Il nuovo film con Nicolas Cage, 211 – Rapina in corso, diretto da York Alec Shackleton, tenta di creare un “bank robbery film” (i film sulle rapine in banca) con tinte d’azione fallendo sotto ogni fronte.

Ispirato a fatti realmente accaduti, “211 – rapina in corso” ci catapulta nel 1997, quando quattro criminali senza scrupoli decidono di rapinare la “Bank Of America” in North Hollywood tenendo in ostaggio 26 innocenti. Toccherà al poliziotto Mike Chandler (Nicolas Cage), ormai vicino alla pensione, e al suo collega, oltre che genero, Steve MacAvoy (Dwayne Cameron) tentare di salvare la vita degli ostaggi collaborando con le unità SWAT e Interpol.

Il film a livello di trama è diviso in due grosse parti. La prima parte è stata gestita in modo fin troppo lento, vengono introdotti i personaggi e si nota fin da subito quanto la loro caratterizzazione sia non solo mal scritta ma anche superficiale. Ci troviamo davanti ad un film dalla durata inferiore all’ora e mezza in cui per i primi 40 minuti tutti i personaggi non fanno nulla di coinvolgente o immersivo per lo spettatore. La seconda parte del film tenta di movimentare la situazione, ma anche su questo fronte la pellicola fallisce miseramente. Tutte le scene d’azione risultano noiose e statiche, a volte a causa della pessima recitazione a dir poco ridicole.

Nicolas Cage non aiuta a fortificare la pellicola, l’anziano poliziotto che deve interpretare risulta monoespressivo, con sbalzi di umore dovuti ad una sceneggiatura raccapricciante, piena di buchi di trama e momenti morti. Il resto del cast non aiuta, tutti gli attori che vediamo sullo schermo non sono convincenti nel ruolo, non riescono ad esprimere le emozioni giuste al momento giusto. Ci troviamo davanti a degli stereotipi in movimenti a cui lo spettatore non si affeziona minimamente. Ogni personaggio all’intero di questo film non solo prende scelte senza senso ma alcuni di essi sono fondamentalmente inutili alla vicenda.

La regia del film è statica, lenta, ripetitiva. Sia nella prima parte introduttiva che nella seconda parte dove l’azione è il fulcro, il regista York  Shackleton non riesce a stupire, facendo un lavoro mediocre che, accompagnato ai sopra citati difetti di recitazione e sceneggiatura, sicuramente non aiuta la pellicola a risultare piacevole.

Le musiche del film sono dimenticabili, alla fine della pellicola lo spettatore faticherà a ricordarsi le melodie che ha ascoltato durante la visione. Il doppiaggio in italiano è stato mal gestito, forse anche a causa degli attori originali e del loro pessimo modo di scandire le parole.

Il finale del film sopraggiunge in maniera  inaspettata, con l’ennesimo momento in cui i personaggi prendono una scelta insensata che porta alla conclusione della pellicola e ad un ulteriore sbigottimento dello spettatore.

211- Rapina in corso è un film sbagliato sotto ogni aspetto, in particolare nella sceneggiatura che rende il film lento nella prima parte e fastidioso nella seconda a causa delle scelte dei personaggi, sempre inopportune e che non riescono a farti affezionare a questi ultimi. Gli attori sono pessimi, ci troviamo di fronte al solito Nicolas Cage e alla sua recitazione fuori dagli schemi e ad un cast che non sembra essere all’altezza di un film Hollywoodiano. La regia è mediocre e i momenti d’azione vera del film sono gestiti in modo troppo poco dinamico. Il film dura meno di un’ ora e mezza ma il ritmo è così mal gestito da farti pesare ogni singolo momento della pellicola.


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1.3

Sceneggiatura

1.0/10

Recitazione

1.0/10

Regia

2.0/10

Colonna Sonora

1.0/10

Pros

  • Durata inferiore all'ora e mezza

Cons

  • Sceneggiatura mal scritta
  • Caratterizzazione dei personaggi assente
  • Recitazione scadente
  • Colonna Sonora dimenticabile
  • Ritmo del film lento

Possiede un diploma in amministrazione, finanze e marketing.

Durante gli anni scolastici si è sempre più avvicinato al mondo dell’intrattenimento televisivo e cinematografico approfondendone le strutture teoriche e tecniche.

Ha studiato sceneggiatura, regia, montaggio e storia del cinema da privatista e tramite corsi universitari DAMS (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo).

Ha collaborato per la creazione di uno dei primi reality web in Italia: “coach in coaching”.

Possiede una qualifica riconosciuta come master in cinema, teatro e spettacolo dove ha imparato tutto ciò che occorre sapere in merito a produzione, sceneggiatura di un film e regia cinematografica

Si sta affermando come storyteller per implementare un nuovo business in Italia dedicato al digital brand storytelling.

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