Dal punto di vista cinematografico l’autunno italiano ha visto arrivare nelle nostre sale dei film molto attesi come Notti Magiche col ritorno alla regia di Virzì, e l’ultimo
lavoro di di Pieraccioni “Se son rose”. Tra tutti, spicca inevitabilmente il film di livello internazionale sulla vita di Freddie Mercury e sui Queen: Bohemian Rhapsody.
La pellicola ha già riscontrato un grande successo di pubblico ed incassi.

Prodotto, tra gli altri, da due degli stessi componenti della band, il chitarrista Brian May e il batterista Roger Taylor (senza dimenticare l’appoggio di Robert De Niro),
Bohemian Rhapsody è la rappresentazione cinematografica della vita e delle vicissitudini di una rockstar del nostro tempo.

Il pesante ruolo di Freddie Mercury sul grande schermo è stato intrapreso dall’attore californiano di origini egiziane Rami Malek. Prima di inoltrarci nell’analisi della sua
performance è opportuno sottolineare come la produzione sia stata brava a scovare e scegliere quattro attori che anche fisicamente somigliano tantissimo ai reali elementi
del gruppo. Essi inoltre hanno lavorato tantissimo per imparare a replicare praticamente gli stessi gesti e movimenti della band. Fatica abbondantemente ripagata dal valore
delle loro prove, specialmente nel momento della messa in musica e dei concerti.

In realtà, il ruolo di Mercury inizialmente era stato promesso a Sacha Baron Cohen. Questi, però, dopo un primo accordo, si è rifiutato di proseguire a causa di divergenze
artistiche con May e Taylor. May ha poi spiegato che Cohen, col suo passato da attore già celebre le sue esperienze, avrebbe probabilmente distratto lo spettatore.
Alla fine possiamo dire che la scelta di Malek sia stata azzeccatissima.

Il film inizia con Mercury che lavora all’aeroporto di Heathrow a Londra e si reca ad un concerto degli Smile, la prima originaria band dove suonavano May e Taylor.
Qui, dopo lo show, si propone loro come nuovo cantante della band subito dopo che il frontman ha appena lasciato per altri progetti. Mercury li conquista subito con la sua voce e si unisce al gruppo. Al basso arriva John Deacon e cambiano il nome in Queen, scelto dallo stesso Mercury. Al contempo questi conosce Mary Austin,
la commessa di un negozio d’abbigliamento che diventerà la sua fidanzata e poi punto di riferimento per tutta la sua vita fino alla morte.
Inizia così la scalata dei Queen nella musica inglese e mondiale.

Mercury quindi diventa una star e inizia manifestare i primi segnali della sua omosessualità, cosa che chiuderà la storia con la Austin.
Il successo cambierà inevitabilmente la sua esistenza e ad un certo punto incrinerà il rapporto con gli altri elementi della band, isolandosi per un certo periodo in Germania
a condurre la sua nuova carriera da solista.

Dopo questo periodo buio della sua vita spesa tra droga, alcool e incontri con altri uomini portati spesso in casa dal suo compagno Paul che tende a “privatizzare”
eccessivamente la vita di Mercury, sarà la Austin a riportarlo nella giusta direzione e ad informarlo in tempo dell’organizzazione del più grande concerto della storia in
contemporanea mondiale, il famoso Live Aid.

Freddie torna così in Inghilterra, chiede scusa a May, Taylor e Deacon e riesce in extremis a fare aggiungere i Queen alla lista dei gruppi per il Live Aid.
Questa rappresenta la parte più significativa e culminante del film, dove Malek interpreta alla perfezione Mercury sul palco.
La sua recitazione è superba e ha incontrato favorevolmente le opinioni della maggior parte dei fan di Mercury e dei Queen, tanto che si parla di un’eventuale candidatura
all’Oscar.

Indubbiamente è un film che può essere visto da chiunque, non solo da chi ha ascoltato o ascolta la musica dei Queen, che dagli anni ’70 ad oggi hanno influenzato
anche vari personaggi della musica e dello spettacolo. Ad esempio Lady Gaga, famosa per il suo pezzo Poker Face, brano tra i più celebri  legati al mondo dei casinò,
ha preso il suo nome proprio dalla loro hit Radio Gaga.

Sotto l’aspetto tecnico ci sono scene visivamente molto potenti e di grande impatto, in special modo nella rappresentazione dei concerti, delle performance dal vivo dei
Queen e nei vari videoclip prodotti, come per esempio in I want to break free, con i quattro travestiti da donna. I dialoghi talvolta restano un po’ superficiali o tendono a sdrammatizzare alcune situazioni rendendo l’opera adatta ad un vasto pubblico o comunque molto commerciale.

Sarebbe stato forse opportuno approfondire alcune situazioni come l’esperienza interiore di Mercury in merito alla contrazione dell’AIDS o al suo rapporto con la Austin
nella seconda parte del film, o ancora con la sua stessa famiglia una volta raggiunto il successo.

Tralasciando alcune incongruenze temporali rispetto alla realtà dei fatti, si poteva fare di meglio a livello di sceneggiatura ma evidentemente la scelta è stata
di privilegiare la forza della musica e incentrare il film sulla grande personalità di Freddie Mercury, dall’inizio fino al punto massimo della strepitosa carriera musicale dei Queen.

Un film che piacerà soprattutto ai tanti fans della band che si gusteranno le loro migliori canzoni questa volta seduti davanti al grande schermo.

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