Dopo i primi tre film dedicati allo “sfogo” americano, il primo ambientato dentro una casa e i seguenti fuori per strada, “La prima notte del giudizio” ci porta a quando tutto è iniziato, ci porta a quello che è stato il primo sfogo.

I Nuovi Padri Fondatori d’America per abbassare il tasso di criminalità decidono di attuare un esperimento sociale, il 22 Marzo per 12 ore ogni tipo di criminalità, compreso l’omicidio, sarà consentito. In questo modo la gente potrà uscire per strada e “purificarsi” da tutte le rabbie e gli asti di ogni giorno in una sola notte in onore del sangue e della follia.

Il racconto di cos’è accaduto durante la prima Notte del Giudizio incuriosisce lo spettatore fin da subito (sopratutto se si sono visti i primi tre capitoli del brand cinematografico). La prima parte del film catapulta lo spettatore a qualche giorno antecedente la fatidica notte: ci vengono mostrati i test sociali che vengono fatti alle persone per comprendere quanto esse siano arrabbiate e predisposte allo “sfogo”, ci viene fatto vedere dalla prospettiva più tecnica e politica quali sono state le motivazioni per le quali i Nuovi Padri Fondatori hanno deciso di provare ad attuare un esperimento simile. La seconda parte del film invece sarà ambientata nel pieno della notte in cui tutto è concesso.

Tutti i protagonisti del film non sono per niente caratterizzati, lo spettatore si troverà davanti a personaggi scritti in maniera superficiale che servono solo ad introdurci all’interno della notte dello “sfogo” grazie ai loro occhi. Quello che accadrà ai protagonisti della storia non interesserà minimamente lo spettatore, né nella prima né nella seconda parte del film. L’unico soggetto che colpirà l’attenzione è Skeletor (Rotimi Paul), un personaggio secondario che però rappresenta alla perfezione tutto quello che è la rabbia, la follia e l’esigenza dello “sfogo”. Ogni volta che il personaggio di Skeletor sarà in scena lo spettatore si sentirà teso e spaventato, davanti ad un personaggio imprevedibile che purtroppo, a metà film, incomincerà ad essere gestito in maniera pessima comparendo sempre meno durante l’ultimo quarto della pellicola.

Durante la parte antecedente la notte dello “sfogo” lo spettatore accetta la lentezza con la quale si susseguono le scene perché mosso dall’interesse di sapere com’è nata questa distopica tradizione americana. Nella seconda parte del film invece, dove si è per strada durante la notte della “purificazione”, il pubblico non accetterà la lentezza con la quale ogni singolo evento si succede.  Forse a causa dei personaggi con i quali non si empatizza minimamente, forse a causa di un susseguirsi di scene in cui non accade nulla, “La prima notte del giudizio” è (tra i quattro film) quello in cui è più assente l’intenzione di far vivere allo spettatore quella che è la notte dello “sfogo”. 

Il film recupera  durante le scene d’azione finali, movimentate e dirette con delle buone trovate sceniche, ma questo non toglie che per più di quaranta minuti in cui si assiste alla notte in cui tutto è concesso, non succede nulla di interessante o che possa catturare l’attenzione dello spettatore salvo gli sporadici casi sopra citati. Per quanto in sceneggiatura abbiano provato a giustificare questa piattezza ciò non toglie che una buona parte della pellicola la si potrebbe passare annoiandosi.

“La prima notte del giudizio” è un film di contesto con il quale gli spettatori amanti del brand potranno rispondere a tutte le loro curiosità riguardanti al come tutto è nato. I protagonisti della vicenda sono piatti proprio come la parte del film dedicato allo “sfogo” per strada ma questo non evita in cabina di regia di costruire scene d’azione interessanti e intrattenenti verso la fine del film. Con questo prequel vengono date risposte alle ultime domande che lo spettatore si poteva fare, sancendo la fine di una serie (o almeno si spera dato che non c’è proprio più nulla da dire) di film originali che hanno mostrato quanto la follia umana si possa spingere.

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6.8

Sceneggiatura

6.5/10

Regia

7.5/10

Recitazione

6.5/10

Pros

  • Viene fatto vedere come tutto è iniziato
  • Buone scene d'azione finali
  • Personaggio secondario di Skeletor

Cons

  • Tutti i protagonisti sono piatti e inutili
  • La parte del film dedicata allo "sfogo" è lenta, non accade nulla di entusiasmante

Possiede un diploma in amministrazione, finanze e marketing.

Durante gli anni scolastici si è sempre più avvicinato al mondo dell’intrattenimento televisivo e cinematografico approfondendone le strutture teoriche e tecniche.

Ha studiato sceneggiatura, regia, montaggio e storia del cinema da privatista e tramite corsi universitari DAMS (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo).

Ha collaborato per la creazione di uno dei primi reality web in Italia: “coach in coaching”.

Possiede una qualifica riconosciuta come master in cinema, teatro e spettacolo dove ha imparato tutto ciò che occorre sapere in merito a produzione, sceneggiatura di un film e regia cinematografica

Si sta affermando come storyteller per implementare un nuovo business in Italia dedicato al digital brand storytelling.

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