Amiche di sangue è un film inusuale che mischia commedia nera, thriller e satira grazie ad eccellenti interpretazioni e regia.

Lily (Anya Taylor-Joy) e Amanda (Olivia Cooke) sono due ex amiche d’infanzia che si rincontrano. Lily è una ragazza altolocata che grazie al patrigno e alla mamma è sempre riuscita a frequentare le scuole più prestigioseAmanda è invece una ragazza con difficoltà sociali che non prova nessun tipo di emozione o empatia a favore di una grande intelligenza. Tra le due nasce una nuova amicizia che le porterà a pensare ad un modo per uccidere il patrigno di Lily, odiato da quest’ultima.

Il film trova il suo maggiore difetto nella scrittura. Tutta la pellicola pretende di essere complessa a livelli davvero esagerati dove non se ne sentiva la necessità. Le due protagoniste, diametralmente opposte su quelle che sono le emozioni, si attraggono l’una all’altra ma le loro motivazioni, il loro passato, la loro psicologia non sono state scritte in modo del tutto specifico e chiaro. Molte volte, ad esempio, si sente parlare dell’amicizia d’infanzia delle due protagoniste e sicuramente, con qualche flashback mai inserito, sarebbe stato più semplice affezionarci al loro ormai sadico rapporto e magari scoprire ancora di più qualcosa riguardo alle problematiche di Amanda. Tutto ciò, mischiato ad una pellicola molto lenta, non aiuta lo spettatore a capire la mentalità delle due ragazze e questo porterà a farsi domande sui motivi per cui queste ultime facciano determinate azioni durante il corso della storia. La confusione più totale sopraggiunge definitivamente durante gli ultimi minuti di pellicola con una conclusione inaspettata che porterà lo spettatore ad ulteriori domande dovute all’incomprensione generale della vicenda, fin troppo aulica sotto certi aspetti, e nei dialoghi sempre più ostici e che a volte sembrano servire solo per allungare la durate del film. Con la pretesa di rendere così ostica la comprensione generale del film e le motivazioni delle due ragazze il pubblico alla fine dovrà tentare di indovinare la metafora che si nasconde dietro alla pellicola o il suo profondo significato di satira sociale quando sarebbe basto avere più chiarezza espressiva e meno complessità ingombrante.

Le due protagoniste salvano la situazione nel migliore dei modi, il film vale assolutamente la sua visione solo per la bravure di Anya Taylor-Joy e Olivia Cooke. Le due ragazze recitano così bene che è impossibile non essere attratti e curiosi di quello che accadrà nel corso della storia e come potranno agire o cosa potranno dire durante tutta la pellicola. Inoltre il personaggio di Anton Yelchin, per quanto anche esso scritto in maniera troppo mistica e metaforica della società meno agiata, riesce a dare un tocco di classe alla pellicola mostrandoci un personaggio che (come lo spettatore) non riesce a capire fino in fondo la complessa mentalità delle due ragazze e che in fin dei conti vorrebbe solo essere da tutt’altra parte piuttosto che con loro. Anton Yelchin, prima del suo prematuro decesso, è riuscito a dare una delle sue ultime interpretazioni a piena potenza.

La regia dell’esordiente regista e sceneggiatore Cory Finley è maestosa. La sua tecnica quasi geometrica nell’utilizzo di piani sequenza e spazi circostanti le protagoniste è a dir poco impressionante. Parliamo di una regia lenta, con pochi tagli, che prende il suo tempo sottolineando l’imparzialità della macchina da presa nel mostrare semplicemente le vicende che accadono con un carisma a dir poco eccellente quasi come per far capire con quale impassibilità e cinismo le due protagoniste compiano certe azioni o decidano certe cose.

La musica non è assolutamente da meno all’interno di questo film. La colonna sonora della pellicola è talmente confusa e decontestualizzata da far provare disagio allo spettatore. Ogni momento musicale è composto da percussioni mischiate a incomprensibili onomatopee o strumenti a fiato che fanno sentire lo spettatore smarrito e inquietato proprio come lo sono tutti i personaggi che avranno a che fare con le due protagoniste. All’interno delle scene con accompagnamento musicale si può notare come il montaggio, la regia e la recitazione delle ragazze sia lenta e pacata ma allo stesso tempo contrapposta a delle canzoni frenetiche, confuse e non nell’ordinario che decontestualizzano e portano al limite della sopportazione ( in senso positivo) lo spettatore per quanto queste ultime siano fastidiose e fuori contesto.

Amiche di sangue riesce a mischiare commedia nera e satira sociale sotto ogni fronte (decontestualizzando il genere mettendoci come protagoniste due ragazzine) tranne  che sul più importante, la storia. Per quanto la recitazione, la regia, la musica e il montaggio siano tecnicamente ottimi, ciò non toglie che le pretese auliche e complesse della trama non facciano capire la maggior parte dei momenti topici allo spettatore. Tutto quello che a livello visivo è ottimo quando si deve comprendere a livello narrativo viene sfaldato completamente a fronte di una trama troppo complessa spiegata in maniera troppo curiale senza però entrare mai  nei dettagli riguardo alla psiche delle protagoniste (rendendole così piatte ma al tempo stesso con un grande potenziale). Tutto ciò porta lo spettatore a rimanere soddisfatto della pellicola ma con l’amaro in bocca dato che sarebbe bastato rimanere con una trama complessa ma spiegarla in maniera sì raffinata ma allo stesso tempo di più semplice comprensione per analizzare a pieno ogni momento della pellicola e uscire dalla sala con la consapevolezza di aver “conosciuto” due personaggi talmente antisociali da poter rimanere impressi nella memoria per molto tempo.

 

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7.9

Sceneggiatura

5.5/10

Regia

8.5/10

Recitazione

9.0/10

Colonna Sonora

8.5/10

Pros

  • Regia eccellente
  • Recitazione ottima delle due protagoniste
  • Colonna sonora che decontestualizza e crea smarrimento nello spettatore

Cons

  • Sceneggiatura con la pretesa di essere troppo complessa scritta in maniera confusionaria
  • Caratterizzazione dei personaggio che poteva essere molto più approfondita
  • Momenti morti che sembrano essere fatti solo per aumentare il minutaggio

Possiede un diploma in amministrazione, finanze e marketing.

Durante gli anni scolastici si è sempre più avvicinato al mondo dell’intrattenimento televisivo e cinematografico approfondendone le strutture teoriche e tecniche.

Ha studiato sceneggiatura, regia, montaggio e storia del cinema da privatista e tramite corsi universitari DAMS (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo).

Ha collaborato per la creazione di uno dei primi reality web in Italia: “coach in coaching”.

Possiede una qualifica riconosciuta come master in cinema, teatro e spettacolo dove ha imparato tutto ciò che occorre sapere in merito a produzione, sceneggiatura di un film e regia cinematografica

Si sta affermando come storyteller per implementare un nuovo business in Italia dedicato al digital brand storytelling.

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