“Made in Abyss”: una serie di tredici episodi a finale aperto, che ha fatto sognare e trepidare moltissimi fan nell’estate del 2017. Tredici episodi descritti come tante fitte al cuore, visto che, pur partendo come una normale serie d’avventura, con tanto di mistero e fantasy, procede verso una strada decisamente più cupa.

 

L’ABISSO: IL VERO PROTAGONISTA

Protagonista di Made in Abyss è “l’Abisso”: una voragine inesplorata, formata da diversi strati abitati da strane creature, a cui è legata una misteriosa maledizione.
Rico è una bambina curiosa e determinata che, un giorno, trova un misterioso robot dalle sembianze di un bambino. Insieme, i due sono intenzionati a scendere nell’Abisso per ritrovare la madre di lei.

Parto dicendo che, al di là delle recensioni ultra positive lette, sono stata attirata a iniziare la serie proprio da questo misterioso Abisso, idea che avevo apprezzato anche in “Pandora Hearts”, benché gestita in maniera completamente differente. E, in effetti, il protagonista è proprio lui. Non Rico, non Reg… l’Abisso. Un’ambiente ostile, misterioso, suggestivo. Grazie, oltretutto, a un buonissimo apparato grafico, la serie si arricchisce di panorami incantevoli, stimolanti, ricchi di dettagli e- non meno importante- originali.

 

L’AMBIZIONE DELL’UOMO

Nanachi e Mitty

Ho letto diverse teorie legate a quest’entità misteriosa, e alla maledizione ad essa legata. La più interessante, a tal proposito, vede l’Abisso come una metafora dell’ambizione. Già fin dai primi episodi vediamo che gli esseri umani hanno diversi fischietti colorati; e, in base al colore, sanno quanto sono in grado di scendere nelle profondità della voragine. In tal senso, la voragine stessa rappresenterebbe l’ambizione dell’uomo, che tutti puntano in maniera minore o maggiore (da qui, il colore del fischietto) e che può portare alla totale distruzione o, in casi estremi, alla morte. Gli ambiziosi, ovvero Rico e tutti gli altri personaggi, non hanno tutti la stessa resistenza fisica e psicologica per permettersi di arrivare fino in fondo, così come il livello di ambizione è differente da persona a persona.
Per quanto non sia ancora chiaro se l’autore voglia mostrare l’ambizione con un’accezione positiva o negativa, l’ho trovata la teoria più stimolante. La struttura stessa, che vediamo attraverso la mappa dei bambini, ci ricorda un po’ l’inferno dantesco, con tanti gironi che procedono dal più semplice, a quello dove vengono puniti i peccati più gravi.

Oltre a tutto ciò, anche i personaggi di made in abyss hanno una degna caratterizzazione, per quanto non all’altezza di quella dell’ambiente. Rico è una bambina vivace, determinata, che sogna ad occhi aperti, che vuole trovare sua madre a costo della sua stessa vita; Reg ha i sentimenti più forti. Pur non conoscendo le sue origini, decide di proteggere ad ogni costo la sua amica. Anche i personaggi secondari hanno il loro peso (menzione speciale va a Nanachi e Mitty, che regalano i momenti più intensi in assoluto).
Perfetti i colpi di scena e i momenti di tensione provati dai personaggi ad ogni episodio, fino a un finale – purtroppo – aperto, ma che comincia già a regalarci qualche prima risposta generale.

 

Insomma… non ci resta che sperare in un seguito che ci possa regalare tutte le risposte che cerchiamo.

 

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