero un piccolo capolavoro del cinema. Come negli altri lavori di Kon, Paprika e Millennium actress in primis, il regista mette in mostra la sua incredibile capacità di fondere meravigliosamente insieme sogno e realtà, attraverso le visioni oniriche di Mima che mettono in scena un epico scontro tra ego ed io (non è un caso, se è facile trovare qualche rimando tra perfect blu e e Lain).

1.

Siamo dunque arrivati al primissimo posto in top. Non metto in dubbio che possano esserci film migliori in circolazione (sia tra quelli che ho visto, sia tra quelli che non conosco), ma questo film è in assoluto quello che ritengo il più poetico, straziante eppure accattivante che conosca. Sto parlando del meraviglioso “storia della principessa splendente” di Takahata.

Trama: Un giorno Okina, un tagliatore di bambù, si trova di fronte a un evento inspiegabile: in un germoglio di bambù trova una minuscola creatura luminosa che ha le sembianze di una principessa. Decide di portarla a casa e questa si trasforma in una neonata, che l’uomo e la moglie decidono di crescere come una figlia. Dopo qualche tempo, l’uomo torna nella foresta e trova un’altra sorpresa: da un bambù esce dell’oro e Okina lo interpreta come un segno divino, una richiesta di fare della bambina una principessa.

Per chi non lo sapesse, l’intera storia è un adattamento a una leggenda -o meglio un racconto popolare- giapponese del X secolo.

Takahata rielabora la storia originale, riducendola fino all’osso, per fare una forte critica al materialismo e alla superficialità umana e un elogio allo spiritualismo, con tanto di profonda riflessione sull’esistenza e sulla non esistenza, incarnate dalla principessa. Ma il film si pone anche come esaltatore della felicità nelle piccole cose (iconica la scena della Principessa che fa richieste “impossibili” ai suoi pretendenti), e come critica alla profanazione della natura (tematica già super usata nei film dello studio Ghibli).

Il tutto è magnificamente narrato con uno stile dolce e leggiadro, un forte uso di acquarelli (stile già sfruttato nel precedente “i miei vicini Yamada”) che regalano sfumature delicate e che ricalcano meravigliosamente gli stati d’animo della protagonista, e in particolare la sua malinconia.

 

Con questo, siamo arrivati alla conclusione di questo articolo. Mi auguro che la mia classifica possa esservi piaciuta o che, per lo meno, sia stata utile a molti di voi per trovare e conoscere nuovi titoli da apprezzare.

Per altre classifiche e news, vi invito a seguire gli articoli in uscita di Quest News.

 

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