Molte volte l’uomo tende a non accorgersi minimamente, di quanto l’arte sia profondamente legata alla natura. La poesia della vita, del vento, dell’acqua…scorre di pari passo con quella della mente, eppure viene spesso schiacciata, soppiantata dall’industrializzazione e dalla nostra innata fame di potere. Tendiamo a corrompere tutto, consumandolo nelle nostre mani, distruggendo anche l’innocenza più rigogliosa per i nostri fini superficiali.
Basterebbe anche soffermarsi solamente ad ascoltare, accarezzando l’idea di una convivenza pacifica e non prevaricatoria. Fare due passi in un parco o in una foresta…chiudere gli occhi e lasciarsi cullare dai profumi e dai suoni che dipingono il tutto.
L’uomo è profondamente legato alla terra, e a tutto quello che rappresenta ed ha sempre rappresentato. La proiezione materialista e conquistatrice, legata al denaro e all’inquinamento sono solamente devianze generate in una società illusoria e sporca, putrida di ideali fallaci e ignobili sempre pronta ad insozzare i nostri buoni propositi e la nostra luce
Queste sono alcune delle tematiche Fondamentali, contro le quali lo Studio Ghibli ha da sempre tentato di combattere, attraverso la critica tecnica ed elegante delle sue pellicole. Opere che vanno oltre il semplice intrattenimento, suggerendo all’occhio più attento, critiche feroci e, a parer mio, più giuste che mai.

Partendo da tutto questo…vorrei parlarvi di uno dei miei film preferiti: “Princess Mononoke”. ( La principessa spettro )
Pellicola dello Studio Ghibli, del 1997, diretta da Hayao Miyazaki, narra dello scontro tra l’egoismo umano, dedito alla produzione di armi per il potere, e la natura, sradicata pezzo a pezzo, letteralmente calpestata, per fini personali. La storia si colloca durante il periodo Muromachi ( epoca giapponese che si sviluppa tra il 1336, anno in cui vediamo la comparsa dello shogun Ashikaga Takauji, al 1573 anno in cui avviene la cacciata da Kyoto dell’ultimo shogun Ashikaga).

-La creazione…

La nascita dell’idea che disegna questa pellicola, ha origine in alcuni bozzetti di Hayao Miyazaki, realizzati  al termine degli anni 70. In essi, il maestro voleva rappresentare e raccontare le vicende di una ragazza che vive in contatto con una creatura selvaggia, in un ambiente dominato dalla natura. L’aiuto di questa creatura, dimostratasi gentile, si lega però ad una promessa di matrimonio. Mano a mano che le il tutto si sviluppano, avventura dopo avventura, quello che avrebbe dovuto limitarsi ad essere un obbligo si tramuta in un sentimento reale e ricambiato.

 

Partendo da tutto questo cominciarono ad ipotizzare un film, accantonato poi, per i lavori su “Laputa, Castello nel cielo”. Anche se il tutto venne comunque pubblicato, come libro nel 1983.
Nel 1993, in vista di una realizzazione cinematografica, venne ripubblicato il tutto. Nel 1994 Miyazaki diede inizio ai lavori, sceneggiatura e storyboard stavano prendendo vita…nel contempo facevano la loro apparizione i primi intoppi: L’aspetto della bestia selvaggia ricordava molto quella de “Il mio vicino Totoro” e molte delle idee iniziali andavano a scontrarsi con il film prodotto dalla Disney  “La bella e la bestia”.
Così i lavori con i conseguenti sviluppi ipotetici raggiunsero nuovamente uno stallo. In quel periodo Miyazaki si dedicò ad un progetto differente: il video musicale “On Your Mark” per i Chage e Aska.

Durante questo stacco, le distrazioni che ne derivarono fornirono energie del tutto nuove al “maestro”, il quale tornò su “Princess Mononoke” partendo da nuove idee e concezioni, questa volta avrebbe trasposto il tutto su un piano più storico e dettagliatamente posizionato.
Il tutto si sarebbe ramificato nei meandri di un dramma storico ( appunto ), puntando sulla componente spirituale del periodo, distanziandosi dunque da tutte quelle figure trite e ritrite che tutti conosciamo: Samurai ecc.ecc.

Nella costruzione del protagonista, Ashitaka, vennero legate le sue origini a quelle del popolo Emishi. Il suo obiettivo sarà quello di purificarsi da una maledizione legata alla distruzione egoistica umana, mentre per l’aspetto di San, sono state prese ad ispirazione le bambole d’argilla (dogu)del periodo Jomon.

Per la Città di ferro l’ispirazione partì dai Western di John Ford mentre per i paesaggi naturali si ispira alla foresta di Yakushima.

Per quanto riguarda l’animazione, invece, abbiamo di fronte a noi un lavoro maniacalmente colossale! La cura del dettaglio e la tecnica del Ghibli ormai sono un marchio di fabbrica e questo film non è da meno! La stragrande maggioranza dei disegni sono stati realizzati in tecnica tradizionale, con qualche fotogramma disegnato a mano. Dei 144 mila fotogrammi che compongono il film Miyazaki ne ha ritoccati circa 80 mila, solamente dopo averli controllati ed approvati tutti…uno per uno. Inoltre, fusa alla tecnica tradizionale c’è un limitatissimo uso della computer grafica e della colorazione digitale, con l’intento di dare maggiore fluidità al tutto.

