Delusioni Videogiochi

Passate le feste e anche l’ultimo evento importante dell’anno videoludico, i The Game Awards; è arrivato il momento di tirare le somme e di andare a parlare delle delusioni di questo 2019. Dopotutto, dato che durante la nottata di Geoff Kighley viene premiato il meglio non ci resta che andare a scavare all’angolo opposto, ciò che ha disatteso le nostre aspettative.
Allora passiamo in rassegna alle delusioni videoludiche di questo 2019. L’anno scorso avevamo deciso di inserire non soltanto il prodotto ma anche i produttori e dunque nella lista ci erano finiti insieme a diversi titoli poco soddisfacenti anche Bethesda, Electronic Arts e Playstation Classic. Chiaramente ci teniamo a ricordare che non si tratta di una classifica ma di una lista e che la scelta di ogni presenza è strettamente personale e contiene titoli (giocati), case di sviluppo, di produzione o quant’altro che durante questo anno non hanno rispettato le attese di chi vi scrive. Come ogni lista di questo tipo dunque è naturale poter non essere d’accordo su alcune scelte.

Anthem

Anthem

Che dire, all’annuncio e dopo i gameplay mostrati all’E3 le aspettative per Anthem erano davvero alte. Dopotutto si trattava di una nuova produzione Bioware, casa di sviluppo che troveremo più avanti nella lista, che sembrava avere alle spalle anche risorse piuttosto importanti. Anthem doveva essere dunque un looter-shooter atipico, basato sul movimento verticale e sull’utilizzo di eso-tute, diverse a seconda della classe, con ognuna differenti abilità e peculiarità. Le fondamenta e il potenziale per Anthem c’erano e ci sono tutt’ora visto che comunque Bioware ha deciso nel prossimo anno di aggiornare in maniera massiccia il suo titolo con Anthem Next. Ad ogni modo il risultato al lancio è stato altalenante e a tratti disastroso. Una narrativa scialba inserita in un’ambientazione interessante, un gameplay peculiare ma esplorato troppo poco in profondità uniti a gravissimi problemi legati al loot (ancora non risolti) e al netcode hanno affossato un titolo che perlomeno al lancio doveva riuscire a far innamorare i giocatori convinti del progetto. Di Anthem se ne è parlato poco e male dopo il lancio, pochissimi contenuti nel gioco base e pressoché nulla di ciò che era stato promesso è stato inserito dentro facendo così ridurre a 20/30 ore l’esperienza di gioco, troppo poco per un titolo progettato per durare negli anni.

Ghost Recon: Breakpoint

Ghost Recon: Breakpoint

Anche qui ci troviamo davanti ad un titolo di una grande casa di sviluppo della quale avremo modo di parlare anche più avanti. Ad ogni modo lo stesso discorso fatto per Anthem vale per Ghost Recon: Breakpoint. Il titolo Ubisoft pur non avendo spaccato le mascelle all’annuncio portava con sé comunque un concentrato di aspettative piuttosto significativo. Il marchio Ghost Recon dopotutto ha diversi estimatori e la campagna pubblicitaria attorno al titolo è stata massiccia e centrata sulla presenza di Jon Bernthal, attore che avrete riconosciuto dalla serie Tv The Punisher. Il gioco uscito però ha completamente mancato la mira. Difatti Ghost Recon: Breakpoint è anch’esso un looter-shooter purtroppo davvero poco ispirato; da un punto di vista narrativo il titolo offre troppo poco e l’inserimento di attori non ha avuto l’effetto sperato. Oltretutto di Breakpoint se ne è sentito parlare poco e male visto che a fare scalpore è stato soprattutto il suo sistema di microtransazioni estremamente esoso. Senza dimenticare che anche da un punto di vista di animazioni e aspetto tecnico il gioco sembra essersi completamente standardizzato a tutti gli altri titoli Ubisoft. Un vero e proprio disastro.

