MIRAI NIKKI: UN’OCCASIONE MANCATA

Ho sempre avuto serie difficoltà a valutare con un semplice numero “Mirai nikki”. Anzi, voglio essere sincera al 100%… la prima volta che l’ho guardato, anni e anni fa, quando ancora non ero adatta a considerarmi un’appassionata dell’animazione, lo avevo trovato gradevole ed intrigante, tanto da consigliarlo più volte agli amici. Se ci ripenso ora, mi sento in dovere di costruire una macchina del tempo per tornare a quegli anni e prendermi a schiaffi da sola.

Ma scherzi a parte, il fatto che “mirai nikki” ottenga più valutazioni positive che negative, non è una cosa così assurda, se ci si pensa bene. Perché contiene esattamente tutti gli elementi che gli permettono di farsi apprezzare dalla massa di ragazzi a cui è rivolto.

DUE RIGHE DI TRAMA

Andiamo con ordine e vorrei fare fin da subito una precisazione: questo articolo conterrà molti SPOILER sulla serie, oav finale compreso, perciò leggetelo solo a vostro rischio e pericolo.

La trama segue le vicende di Yukiteru Amano, un adolescente senza legami, pavido, solitario, che addirittura arriva a inventare degli amici per poter lenire il senso di solitudine che lo attanaglia, e a segnarsi quello che fa tutti i giorni sul proprio cellulare, come se fosse un diario. Ma i suoi amici immaginari, Deus e Muru muru… non sono esattamente immaginari. Sono divinità ed esistono, e un giorno si presentano a lui costringendolo ad entrare in quello che è a tutti gli effetti un survival game. In questa corsa contro la morte, parteciperanno 12 persone, diverse fra loro, tutte munite di un “diario del futuro”,  con  poteri diversi a seconda di chi è l’utilizzatore. Distruggere il diario, equivale a uccidere il suo possessore, e l’ultimo rimasto in vita dei 12 diventerà a tutti gli effetti Dio.

Una trama che intriga, giusto? Eppure, chi è più attento si accorgerà che già questo incipit è abbastanza forzato. Ma ci arriveremo più avanti.

La prima cosa che emerge è la classica costruzione a tavolino degli eventi narrati: il dinamismo degli episodi e il livello di suspense dovrebbero convincere lo spettatore a continuare la visione, per comprendere il mistero che aleggia attorno alla co-protagonista Yuno, e ad arrivare a capire chi sarà il vincitore (totalmente imprevedibile, mamma mia…). Tuttavia, già coi personaggi inseriti, e con l’andamento dei primi episodi, si capisce come l’anime sia stato sceneggiato in maniera pessima, e che per il timore di annoiare con episodi tutti uguali, finisce col peccare di plausibilità di situazioni e atteggiamenti.

Inserire quasi ogni tipo di fanservice possibile (si, lo ricordo sempre: il fanservice non è solo quello sessuale) è stato il più classico e meschino dei metodi per attirare più pubblico, ottenendo recensioni positive da tutti coloro che si accontentano di una storia banale e semplice, senza andare a farsi domande sul come sia possibile un evento x o un evento y. La presenza di scene splatter ad esempio, è sensata, visto il genere proposto: meno sensati sono gli atteggiamenti dei 12 partecipanti, che scivolano in un’escalation di follia, nel (fallito) tentativo di farsi apprezzare dal pubblico.

I PERSONAGGI FALLISCONO IN OGNI ASPETTO

Partiamo quindi dai personaggi: Yuno è lo stereotipo madre di tutte le Yandere, che per chi non lo sapesse, indica il personaggio apparentemente dolce, ma che in realtà rivolge attenzioni ossessive e maniacali verso l’oggetto del proprio desiderio. Indubbiamente è il personaggio che attira più l’attenzione, tanto da far emergere lamentele dai fan che avrebbero visto lei come vera e propria protagonista, più di Amano. Ma che cos’è a parte una Yandere? Nulla. Questa semplice parola, che altro non rappresenta che un banale stereotipo di personaggio, basta e avanza per raccontarci di lei. D’altronde, se si voleva puntare sull’aspetto psicologico, si fallisce miseramente: Yuno non ha una crescita sua e neanche contribuisce a quella del protagonista.

Yukiteru beh… avrei preferito evitare di scrivere di un personaggio così insulso. Se la sua presentazione poteva avere la bozza di base di quella del più amato Shinji Ikari di Evangelion, tutto il resto se ne distacca atrocemente. Amano è un ragazzo solitario e provato dalla sua totale mancanza di coraggio, e fin qui posso accettarlo. Di sicuro l’essere gettato all’interno di un gioco mortale, ha come ovvia conseguenza la sua messa in scena delle più svariate espressioni di paura, che Yuki non tenta di nascondere in alcun modo. Ma… si, c’è un ma… Yuki ha una svolta incomprensibile a metà storia, quando improvvisamente lascia spazio a una non meglio precisata trasformazione in un ragazzo impavido, sicuro e virile. Sarà la vicinanza di personaggi mentalmente instabili ad averlo reso un piccolo ometto? Non potremo mai saperlo, visto che probabilmente neanche l’autore ha la risposta.

