Era il 1999, ero bambino e mi ritrovai tra le mani un titolo che compresi a pieno soltanto moltissimi anni dopo: Metal Gear Solid. All’epoca il mio concetto di videogames era preoccupantemente traviato dalla noncuranza e dalle mode. Giocavo di tutto, senza alcuna discriminazione.
Eppure, quando entrai nei panni di Solid Snake, tutto cambiò. C’era un clima differente, come se il freddo dell’Alaska che circondava Shadow Moses avesse spaccato lo schermo fino a congelare anche me. Non ero abituato a quel tipo di serietà e concentrazione che servivano per andare avanti, eppure, la sensazione legata alla libertà delle mie azioni mi faceva sentire un eroe!
In quel videogioco era tutto diverso, il contesto e la profondità narrativa ti mettevano di fronte a scelte importanti e ad una libertà evolutiva unica nel suo genere.

 

Con Metal Geat Solid ci troviamo davanti ad un titolo che senza ombra di dubbio è riuscito a permeare il cuore e l’immaginario di moltissimi di noi, elevando alcuni degli istanti e dei personaggi che lo compongono nell’olimpo dell’arte e della leggenda videoludica.

Ai primordi, ricalcando la canonicità dei primi due titoli della saga, avrebbe dovuto chiamarsi “Metal Gear 3”. Con l’avvento del 3D e dello sviluppo generale nel settore, Kojima tentò di spingersi oltre, abbracciando quei grandi passi avanti che all’epoca trasposero la dimensione del medium verso nuove vette. Il titolo definitivo si rifà a questo dettaglio, dove il “Solid” di “Metal Gear Solid” deriva dalla sua nuova veste grafica.

La possibilità tridimensionale diede a Kojima la libertà di sfogare tutta la sua vena creativa registica. L’estetica artistica delle riprese, dei movimenti di camera, del comparto sonoro e della direzione generale degli eventi stupirono, dimostrazione del fatto che un medium come quello avrebbe potuto trasmettere le medesime emozioni di un film, se sfruttato a dovere, distanziandosi da ogni qualsivoglia etichetta bigotta dell’epoca e contribuendo, ad elevarne la concezione artistica.

L’anima del titolo viene palesata dall’essenza stessa del suo Autore, celebre la frase di Hideo Kojima in cui descrive il suo corpo: “Il 70% del mio corpo è composto da film” (nel dettaglio americani ed europei), di cui spesso ritroviamo citazioni e richiami. Uno dei pregi dell’opera, nonché dell’intera saga di cui fa parte, è proprio la fusione di elementi surreali a fatti storici realmente esistiti. Il tutto accompagnato da una coerenza narrativa dedita all’approfondimento maniacale complice di una contestualizzazione studiata e continua.

-Le origini:

Nel creare Metal Gear Solid, Kojima partì dal presupposto “di creare il miglior titolo per Playstation”, con l’obbligo di mantenere un realismo credibile. La fusione di elementi “soprannaturali” e fantascientifici non risultò disturbante, anche perché la genesi del mondo di gioco fu accompagnata da un approfondito studio in ambito militare, risultato possibile grazie alla disponibilità della squadra SWAT di Huntington Beach, che introdusse il team di sviluppo ai dettagli riguardanti le armi da fuoco e i veicoli militari. Un vero e proprio studio sul campo!
La cura verso la credibilità derivò dal lavoro di Mori Motosada, consulente d’armi del progetto, il quale trascorse parecchio tempo nelle basi e nei poligoni americani e dalla direzione artistica di Yoji Shinkawa.
Quest’ultimo aveva uno stile molto simile a quello di Yoshitaka Amano (celebre per la saga Final Fantasy), una fusione di chiaroscuri e vibrazioni che hanno contribuito a delineare l’identità del progetto.

Molti sono i richiami a personaggi del cinema, utilizzati nella modellazione fisica dei personaggi. Snake, ad esempio, era modellato sulla fusione di Christopher Walken e Jean Claude Van Damme, ma anche Jena Plissken…

 

-Game Design:

Fu proprio la libertà di scelta nel game design, ad impattare prima di ogni altra cosa. Kojima mise tutto quanto nelle mani del giocatore, il quale, in base al suo modo di essere ed agire, avrebbe dovuto scegliere come avanzare nel titolo. Tutto si basava sull’intelligenza artificiale delle guardie distribuite nelle differenti zone, sui loro spostamenti ed armamenti e soprattutto sull’ambiente di gioco. La massima cura per i suoni, le superfici e quanto concerne in ambito di level design atto a fermare, richiedevano la massima attenzione e concentrazione.