Crackdown 3

Crackdown 3

All’annuncio di tanti anni fa Crackdown 3 doveva in qualche modo rappresentare un incredibile passo avanti tecnicamente. Non tanto graficamente ma quanto per la presunta gestione in cloud del sistema e del multiplayer. Del gioco la cui campagna marketing è stata interessante per la sola presenza di una figura amata dal pubblico come quella di Terry Crews c’è veramente poco da dire. Uno sparatutto in terza persona davvero anacronistico, shooting blando, animazioni appartenenti a generazioni passate, addirittura un frame rate poco stabile ed un multiplayer pressoché inesistente. Una delle peggiori esclusive Microsoft di sempre.

Bioware

Bioware

Che dire, Bioware è probabilmente uno degli studi di sviluppo più in difficoltà dell’intero panorama videoludico. Gli ultimi suoi due titoli hanno entrambi fallito completamente le proprie ambizioni, Mass Effect Andromeda e Anthem. In particolar modo, l’uscita dell’ultimo ha fatto emergere tutti i problemi e le motivazioni per cui uno degli studi di sviluppo più importanti della storia del videogioco sta vivendo un periodo così complesso della sua storia. Oltretutto lo scorso anno ai TGA era stato mostrato un teaser per Dragon Age 4, lasciando dunque intendere che le voci che volevano il team sciogliersi fossero false. Ad ogni modo, anche attraverso i vari report emersi da insider e giornalisti, la situazione interna a Bioware sembra davvero tragica. Tanto che secondo molti sarebbe molto meglio parlare di una vecchia Bioware, autrice di capolavori come le serie Dragon Age e Mass Effect, Baldur’s Gate o Neverwinter Nights e di una nuova Bioware che ha completamente perso idee ma soprattutto figure professionali che hanno contraddistinto e messo un marchio indelebile nella storia del videogioco.

Ubisoft

Ubisoft

Con Ubisoft ci troviamo di fronte ad un discorso più complesso e meritevole di maggior approfondimento. Chiariamo subito che la situazione tra Ubisoft e Bioware non è assolutamente paragonabile sia per qualità dei titoli usciti negli ultimi anni ma anche per uno stato di salute interno completamente diverso. Ad ogni modo ciò che la compagnia ha fatto uscire quest’anno, così come ciò che ha mostrato per il proprio futuro ha indiscutibilmente deluso la sua platea di videogiocatori. Titoli come The Division 2 o Ghost Recon: Breakpoint, pur essendo qualitativamente molto lontani non hanno avuto il riscontro che l’azienda sperava di ottenere. Nonostante The Division 2 sia comunque risultato un successo al lancio infatti, Ubisoft si aspettava chiaramente di riuscire a proporlo come servizio per alcuni anni a venire, obiettivo che al momento sembra davvero difficile da raggiungere visto che le strade di Washington D.C. sono piuttosto deserte. Pur avendo comunque un titolo di enorme successo ancora estremamente in salute come Rainbow Six Siege, Ubisoft non è riuscita a stupire con le sue serie di punta. Quest’anno all’E3 infatti abbiamo visto un nuovo progetto come Gods and Monsters, titolo che dovrebbe a quanto pare essere uno Zelda-like ma del quale se ne è parlato davvero poco, abbiamo potuto ammirare con chiarezza il nuovo Watch Dogs: Legion, gioco che sembra proporre qualche novità nella serie ma che ancora una volta sembra essere un’esperienza molto vicina a quelle tipiche proposte da Ubisoft. Inoltre è mancato qualcosa di relativo al marchio principale, Assassin’s Creed, serie che ha vissuto un cambiamento piuttosto significativo con gli ultimi due precedenti capitoli, ma la cui evoluzione nel gameplay non è riuscita a portare avanti lo stesso respiro e fascino dei primi tre giochi. Vero, in cantiere c’è anche Beyond: Good and Evil II, titolo che promette di essere qualcosa di ambizioso ma che da un po di tempo è sparito dai radar e a quanto pare sta vivendo una fase di riconcettualizzazione piuttosto significativa. Un unico spiraglio di sole si è visto con lo strategico in tempo reale storico della casa, ovvero Anno 1800; forse il migliore dell’intera serie, titolo che infatti ha ricevuto la nomination nella sua categoria. Quello di cui però secondo noi Ubisoft ha bisogno è di presentare finalmente qualcosa che possa davvero distaccarsi da ciò che negli ultimi anni l’azienda ha proposto troppe volte consecutivamente. Serie come Watch Dogs, Ghost Recon, The Division, Far Cry e altre sembrano essersi in qualche modo standardizzate su un sistema che riesce in qualche modo ad unire negativamente titoli che dovrebbero essere molto distanti tra di loro. Speriamo dunque che con l’arrivo della prossima generazione Ubisoft possa davvero fare un cambio di passo che a questo punto risulta davvero necessario.

