“Quest’opera è mainstream, ergo fa schifo”. Non so calcolare con esattezza quante volte mi sia ritrovata questa frase sotto gli occhi.

Ma facciamo un passo indietro. Avevo parlato in un altro articolo delle tipologie di fan che ho avuto modo di incontrare durante il mio percorso da appassionata. Tra i più importanti, c’erano il fan sordo e cieco, incapace di ascoltare una critica costruttiva, scambiandola per un’offesa diretta al proprio gusto; e il finto elitario, che non accetta l’idea di ammettere di aver fatto parte della prima categoria, tempo addietro.

Proprio il finto elitario, è spesso colui che apprezza le serie più di nicchia, cercando sempre il titolo meno discusso, per dimostrare la propria “superiorità” e far presente che conosce qualcosa che in pochi hanno sentito nominare.

Se da un lato questo dettaglio, seppur irritante a seconda dell’atteggiamento utilizzato, può risultare piacevole per molti, perché possono venire a galla titoli nuovi e- nella stragrande maggioranza dei casi- anche molto meritevoli… dall’altro può creare un forte disagio e grandi fraintendimenti legati alla definizione di determinate parole.

COS’E’ IL MAINSTREAM?

Innanzitutto, cos’è il mainstream? Principalmente è un termine inglese utilizzato in vari campi, dall’arte, alla musica, dall’animazione al cinema, che indica una corrente tradizionale e convenzionale, più comune, che viene di conseguenza seguita ed apprezzata dal grande pubblico. Una sorta di tendenza che beneficia di un seguito di massa, il che sottende spesso un giudizio di valore, negativo o positivo a seconda del contesto.

Nell’animazione, perciò, “mainstream” si riferisce a quelle serie che sono diventate famose a livello mondiale, e sono seguite dalla maggioranza dei fan, a discapito della loro qualità effettiva. Degli esempi concreti, possono essere “Dragonball”, “naruto”, “one piece”, e via discorrendo.

 

Per tornare all’incipit di quest’articolo, capita spesso che su social, forum, gruppi o quant’altro, molti lamentino la presenza di discussioni legati solo ai titoli mainstream, tentando di consigliare titoli più meritevoli, ma meno conosciuti.

IL MAINSTREAM E’ NEGATIVO?

Questo significa che il mainstream è solo negativo? Non esattamente. In effetti, l’accezione negativa del termine deriva principalmente dalla consapevolezza che sta dietro l’adorazione della massa per queste serie più famose. Ovvero la presenza di fanservice. Che, se ricordiamo, non è solo quello sessuale. Il fanservice, inteso come qualsiasi elemento inserito dall’autore per compiacere i lettori, attira giustamente più fan, rendendo più semplice l’apprezzamento globale di un prodotto.

Proprio questo dettaglio può risultare irritante per i fan più accaniti di animazione e fumetti, che vedono serie altrettanto o più meritevoli, ma con elementi più ostici e criptici, e meno fanservice, venire snobbate dai più.

Tuttavia, la presenza di elementi apprezzabili dalla massa, non è automaticamente qualcosa di negativo. Dipende, come dovrebbe risultare ovvio, dal modo in cui tali elementi vengono utilizzati dall’autore. Prendiamo ad esempio, il battle shonen, che è uno dei generi più apprezzati e seguiti e su cui è più facile notare il distacco tra “mainstream” e “non”. Un titolo come “Fairy tail”, ad esempio, che fa parte della prima categoria, è apprezzato su larga scala proprio perché Mashima vi inserisce vari elementi presi da precedenti battle di successo: una massiccia dose di fanservice sessuale, non contestualizzato, dei combattimenti tutti identici gli uni agli altri, e dei personaggi creati a stampino. Il problema che ne deriva è che questi elementi sono inseriti in maniera disconnessa, senza capo né coda, dando vita a un prodotto mediocre. Un battle sullo stampo di “Hunter x Hunter”, per quanto ancora in corso, utilizza invece elementi relativamente simili, ma contestualizzandoli, o evolvendoli in qualcosa di nuovo.

Motivo per cui risulterebbe molto superficiale ritenere tutti i titoli mainstream qualcosa di negativo, da evitare a prescindere.

A questa critica, c’è spesso chi risponde che la quantità di titoli piacenti alla massa e che sono gestiti male, costituisce la maggioranza. Ma è una risposta abbastanza sterile, perché trovo ingiusto classificare l’intera categoria a causa di una buona percentuale di prodotti scadenti.

Senza contare il fatto che, oggigiorno, l’animazione sta facendo passi da gigante sia nel nostro paese che nel resto del mondo occidentale, spingendo gli autori a sfornare sempre più titoli. Il fatto che come argomento stia ricevendo molte più attenzioni, rispetto al passato, ha permesso anche a molti nuovi titoli, prima più di nicchia, di conoscere un pubblico sempre più vasto. Prodotti che fino a pochi anni fa erano sulle bocche di pochi, ora possono tranquillamente essere catalogabili a loro volta come “mainstream”. Alchè viene legittimo chiedere agli elitisti se questo passaggio, a rigor di logica, non dovrebbe comportare un abbassamento di qualità.

 

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