 

 

-Il film…

Princess Mononoke vede la luce nel 1997, esplodendo in un grande successo cinematografico, soprattutto in Giappone, scoraggiato poi dall’avvento di “ Titanic “.

Come in ogni opera dello studio Ghibli la sincerità della passione traspare in ogni singola scena, in ogni singolo tratto e dettaglio. Non ci troviamo, infatti, semplicemente di fronte ad un prodotto atto ad intrattenere il pubblico, ma ad una vera e propria rappresentazione artistica di denuncia storica e sociale. Un’opera viva che sembra quasi respirare a pieni polmoni tutti i simbolismi che ne scaturiscono, attualizzandoli fino a renderli reali e incredibilmente vicini al nostro presente.

Tutto viene introdotto ed accompagnato da un vento gentile e quasi accogliente, che sembra accarezzare ogni cosa con morbidezza. Il suo fruscio dona vita e movimento alle foglie e agli alberi…lo senti quasi sulla tua pelle. La sua presenza sembra quasi un must in ogni film di Miyazaki, come se ogni pellicola fosse accompagnata, trasportata da uno stesso vento conduttore…quella è la magia del Ghibli. Il realismo che sembra contraddistinguere il tutto esplode già nei primi istanti del film, quando ci avventuriamo nei meandri verdi del mondo rappresentato. Nel silenzio che sembra avvolgere tutto, ritroviamo i profumi ed i suoni delle foreste.

Molti reputano i film del Ghibli lenti, in alcuni casi, criticando i momenti in cui sembra non accadere nulla ma…sono proprio i silenzi a valorizzare un determinato scenario o una determinata evoluzione. La profondità poetica che ne deriva rapisce e valorizza il mondo che circonda i vari personaggi.

-La Storia…

La storia di Princess Mononoke ruota sostanzialmente attorno ad un viaggio intrapreso da Ashitaka, un principe appartenente al popolo Emishi, il quale, a seguito di un violento scontro con un gigantesco cinghiale demonizzato, si ritroverà addosso una maledizione. Nella prospettiva di una vita breve, deciderà di indagare sulle origini di quel terribile male, compiendo il suo destino.
Il fulcro intorno a cui ruoterà questa ricerca, culminerà nell’egoismo autodistruttivo dell’inquinamento umano.
Lungo le sue avventure verso la verità, questo giovane si imbatterà nella realtà storica che contraddistingueva la sua epoca. Il tutto viene rappresentato senza filtri, e senza troppi scrupoli. La violenza che smuoveva il cambiamento del Giappone sarà sempre presente e significativamente ingombrante. I personaggi di sfondo appaiono smorzati, insicuri e spaventati, pronti a combattere e a difendersi da ogni qualsivoglia svolta inaspettata.
Tutto culmina e trova un senso critico sociale, con la comparsa della “Città di Ferro”. Un luogo oscuro e pregno di fumi neri, una sorta di fortezza umana e oscura nella quale la propria “Regina” (Eboshi) comanda e gestisce traffici di armi e ferro. Un chiaro esempio di come la fame di potere umana possa ergere mostruosità dannose al pianeta, solamente per denaro e spirito di egoismo.
Quando anche noi, muoviamo i primi passi nei meandri di questo luogo, accolti dai suoi abitanti, le prospettive consumistiche e guerrafondaie di Eboshi, insieme alla sua profonda insicurezza, ci appaiono più vivide che mai. I “sudditi” di questa città vivono in una sorta di serenità ignorante, restando sempre grati a colei che li ha accolti ed aiutati.

Dal lato opposto, invece, abbiamo la freschezza naturale della natura! Una bellissima e rigogliosa foresta abitata da divinità ed animali. Con essi anche una ragazza allevata dai lupi: San. Lo scontro principale avverrà infatti tra la Città di Ferro e questa foresta, tra l’uomo e la natura, una guerra priva di ogni qualsivoglia senso eppure tanto violenta ed orribile quanto ogni altro scontro. In essa vediamo la profonda metafora che delinea la profondità di questa pellicola. In essa vediamo anche sbocciare un amore che riesce ad andare oltre alla sofferenza del contesto, fino a stagliarsi nei cuori di tutti noi. Il rapporto che si instaura tra Ashitaka e San sarà, infatti, lo spiraglio di luce in un contesto rabbioso e pregno di cambiamento. La forza che smuoverà il mondo rappresentato ed il coraggio dei due protagonisti di andare contro la corruzione che il loro mondo sembra sempre di più assumere, sono le linee guida verso la profondità sentimentale che disegna gli sviluppi di trama.

L’insieme di  questi elementi, fusi alla maniacale passione di coloro che hanno dato vita al tutto, genera una pellicola importantissima sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista simbolico e storico. Una di quelle storie che andrebbe studiata, approfondita e soprattutto presa ad esempio, in una società che sembra sempre di più dimenticare l’importanza dell’amore, dell’anima e della natura.

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