WWE 2K20

WWE 2K20

Calmiamo un attimo i toni e divertiamoci anche un po’. Di WWE 20 si è parlato molto più del previsto su forum, reddit, Twitter e quant’altro. Peccato per 2K che tutte queste voci fossero di derisione per uno dei titoli più buggati e mal realizzati di quest’anno e non solo. Pur non essendoci aspettative chissà alte per una serie che ormai da anni sembra aver virato verso una strada poco adatta per una trasposizione del Wrestling nel videogioco, WWE 20 ha davvero stupito i videogiocatori. Vi basterà anche solo digitare il titolo del gioco per trovarvi davanti una infinità di clip di bug, modelli poligonali meno che rifiniti, collisioni ridicole e molto altro. Qualsiasi cosa vi venga in mente, in WWE 20 la troverete. Davvero un lavoro pessimo nel fronte tecnico, unito ad un gameplay poco interessante ed una modalità single-player anch’essa scarsamente ampliata, WWE 20 si è rivelato un disastro.

Jump Force

Fino all’uscita del nuovo picchiaduro di Bandai Namco, di Jump Force se ne è parlato tantissimo. Nei mesi che precedevano il suo arrivo infatti, continuavano a sommarsi trailer su trailer di introduzione di nuovi personaggi che indubbiamente infiammavano il pubblico. Dopotutto Jump Force riuniva al suo interno tutte quelle saghe Shonen amate alla follia da una larghissima fetta di videogiocatori e l’idea di poter vedere un mash-up di questo tipo indubbiamente aveva alzato le aspettative sul gioco. Peccato che il grande vociare prima dell’uscita si sia spento con l’arrivo del gioco nelle case degli utenti. Il picchiaduro uscito fuori da Spike Chunsoft si è rivelato davvero troppo poco profondo per poter anche solo pensare di rivaleggiare con i competitor usciti non solo nello stesso anno ma anche in quelli precedenti. Il panorama del genere è infatti nutrito come mai nella storia con Tekken 7 rivitalizzato dagli aggiornamenti di quest’anno, uno Street Fighter V ancora in vita, Dragon Ball FighterZ uscito lo scorso gennaio, Mortal Kombat 11, Super Smash Bros. Ultimate, Soulcalibur 6 e così via. Impossibile pensare che soltanto il richiamo di personaggi e protagonisti di saghe molto amate potesse far ritagliare uno spazio in un’arena così colma di contendenti.

