“Hereditary”, primo lungometraggio del regista e sceneggiatore Ari Aster, è un dramma familiare che sfonda nuove porte per il genere horror, peccato che….

Quando la matriarca Ellen muore, per la figlia Annie Graham (Toni Collette) e la sua famiglia composta da due figli e marito (Milly Shapiro, Alex Wolff e Gabriel Byrne) arriva il momento di affrontare, ognuno a suo modo, il lutto. La famiglia vive una vita normale fino a quando il figlio maggiore non è costretto dalla madre Annie a portare forzatamente sua sorella assieme a lui durante una festa per liceali. Da quel momento in poi nulla sarà più come prima.

 

Partiamo subito dicendo due cose: 1) Hereditary non è un horror qualunque

                                                               2) Hereditary è un film sprecato.

Gli elementi migliori di questo film sono le interpretazioni e la regia del superbo Ari Aster.

Partendo dalle interpretazioni: Toni Collette è stata eccezionale ed è riuscita a portare in scene tutti i dubbi, le paure, le paranoie e le angosce che una madre (e figlia) può avere con i proprio figli e con se stessa. La sua interpretazione è talmente accattivante e carismatica da essere una delle prove recitative migliori degli horror usciti in questi ultimi anni. Reggere il confronto con Collette non sarà stata una passeggiata, ma per gli altri membri della famiglia la situazione non cambia minimamente. Alex Wolff, che interpreta il figlio maggiore, è in grado di far immedesimare lo spettatore nella sua situazione terrificante in cui si dovrà trovare; vedremo infatti il giovane attore provare diversi sentimenti contrapposti durante la pellicola e, anche senza parlare, riesce perfettamente a far capire cosa il personaggio possa provare in determinate situazioni. Milly Shapiro interpreta Charlie, la figlia minore. Charlie è il personaggio migliore del film: misteriosa, inquietante e sopratutto motore di tutta la vicenda. Quando Charlie è in scena il pubblico verrà inondato da sensazioni positive e negative contrastanti che non faranno mai capire cosa veramente possa provare o desiderare questo personaggio. Infine abbiamo il padre di famiglia, anello che prova a congiungere questo nucleo familiare che sembra dover affrontare ogni problema senza nessuno aiuto in modo autonomo, quasi come se si provasse disprezzo gli uni per gli altri o per altri motivi più oscuri.

La regia di Ari Aster è maestosa, le sue inquadrature ( a volte anche citazioniste ad altri grandi registi) riescono a mettere a disagio lo spettatore per il loro essere controintuitive e fuori dall’ordinario. Il regista gioca con la macchina da presa e con gli ambienti circostanti ingannando la vista dello spettatore e facendolo a volte dubitare, proprio come dubitano i protagonisti, di quello che sta accadendo.

La colonna sonora della pellicola è travolgente, originale, melodica e in grado di disturbare lo spettatore in maniera eccelsa.

Allora perché Hereditary è un film sprecato?

La sceneggiatura del film per la prima ora è cristallina, il pubblico impara a conoscere i personaggi e i loro punti deboli o i loro problemi in modo tale da creare un’atmosfera durante la quale, nella seconda ora, lo spettatore possa rimanere incollato alla sedia in preda al terrore. Purtroppo non è stato così, anzi, è successo il contrario.

Dopo una prima ora fatta così bene durante il secondo tempo tutto va a rotoli. Tutta quella creazione di ansia e paure per dei personaggi resi così bene, tutta quella creazione di mistero, tutto quel pathos. Tutto va a rotoli nei peggiori dei modi. La risoluzione del fantomatico mistero della famiglia Graham si scopre essere una cosa talmente fuori contesto da togliere ogni tipo di interesse nella vicenda, gli indizi per capire che c’era qualcosa che non andava erano presenti ma sono stati raccolti e messi insieme dando vita ad una rivelazione finale che nella sala in cui sono stato ha scaturito un freddo “ah, quindi era questa la cosa?”.

La situazione non migliora per niente perché dopo la scoperta del mistero durante la seconda parte, arriviamo al suo climax, al suo apice. Arriviamo al finale. Un finale che è stato reso in maniera così nonsense, trash e grottesco da scaturire nella sala grasse risate. Quello che accade nel finale è stato scritto a livello di sceneggiatura (e di effetti visivi) in modo così inaspettato da risultare effettivamente talmente buffo e sorprendente (in senso negativo dato che sono stati inseriti nel finale cose totalmente a caso come se fossero state pescate da un cilindro) da far piangere letteralmente dal ridere lo spettatore, e stiamo parlando dell’apice di massima tensione che il film horror in questione doveva avere. Il componenete di terrore che doveva crearsi nella pellicola dopo quella fantastica prima ora si rivela essere alla fine un elemento talmente fatto male e trash dallo scaturire spontanee risate come se si stesse guardando un film comico. La risoluzione finale è così sorprendente che, anche se ci sono stati gli indizi, nessuno ci sarebbe potuto arrivare prima e sopratutto nessuno si sarebbe aspettato di vedere scene rese in modo così imbarazzante e involontariamente comiche. 

Hereditary era un film che nel panorama horror odierno poteva dare tanto, ed effettivamente in parte così è stato. Il film inizia in modo travolgente, i personaggi sono caratterizzati perfettamente e la recitazione è semplicemente da capolavoro. La regia virtuosa riesce a dare sempre spunti di visione diversi dal solito e non convenzionali con i quali si potrà far luce su sentimenti, dubbi e paure dei personaggi. Tutto va a perdersi nella seconda parte del film dove viene svelato il mistero, le falle logiche si sovrappongono le une sulle altre da quante sono e il finale al posto di incutere terrore è riuscito ad essere reso in maniera così grottesca e trash da far ridere. Hereditary è un film a metà che però, a seconda del tipo di pubblico che si vuole essere, potrebbe piacere come non piacere. Hereditary è un film che, malgrado tutto, deve essere visto (al massimo preparatevi a ridere molto).

Possiede un diploma in amministrazione, finanze e marketing.

Durante gli anni scolastici si è sempre più avvicinato al mondo dell’intrattenimento televisivo e cinematografico approfondendone le strutture teoriche e tecniche.

Ha studiato sceneggiatura, regia, montaggio e storia del cinema da privatista e tramite corsi universitari DAMS (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo).

Ha collaborato per la creazione di uno dei primi reality web in Italia: “coach in coaching”.

Possiede una qualifica riconosciuta come master in cinema, teatro e spettacolo dove ha imparato tutto ciò che occorre sapere in merito a produzione, sceneggiatura di un film e regia cinematografica

Si sta affermando come storyteller per implementare un nuovo business in Italia dedicato al digital brand storytelling.

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7.5

Sceneggiatura

4.0/10

Recitazione

10.0/10

Regia

9.0/10

Scenografia e Colonna Sonora

8.0/10

Effetti Speciali

6.5/10

Pros

  • Recitazione perfetta da parte di tutto il cast
  • Regia superba e immersiva
  • Scenografie ottime

Cons

  • Da metà film il trash e il divertimento sono assicurati, e in un film horror non dovrebbe accadere
  • Falle logiche durante le rivelazioni della pellicola

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