Il nuovo film di Paolo Virzì, “Notti Magiche“, ci mostra le controversie del mondo cinematografico italiano degli inizi anni ’90, attraverso una narrazione fluida che preferisce concentrarsi sulle storie singole dei personaggi piuttosto che sulla loro coralità.

Roma, tre giovani aspirati sceneggiatori: Antonio, Eugenia e Luciano ( Mauro Lamantia, Irene Vetere, Giovanni Toscano), vengono accusati di aver assassinato un noto produttore della cinematografia italiana, Leonardo Saponaro (Giancarlo Giannini), la notte del 3 Luglio 1990. I tre ragazzi ripercorrono in caserma la loro storia, fin dal primo incontro all’arrivo in caserma.

Il film fa capire molto bene fin da subito quale sia il suo obiettivo, sviscerare le controversie del mondo del cinema italiano anni ’90 analizzando i conflitti e le contraddizioni generazionali che incombevano in quei tempi. Attraverso l’ottima caratterizzazione dei giovani sceneggiatori, ci verranno poste davanti tre storie che a volte si intrecciano ma che, per lo più, vivono di vita propria, lasciando allo spettatore il ricordo singolo piuttosto che collettivo delle loro storie. L’ingenuità contrapposta alla superbia, l’insoddisfazione, la meritocrazia assente sostituita ad un connubio di ipocricità, questi sono i tre elementi fondamentali che le storie dei nostri personaggi vivranno.

Purtroppo, come detto prima, le storie singole affascinano di più che quando i tre personaggi sono insieme. Durante il film lo spettatore capisce che i tre sceneggiatori sono legati da un’amicizia, peccato che quest’ultima non sia per nulla approfondita. Per quasi due ore si sente dire da una dei protagonisti quanto essi si vogliano bene e il loro legame in quel mondo “marcio” sia fonte di sopravvivenza, peccato che questo legame non sia per nulla approfondito. Certo, ci sono scene dove i tre personaggi insieme discutono e parlano di ciò che gli sta accadendo, ma questo non basta per rendere fulcro di importanza questa unione che, in fin dei conti, non si vede, né si sente.

Le prove attoriali sono state superbe. A distanza di giorni lo spettatore si ricorderà perfettamente di tutti i personaggi incontrati nel film, e non solo per le ottime caratterizzazioni, ma anche per le interpretazioni. Giannini è stato eccezionale, e porta in scena un produttore cinematografico che è fulcro e sunto portante di tutto un decennio (se non di più) di storia del cinema italiano. I tre giovani attori protagonisti non sono da meno, rendendo i loro personaggi unici non solo grazie alla solida sceneggiatura ma anche grazie all’abilità di ognuno di loro nel saper trasmettere peculiarità esclusive per ogni personaggio.

Sicuramente però, questo film non è per tutti. Quello che si può denotare da questa pellicola è stato quanto Virzì abbia puntato su quella che è una grande satira mascherata a film. Tutta la pellicola ripercorre ogni aspetto della storia del cinema italiano di quei tempi in maniera molto intelligente, creando personaggi che accompagnano il narratore in quello che era tutto ciò che a quei tempi non funzionava all’interno dell’industria. Purtroppo però l’eleganza di Virzì nel portare un simile periodo storico attraverso una satira cattiva ma mai esagerata, porterà a tutti quelli che non sanno nulla di Cinema e che vogliono solo guastarsi il film, a non capire il 90% delle geniali battute che vengono costruite. La pellicola si rivela essere non solo per appassionati di film e cinema, ma per veri amanti della cinematografia italiana e della sua decadenza durante gli anni ’90.

L’ambientazione romana è viva, lo spettatore respira Roma in tutte le sue essenzialità territoriali, non tanto per i fantastici monumenti e strutture, quanto per le persone e i loro comportamenti. La colonna sonora invece è davvero troppo ridondante. In una ventina di minuti si sentiranno sempre in loop i soliti due o tre brani compositi per l’occasione, davvero poco per un film di quasi due ore.

“Notti magiche” è un ottimo film, affascinante, divertente e con una sceneggiatura fantastica. Peccato che la nicchia a cui si rivolge sia troppo piccola e che, lo spettatore che non sa perfettamente gli accaduti della storia del cinema italiana anni ’90, troverà faticoso capire perchè in certe battute si debba ridere e ciò potrebbe infastidirlo. Passando sulla nicchia, Virzì porta un film dove due generazioni si combattono tra contraddizioni e collaborazioni. La pellicola si rivela essere sottile, intelligente, elegante, portando un prodotto finite che, attraverso il rapporto umano e le persone, riesce a raccontarci e a farci vivere quell’epoca piena di controversie in modo analitico e approfondito.

7.9

Sceneggiatura

8.5/10

Interpretazioni

9.0/10

Regia

8.0/10

Colonna Sonora

6.0/10

Pros

  • Satira elegante ben coadiuvata al resto del film
  • Ottime interpretazioni da parte di tutto il cast
  • Ottime storie singole dei protagonisti...

Cons

  • Film di nicchia che decide di prendere una fetta di pubblico davvero ristretta
  • Colonna sonora ridondante
  • ... ma il rapporto tra i tre è poco approfondito

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