Questa NON è una recensione. Parliamo de “La Fine della Ragione”, fumetto di Roberto Rocchioni scritto e illustrato per il nascente ramo comics della Feltrinelli: FeltrinelliComics.

Recchioni, in ambito italiano e non, è uno dei miei autori preferiti. I suoi scritti mi hanno tenuto compagnia nei momenti più belli e più brutti della mia, ancor breve, vita. Non dimentico la lettura di Mater Morbi nel periodo della maturità, o la lettura di John Doe poco prima che il gruppo di amici con cui ho condiviso larga parte della mia esistenza terrena si sfaldasse, o ancora la lettura di Mater Dolorosa mentre ero impegnato a scegliere se cambiare o meno percorso universitario. La lettura de “La Fine della Ragione” arriva subito dopo la fine di una relazione (e di un’amicizia) durata anni. Considero Roberto, voglio chiamarlo affettuosamente per nome, come un elemento costitutivo della mia vita fino ad ora. Non mi addentrerò nel classico discorso in voga su internet “Recchioni è un personaggio controverso”. Non mi è mai importato, non mi importa ora.

Questo preambolo per far capire, se volete crederci, che stimo Roberto e molte delle sue iniziative. Nonostante questo, non lo venero perché la venerazione porta a obnubilare il giudizio. A me “La Fine della Ragione” non è piaciuto.

Procediamo per gradi partendo dalle illustrazioni. Questo è il punto forte del fumetto. Mi piace lo stile di Roberto. Mi piace il suo tratto, mi piacciono i volti dei suoi personaggi e gli sfondi che crea. Questa non è una recensione, non voglio esaminare o passare in rassegna i significati dietro le righe né fare un sunto delle tematiche trattate. Lascio a voi il piacere di scoprirli e ai recensori “pettinati” lunghe riesamine contenutistiche e altrettanto lunghe biografie su Roberto.

Per parlare della storia, è necessaria una premessa. Seguendo Roberto sui social mi aspettavo qualcosa di inerente agli argomenti che dominano i social. Sempre più spesso si osservano mandrie idiGNAte di persone pronte a portar alto lo stendardo dell’iNIOranza. Quel che non mi aspettavo è l’estrema semplicità, banalità e scontatezza con cui i temi vengono affrontati in questo fumetto. Si può pensare che Roberto abbia voluto comportarsi proprio come quelle persone, scrivendo di conseguenza come loro ma mandando un messaggio più chiaro e grammaticalmente più convincente (chi usa coscientemente i social starà ridendo a questo punto. Spero. Nel caso non sia così, tranquilli, non voglio essere un nuovo Louis C.K. per vostra fortuna.). Mi è piaciuta questa scelta? Sì e no. Sì perché è un buon parallelismo, no perché mi sarebbe piaciuto percepire più profondità. Non “combatterei” mai il mio nemico con le sue stesse armi, ma l’autore non sono io, quindi accetto la scelta stilistica.

 

In ogni caso, non è questo quel che mi è piaciuto meno de “La Fine della Ragione”. Ho terminato la lettura in 15 minuti, ma non perché assorbito e trasportato dalle pagine. Credo che Roberto abbia corso furiosamente per terminare il fumetto. Questa corsa, in qualche modo, è rimasta impregnata tra le pagine. Negativamente. Mi sono immaginato questa situazione:

-Feltrinelli: <<Tot pagine. Consegna tassativamente tra un mese. Anzi, 3 settimane.>>
-Roberto: <<Ci proverò!>>
Roberto torna a casa e per tre settimane corre. Ha l’idea per la storia, per i disegni, ma poco tempo per realizzare tutto. Si avvicina la scadenza e ha ancora decine di pagine bianche e decide di riempirle solo con frasi dai caratteri grandi, ridurre gli sfondi dei disegni, fare più spash page possibili (ad altre teorie del complotto). Poi arriva la data della consegna e Roberto consegna il suo lavoro. Non del tutto soddisfatto.

“La Fine della Ragione” mi ha comunicato fretta, insoddisfazione, un’occasione colta senza dare il meglio di sé, una buona idea privata del tempo di formulazione, una freccetta pronta a colpire nel centro ma che all’ultimo si sposta sul quinto cerchio.

Come ho scritto all’inizio, mi piace Roberto Recchioni, mi piace quel che scrive, quel che progetta. A tutti capita di sbagliare o di non fare un centro perfetto.

 

Consiglio, dunque, “La Fine della Ragione”? Sì, perchè è un esperimento, e in quanto tale bisogna dare un’opportunità. Sì, perchè quel che viene raccontato è estremamente reale e preoccupante.

Questa NON è una recensione. Se siete moralisti, nel dubbio, sono d’accordo con voi.

-Michael Giargia

 

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