Kingdom Hearts 3

Ci siamo, questa sarà sicuramente la voce più controversa dell’articolo ma chi vi scrive arriva da un’attesa di 12 anni che definire spasmodica è un eufemismo. L’inserimento di questo titolo in una lista del genere è pertanto qualcosa di estremamente sofferto. Uscito in questo gennaio Kingdom Hearts 3 doveva chiudere la saga di Xehanort e finalmente restituire ai fan della serie un terzo capitolo principale degno se non superiore ai precedenti. Un peccato che Nomura e Square Enix non ci siano riusciti ma mettiamo in chiaro subito una cosa: Kingdom Hearts 3 è superiore qualitativamente anche solo per valori produttivi alla maggior parte dei titoli presenti in questa lista, ma dopotutto stiamo parlando di delusioni e non dei peggiori giochi dell’anno. Nonostante ciò l’ultimo capitolo della Saga di Xeahnort è indubbiamente uscito con difetti strutturali piuttosto significativi. La serie non è mai stata perfetta, ma riusciva sempre a coprire qualche suo basso con degli alti davvero significativi ma soprattutto i suoi (pochi) bassi non andavano ad intaccare in maniera così sensibile la struttura generale del gioco. Pur non potendo giudicare la trama perché incorreremmo nella soggettività è la gestione delle cutscene a risultare davvero insoddisfacente. Non soltanto per il numero davvero alto di minuti utilizzato ma anche da come sono state sfruttate, con i personaggi che durante le diverse scene di intermezzo si limitano a parlare per minuti interi (i famosi “spiegoni”) per la necessità di rendere chiara una trama che non riesce mai ad esserlo. Pur volendo però passare sopra ad un problema di questo tipo, è il gameplay che davvero lascia molto a desiderare. Non tanto per il basso livello di sfida offerto, problematica non risolta nemmeno attraverso il rilascio della modalità critica, ma proprio per la sua realizzazione totalmente sbilanciata. Aumentare infatti l’output di danni o il numero di nemici presenti non basta a rendere Kingdom Hearts 3 una sfida complessa o comunque soddisfacente per il giocatore proprio perché le sue meccaniche di base sono mal calibrate. Il continuo trigger di evocazioni, azioni speciali, evoluzioni dei Keyblade, Limiti e quant’altro, riduce troppo spesso i combattimenti ad una continua pressione di un tasto, eliminando la possibile complessità che alcune nuove meccaniche introdotte potevano avere. Il discorso in merito al gameplay meriterebbe un approfondimento molto più ampio ma tutto ciò unito rende Kingdom Hearts 3 un titolo lontano dall’insufficienza ma che non ha saputo nemmeno avvicinarsi alle aspettative e all’attesa createsi lungo tutti questi anni.

Blizzard Entertainment

Concludiamo dunque con un’altra nota davvero sofferta per il sottoscritto. Blizzard è indiscutibilmente una delle case, se non la casa di sviluppo che rappresenta il videogioco occidentale. Un team che ha fatto della qualità sopra la quantità non solo una filosofia ma anche un motto della compagnia. Nella sua carriera più che ventennale ha infatti rilasciato dei mostri sacri e ha segnato praticamente ogni periodo nel quale un suo videogioco è uscito. Warcraft, Starcraft, World of Warcraft, Diablo, Heartstone, Overwatch, tutti marchi introdotti dalla casa di Anhaeim che hanno segnato l’anno in cui sono usciti, in certi casi anche interi periodi. Da qualche anno la compagnia è però entrata in una spirale di eventi slegati dalla qualità intrinseca dei propri prodotti che hanno però mostrato un lato estremamente negativo dell’azienda, uno su tutti il famigerato Blitzchung Affaire, che ha portato Blizzard ad immischiarsi in un totalmente estraneo al videogioco come quello politico. Tutte queste questioni sono però poi andate a riflettersi nei propri titoli. World of Warcraft negli ultimi anni è stato rivalutato principalmente per l’uscita della sua versione Classic, mentre le sue espansioni principali continuano ad alzare polveroni controversi. Starcraft II ha ormai raggiunto la fine del suo supporto. Overwatch, pur avendo avuto un primo periodo davvero di grande successo, nell’ultimo anno e mezzo ha subito un ridimensionamento non indifferente anche dovuto ad un supporto insoddisfacente da parte della compagnia. Diablo ha affrontato sicuramente il suo momento peggiore da quando la serie è nata, visti i problemi avuti inizialmente dal terzo capitolo e l’incredibile spirale negativa ottenuta con l’annuncio di Diablo Immortal. Il percorso che ha portato l’azienda al BlizzCon quest’anno è stato complesso e lo abbiamo analizzato a suo tempo anche noi. La compagnia ha dato indubbiamente segnali di ripresa e quest’anno era assolutamente necessario farlo. L’annuncio di Overwatch 2, di Diablo IV e di World of Warcraft: Shadowlands hanno sicuramente avuto un certo effetto, ma nessuno di questi ancora sembra aver convinto una platea di fan ormai avulsi e delusi dal comportamento dell’ azienda a loro cara.

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