RECENSIONE SENZA SPOILER.

La Casa di Carta è una serie tv spagnola del 2017 dalla trama piuttosto semplice: otto rapinatori e una mente criminale, armarti di un piano “perfetto”, rapinano la zecca di stato spagnola. Tutti gli elementi costitutivi del classico caper movie ci sono, e poche volte prima di questa serie si sono visti così avvincenti ed efficaci. Lo stile action anni ’90 e primi ’00, è una dolce fragranza che avvolge interamente la serie.

La serie, nelle sue dinamiche di genere, si presenta classica e con nessuna particolare trovata narrativa, ma questo è il solo, propriamente definibile, “contro” de La Casa di Carta. Ogni altro elemento di questa serie è eccellente: i personaggi, gli attori, il ritmo narrativo, le situazioni tese che si succedono e accavallano l’una sull’altra, i richiami alla cultura popolare di genere e non.

La caratterizzazione dei personaggi in questa serie, con ogni probabilità, è ciò che permette un’istantanea immedesimazione dello spettatore nelle dinamiche della serie, insieme alle straordinarie interpretazioni degli attori. La semplicità costitutiva della maggior parte dei personaggi, molto simile a quella di un gioco di ruolo, consente allo spettatore di individuare il proprio preferito, di tifare per lui, e di conseguenza rimanere con il fiato sospeso ogni volta che al suo pupillo succede qualcosa. Per questa ragione, mi soffermerò su ciascuno di essi.

Berlino. Il classico ladro-gentiluomo dai gusti raffinati, dal portamento inglese. Non fatevi ingannare dalle apparenze, è uno dei personaggi più approfonditi della serie, e ha molti scheletri nel suo armadio. Il uno dei miei personaggi preferito della serie. Dalla mentalità complessa e affascinante, difficilmente vi dimenticherete di Berlino.

Helsinki e Oslo, sono i nerboruti uomini che fanno della forza fisica il loro marchio di fabbrica. Oslo è, senza dubbio, il personaggio più marginale e meno degno di attenzioni. Helsinki è ben caratterizzato, soprattutto dopo la metà della serie, tanto da diventare, insieme a Berlino e ad un altro (ne parlerò a breve), tra i miei personaggi preferiti della serie.

Nairobi è un altro personaggio, come Helsinki, che riceve il giusto approfondimento dopo la metà della serie. Affascinante, “onesta”, operosa, Nairobi è la più composta e instancabile del gruppo.

Rio e Tokio, sono la “coppia” del gruppo. Rio è il più giovane nel gruppo dei rapinatori. Specializzato e addetto a tutto l’aspetto “informatico” ed “eletrico-meccanico”, è uno dei personaggi più imprudenti. Mosso da un profondo amore per Tokio, è disposto a tutto pur di stare con lei. Tokio è la protagonista dichiarata della serie. Insieme a Helsinki e Berlino, compone il trittico dei miei personaggi preferiti. È impulsiva, sconsiderata, frenetica, irrazionale. Una vera e propria bomba ad orologeria.

Mosca e Denver. Padre e figlio. La loro è, in assoluto, la migliore background story-line di tutta la serie, seppur semplice e non esente da cliché. Mosca è l’addetto agli scavi all’interno della zecca. Un padre inusuale ma dal grande carisma, che prova un amore profondo per il proprio figlio. Denver è un giovane ragazzo cresciuto in un ambiente criminoso, con una grande voglia di riscatto nei confronti della vita. All’interno della zecca è lui ad essere il protagonista dei migliori colpi di scena dal forte impatto emotivo.

Il Professore. La mente criminale alle spalle del piano “perfetto”. Il leader della squadra. Affascinante, timoroso, sveglio, intelligente, preciso, insicuro nella vita ma freddo e calcolatore durante tutta la rapina. È disposto a tutto (tranne che ad uccidere?) pur di portare a compimento il suo piano.

Raquel Murillo, l’agente incaricato delle negoziazioni con i rapinatori. Turbata ma determinata, con un buon background, cercherà in tutti i modi essere un passo avanti rispetto al Professore. Un partita a scacchi, tra i due, che si evolve dalla prima all’ultima puntata.

Il ritmo narrativo è ciò che rende questa serie al cardiopalma. Nessun momento morto, nessuna divagazione, solo azione e situazioni tese. 22 episodi (secondo la versione Netflix) di pura adrenalina.

Le critiche più accese mosse a La Casa di Carta riguardano il finale buonista e per alcune situazione al limite del credibile. Sono d’accordo, ma solo in parte. Alcune situazioni, sono effettivamente poco credibili ed eccessivamente “tirate per i capelli” (prima fra tutte una che vede protagonista Tokio, nelle ultime puntate. Per evitare spoiler non la descrivo, ma sono sicuro che chi ha visto la serie sa a cosa faccio riferimento). Le critiche sul finale buonista non le condivido. È vera la presenza del buonismo, ma è questione di gusti e non di una problematica oggettiva della serie. Il finale l’ho apprezzato, ed è come lo avrei voluto. Quindi è scontato o prevedibile? No, fino all’ultimo secondo non c’è modo di intuire come la serie potrebbe finire.

I riferimenti alla cultura action anni ’90 e non solo, sono decine. Bonnie e Clyde, Prison Break, Le Iene, Ocean’s Eleven, Inside Man, sono solo alcuni dei film o personaggi o serie tv che La Casa di Carta omaggia. Se siete appassionati di action e del caper movie, questa serie vi calzerà a pennello come un abito di sartoria.

La Casa di Carta è una delle più grandi sorprese (se non la più grande) tra quelle avute in televisione negli ultimi anni. Una serie avvincente, appassionante, coinvolgente, che rende impossibile allontanarsi dallo schermo dalla prima all’ultima puntata.

 

-Roma … ehm… Michael Giargia

Appassionato di fumetti, serie tv e cinema. Si pone molte domande alle quali risponde sempre: “42!”.