Per non parlare delle Boss Fight, alcune ICONICHE per il loro modo di rompere la quarta parete rivolgendosi direttamente al player, come quella di Psycho Mantis (scontro che ha letteralmente segnato e riscritto la storia del medium), ed altre profondamente umane, legate ad un tipo di sviluppo narrativo che coinvolgeva ed emozionava in maniera devastante!
Da tutto questo si genera il linguaggio segreto dell’autore, che in un modo o nell’altro riesce a leggere le azioni compiute, evolvendo di conseguenza, parlando in maniera diretta o indiretta, generando emozioni legate a determinate svolte e riflessioni.

A tutto questo vanno aggiunti alcuni elementi umoristici, che nel tempo sono diventati delle vere e proprie icone della serie, a dimostrazione del fatto che l’occhio dell’autore, nonché la voce del narratore fossero in grado di comunicare anche senza parlare, attraverso quindi una quotidianità di gesti e dettagli, che conferivano realismo e strappavano una risata (i soldati nel bagno, Meryl… Sempre nel bagno, il soldato con la dissenteria, ecc. ecc.)
La capacità espressiva del Metalinguaggio non va mai sottovalutata, come anche quella della colonna sonora che, seppur non dinamica, si legava alla perfezione ai differenti momenti di gioco, fondendosi con il mondo che circondava il protagonista alla perfezione.

 

-La Storia:

Quello che avrebbe potuto sembrare un videogioco sulla guerra o a favore della guerra, non lo è mai stato. Con Metal Gear Solid Kojima tentò proprio di scardinare ogni stereotipo del caso, attingendo sì, dall’immaginario cinematografico Hollywoodiano, per poi andare oltre ogni maschera del caso, tuffandosi nell’introspezione dei personaggi col fine di arginare i ruoli in cui quel contesto sembrava imprigionarli.
Fu proprio la scrittura dei dialoghi a trasmettere di più, senza cadere nel banale o nel superficiale; i celebri scambi al Codec misti a tutto il resto, elevarono il prodotto al di sopra dei suoi rivali dell’epoca, in ambito di espressività.

La trama si dirama partendo dall’infiltrazione di Solid Snake, nella base segreta di Shadow Moses. Tutti i dati tecnici ed i misteri che disegnano la minaccia dei terroristi, guidati da Liquid Snake, naufragano nelle sconcertanti verità legate al passato di quest’ultimo e a quello del protagonista, burattini di una visione molto più ampia e contorta pronta a muovere tutti o fili dal dietro le quinte.
Ecco che si passa ad un qualcosa di molto più complesso di quanto non ci si aspettasse.
Ecco che tutti i capisaldi di una storia apparentemente già vista, sorprendono fin quasi a turbare.
In un mondo tratteggiato dalla “relatività” in relazione agli sviluppi del momento, lontano dunque da ogni sorta di verità o punti di vista assoluti.

-Localizzazione Occidentale:

Per quanto concerne la traduzione esterna al Giappone, il compito venne affidato a Jeremy Blauestein il quale, in più riprese, si lamentò dello scarso materiale a sua disposizione per il lavoro.
Uno dei suoi meriti fu quello di riadattare molte cose verso una dimensione che fosse più consona alla nostra. Questa scelta però non fu ben vista da Kojima, il quale non lo assunse più per i progetti futuri, seppur il successo in America fu palese.
In Italia vi fu un adattamento in lingua, con doppiatori che… Lasciò relativamente a desiderare, pur contribuendo ad incrementare lo charme impattante del titolo.

-Conclusione:

Rispondendo alla domanda del titolo…

Metal Gear Solid è un titolo importantissimo sia per tutte le ragioni descritte, sia per quello che ha rappresentato nella sua interezza. Un vero e proprio “passo avanti” verso una visione, pronta ad avvalorare l’espressività del medium verso vette all’epoca inesplorate.

Amo l’arte in tutte le sue forme! La poesia dei colori che va fondendosi con la passione del creare qualcosa di nuovo e mai visto!
E’ tutta la vita che cerco un modo di volare e penso di essermici avvicinato parecchio con la scrittura <3

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