Gli altri personaggi sono tutti dei semplici, banali e puri schizofrenici, a cui viene rimodellata di continuo la personalità a seconda della circostanza. Con l’ovvia conseguenza che il più delle volte danno vita ad atteggiamenti contraddittori, messi in atto anche in brevissime distanze di tempo.

Dei piccoli esempi? Che i personaggi creassero piccole alleanze, lo posso accettare. Pur essendo nemici, risulta logico unire le forze tra due o tre persone, per uccidere le altre. Tuttavia, in alcune occasioni, i personaggi si aiutano a vicenda anche senza bisogno di sottoscrivere patti di alleanza, così dal nulla, giusto perché altrimenti la trama non sarebbe andata avanti.

Altro esempio? La polizia che, non consapevole di cosa stia realmente succedendo (eccetto ovviamente quarto)  cerca di fermare la catena di omicidi… ma viene messa al tappeto dalla sola Yuno? Ah si lei è yandere e può uccidere tutto il mondo, che bello! (o imbarazzante… devo decidere per bene quale termine si adatti meglio).

Vogliamo parlare della morte in sé? Personaggi accoltellati, trapassati, con gole recise, che continuano come se nulla fosse a combattere facendosi un baffo del dolore e delle emorragie. Ah si, serviva per regalare feels, giusto…

DEUS E’ DAVVERO UNA DIVINITA’?

Potrei andare avanti per ore, ma credo che l’esempio più lampante sia costituito da lui: deus, colui che muove le marionette del gioco.

All’inizio dell’articolo, avevo parlato di forzature iniziali. In effetti sono presenti, ma si possono capire solo una volta che si è arrivati alla conclusione della storia.

Sappiamo che Deus sta “scomparendo” e cerca un sostituto che prenda il suo posto (già, scegliere tra 12 persone completamente a caso è un’idea geniale, bravo dio). Tuttavia, come scopriamo alla fine di “mirai nikki”, Yuno ha già vinto una volta questo survival game, divenendo Dio. Impossibilitata a riportare in vita Amano, ha creato un altro universo, per far riprendere gli eventi dall’inizio. Quella che abbiamo sempre visto è la seconda Yuno, quindi. Il che in qualche modo spiega come facesse a intravedere pericoli apparentemente assurdi (ricordiamo tutti la scena dei pomodori avvelenati dal bambino).

Ora: il fatto che lei, vincitrice del primo gioco, sia diventata Dio le fa acquisire la capacità di creare un nuovo mondo, in cui mantiene tranquillamente ricordi e sensazioni creatisi nel primo. Questo dovrebbe lascar intendere che una divinità dovrebbe avere la coscienza di ciò che accade. Tuttavia, Deus non si rende neanche conto del tradimento di Muru Muru e del fatto che ci sia un secondo universo. Ne ha solo un sentore (tanto che dà i propri poteri e Minene). Questo significa che sia una divinità meno potente e onniscosciente di quanto lo possa essere un’umana che diventa divinità?

Anche tecnicamente, pur avendo un chara nella media, ha diversi nella seconda metà della serie, prima di risollevarsi nel finale.

 

Detto ciò, qual è la mia opinione su “mirai nikki”? E’ totalmente pessimo, è un capolavoro o una via di mezzo? La mia difficoltà nel valutarlo seriamente sta proprio qui… l’anime si propone come una serie semplice, senza pretese, adatta ad adolescenti e a chi è alle prime armi con l’animazione. Se si tengono a mente queste premesse, si può considerare mirai nikki sufficiente, perché non si può negare che intrattenga con i “colpi di scena” (si, voglio metterlo tra virgolette, perché ritengo i vari plot twist parecchio telefonati) e col fanservice splatter presente. Tuttavia, nel suo complesso, penso sia un anime totalmente mediocre, e che non si adatti a chi vuole cercare qualcosa di psicologico o di ben fatto, qualcosa che punti molto alla crescita dei personaggi. Sta a voi decidere quindi se può risultare solo “tempo perso” o meno.

 

Ah, voglio concludere solo con una precisazione finale, del tutto personale. Dal momento che sono conscia di aver parlato relativamente male di una serie che è apprezzata da moltissimi dei fan, ci tengo a precisare che non trovo ci sia qualcosa di strano o di negativo nell’apprezzare mirai nikki come titolo, anzi… come ho scritto prima, gli elementi inseriti sono fatti apposta per essere apprezzati da diverse tipologie di fan. Questo non significa che la loro presenza, o l’apprezzamento totale che ha ottenuto, la rendano una serie ben fatta.

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