Papillon, remake dell’omonimo film del 1973 con Steve McQueen e Dustin Hoffman e tratto dal romanzo autobiografico di Henri Charrière, è un buon prison movie che intrattiene e introduce lo spettatore in un contesto sporco, pericoloso, solitario e ansiogeno.

1931, Henri Charrière “Papillon” (Charlie Hunnam) è uno scassinatore parigino che, incastrato per un omicidio non commesso, dovrà scontare l’ergastolo nel penitenziario di massima sicurezza nella Guyana Francese, sull’Isola del Diavolo. Papillon, deciso ad evadere, si allea con il contraffattore Louis Dega (Rami Malek) che in cambio di protezione gli finanzierà qualsiasi piano di fuga.

La sceneggiatura del film riesce a far immergere lo spettatore e a coinvolgerlo in quella che è la situazione dei giovani incarcerarti, donandogli le stesse sensazioni di rischio e paura che provano i protagonisti. La stessa cosa non si può dire però sul rapporto tra Papillon e Dega, a causa di una scrittura troppo veloce della prima parte della pellicola non si riesce a decifrare fin da subito la relazione che intercorre nei due protagonisti. La situazione migliora nella seconda parte del film, più lenta ma incisiva e chiara, che stabilisce ogni singolo rapporto tra i personaggi della vicenda.

Gli attori riescono nel loro lavoro, una nota di merito a Charlie Hunnam che (nonostante non riesca a reggere il confronto con la prestazione del 1973 di Steve McQueen) porta in scena un Papillon determinato e senza scrupoli, forte nel corpo e nello spirito, pronto a tutto pur di raggiungere il suo scopo. La stessa cosa non si può dire per Rami Malek che porta un Louis Dega spaventato ma eccessivo, sopra le righe, con delle espressività facciali troppo esasperate che vengono ripetute all’unisono per due ore e un quarto e che stonano con l’intero contesto narrativo malgrado il suo personaggio debba risultare debole e impaurito.

In cabina di regia troviamo Michael Noer, che svolge il suo compito, donandoci inquadrature degne di nota che colpiscono per la loro violenza psicologica (e non) e che contribuiscono ancora di più all’immersione dentro il carcere francese. Un difetto registico è presente nelle sporadiche scene di combattimento che sono sempre poco chiare e mal gestite.

Il montaggio colpisce per la sua adattabilità a seconda dei momenti: lento quando devono esserci situazioni di solitudine e follia, veloce nei momenti più frenetici con inseguimenti o situazioni pericolose per i protagonisti.

La scenografia del film, elemento portante della pellicola, è indubbiamente impeccabile. Il carcere è stato ricostruito in modo minuzioso e gran parte del lavoro d’immersione all’interno del film è proprio dovuta all’egregia ricostruzione scenografia. La fotografia del film sempre sporca aiuta ancora di più lo spettatore a capire la situazione di vita dei prigionieri.

La colonna sonora è dimenticabile ed anonima fin dal primo istante, non dona profondità alle vicende che vengono portate a schermo e servono solo come riempimento uditivo nelle fasi più fagocitate della vicenda.

Dalla scenografia alla sceneggiatura, dalle prove attoriali alla fotografia, dal montaggio alla regia, ogni elemento sembra essere stato creato per donare un contesto narrativo realistico e impattante. La stessa cosa però non si può dire per quella che è la narrazione: la sceneggiatura del film all’inizio è troppo veloce e grossolana, lo spettatore non riesce a empatizzare fin da subito con i due protagonisti e con il loro rapporto, elemento che doveva essere cardine nella pellicola.  Papillon è un reamke non necessario ma che riesce sotto ogni fronte a livello immersivo, facendo “entrare” lo spettatore e facendolo identificare dentro il carcere dell’Isola del Diavolo.

 

Possiede un diploma in amministrazione, finanze e marketing.

Durante gli anni scolastici si è sempre più avvicinato al mondo dell’intrattenimento televisivo e cinematografico approfondendone le strutture teoriche e tecniche.

Ha studiato sceneggiatura, regia, montaggio e storia del cinema da privatista e tramite corsi universitari DAMS (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo).

Ha collaborato per la creazione di uno dei primi reality web in Italia: “coach in coaching”.

Possiede una qualifica riconosciuta come master in cinema, teatro e spettacolo dove ha imparato tutto ciò che occorre sapere in merito a produzione, sceneggiatura di un film e regia cinematografica

Si sta affermando come storyteller per implementare un nuovo business in Italia dedicato al digital brand storytelling.

7.4

Sceneggiatura

7.0/10

Regia

7.5/10

Recitazione

7.5/10

Scenografia

9.0/10

Colonna Sonora

6.0/10

Pros

  • Scenografia d'impatto e immersiva
  • Contesto narrativo reso in maniera impeccabile
  • Facile identificazione nei personaggi
  • Ottima recitazione di Charlie Hunnam

Cons

  • Sceneggiatura scritta superficialmente nella prima parte
  • Colonna Sonora dimenticabile
  • Scene di combattimento mal dirette
  • Recitazione sopra alle righe di Rami Malek

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