Mary Shelley – Un amore immortale” è un film che, attraverso un personaggio che ha fatto la storia della letteratura, racconta la forza di volontà della figura femminile con troppe insicurezze e preamboli.

Il film narra la storia di Mary Wollstonecraft Godwin (Elle Fanning) che, sposatasi con il poeta Percy Shelley (Douglas Booth), inizierà a vivere una vita sempre più difficile ed ostica che la porterà a scrivere il romanzo “Frankenstein o il moderno prometeo” e combattere per esso.

Il film è strutturato in più fasi della vita di Mary e si nota fin da subito a quale parte gli sceneggiatori abbiano voluto dare più carica emotiva. La prima parte è spenta, il film sembra non partire mai e lo spettatore si troverà spesso davanti a sbalzi temporali davvero grandi con il quale, senza neanche una dicitura scritta, si perde completamente il senso pratico di una crescita effettiva della nostra protagonista. I personaggi inoltre hanno una base di caratterizzazione davvero ben solida ma quest’ultima non viene sfruttata dato che attraverso tutti questi momenti di vita di Mary gli uni separati dagli altri, a volte ci si troverà davanti a dei personaggi che prima sono amabili e tutto d’un tratto diventeranno insopportabili bambini viziati senza una ragione logica di quello che abbiamo visto poco fa.

L’inserimento di alcuni personaggi era fondamentale per raccontare la vita di Mary, peccato che alcuni di essi siano talmente eccentrici e strani al punto tale da non riuscire a capire le loro reali intenzioni o i loro veri sentimenti. Molto spesso durante la pellicola ci si troverà a momenti in cui un determinato poeta inizierà a fare lunghi sproloqui sulle poesie e sul senso della vita senza però aggiungere nulla di nuova al film e confondendo semplicemente lo spettatore che si chiederà “perchè mi stanno facendo vedere questa cosa?”.

I rapporti tra i personaggi si unificano, si spezzano e si ricongiungono troppo frequentemente e con troppa velocità per far capire il senso di dolore e disagio che Mary possa provare da tutto ciò, quel senso di dolore e disagio che la porterà a scrivere il suo libro, quindi un elemento molto importante da far comprendere allo spettatore.

Fortunatamente però tutto si salva superata la metà della pellicola con una Mary Shelley cresciuta mentalmente (Come? Non potremmo mai saperlo data la superficialità della prima parte del film) pronta dopo molto dolore a combattere ad ogni costo per i suoi diritti e per quanto lei valga realmente.

Ellen Fanning è un’ottima attrice, ma questa volta nell’interpretazione di Mary non è riuscita a dare giustizia al personaggio. L’attrice interpreta il suo personaggio, tormentato e sofferente, in modo tale da non fartelo sembrare così complesso ma semplicemente antipatico e con un perenne broncio in faccia. La Fanning non è stata in grado di far recepire allo spettatore le giuste emozioni da attribuire al carattere del suo personaggio. Il resto del cast recita in maniera eccentrico come deve essere e nessuno spicca per bravura.

Le musiche e l’ambientazione del film sono superlativi. Questi due elementi chiave riescono, malgrado tutti i problemi di scrittura, a farti immerge in quell’epoca piena di pregiudizi e piena di dolore che la figura femminile teneva nascosto per paura.

Mary Shelley è un film che ha dei problemi ma che non deve essere bocciato per essi. La pellicola per buona parte del tempo ha problemi di ritmo e non riesce a gestire i salti temporali, i rapporti tra i personaggi a causa di tutto ciò si intrecciano e si sfaldano troppo velocemente, Ellen Fanning inoltre non è riuscita a rendere giustizia al suo personaggio dandole un’interpretazione totalmente inesatta. Tutti questi elementi avrebbero dovuto far perdere colpi alla mentalità e caratterizzazione di Mary ma così non è stato. Le ambientazioni, le musiche, tutto ciò per cui ha combattuto la protagonista da metà film in poi… questi elementi fanno recuperare tutto alla pellicola inserendo un messaggio di diritto alle donne e una metafora fantastica sulla storia di Frankenstein che riuscirà a colpire lo spettatore facendogli capire quanto la figura di Mary non sia stata solo importante per la letteratura, ma anche per il valore delle donne dentro la società.

 

6.9

Sceneggiatura

6.0/10

Regia

7.0/10

Scenografia

7.5/10

Colonna Sonora

7.0/10

Pros

  • Ambientazione degna di nota
  • Colonna sonora in perfetta linea con quello che prova la protagonista
  • La morale sul libro di Frankenstein e il diritto delle donne
  • Il dolore e la caratterizzazione di Mary da metà film in poi

Cons

  • Troppi salti temporali non dichiarati
  • I personaggi e i loro rapporti sono stati costruiti in maniera troppo superficiale
  • La recitazione di Ellen Fanning dona un'interpretazione non del tutto corretta del suo personaggio
  • Quantità innumerevole di personaggio che si riducono a fastidiose macchiette

Possiede un diploma in amministrazione, finanze e marketing.

Durante gli anni scolastici si è sempre più avvicinato al mondo dell’intrattenimento televisivo e cinematografico approfondendone le strutture teoriche e tecniche.

Ha studiato sceneggiatura, regia, montaggio e storia del cinema da privatista e tramite corsi universitari DAMS (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo).

Ha collaborato per la creazione di uno dei primi reality web in Italia: “coach in coaching”.

Possiede una qualifica riconosciuta come master in cinema, teatro e spettacolo dove ha imparato tutto ciò che occorre sapere in merito a produzione, sceneggiatura di un film e regia cinematografica

Si sta affermando come storyteller per implementare un nuovo business in Italia dedicato al digital brand storytelling.

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