“Ride” si potrebbe classificare come film d’azione, ma non è così, “Ride” è un film profondo che sotto la sua ottima superficie nasconde un altrettanto magnifico mondo.

Kyle  Max ( Ludovic Hughes e Lorenzo Richelmy ) sono due amici con un grande talento nelle corse acrobatiche. I due ragazzi un giorno ricevono un invito dalla misteriosa agenzia “Black Babylon” a partecipare ad una gara di downhill in una località segreta, per il vincitore il premio in palio sarà di 250.000$. Per i due ragazzi occorre fare una scelta: “Ride or….”.

Partendo dalla sceneggiatura, “Ride” si muove in maniera virtuosa all’interno del mondo della narrazione in generale. I motivi principali per cui la narrazione del film funziona alla perfezione sono tre: mistero, caratterizzazione ed immersione. 

Il mistero che si crea all’interno della pellicola è affascinante. Senza fare spoiler, lo spettatore si troverà in una situazione talmente concitata e frenetica da entrare in uno stato di ansia e pericolo dove, proprio come accade ai nostri protagonisti, tutto sarà ignoto. Lo scopo del film sembra avere la doppia finalità di raccontarci la storia di Kyle e Max ma allo stesso tempo lanciare degli indizi  su quello che è il mistero celato dietro questo contest. La storia, oltretutto, da metà film in poi inizierà a farsi davvero avviluppata al punto tale da far iniziare a riflettere lo spettatore, facendogli “unire i puntini”, e cercando delle teorie sul vero scopo di questa gara segreta, sempre se un vero scopo ci sia.

Parlando della scrittura dei personaggi. Kyle e Max sono uno l’antitesi dell’altro. Se da una parte Kyle è un ormai padre di famiglia che sta cercando di riequilibrare i rapporti con la moglie “appendendo il casco al muro”, dall’altra parte Max è un ragazzo spericolato che vive la vita come se quello fosse il suo ultimo giorno sulla terra. I due personaggi sono stati scritti in maniera eccelsa proprio per come, grazie all’espediente della gara estrema, ci vengono mostrati frammenti della loro vita e del loro carattere che ci faranno completare un grande puzzle con il quale lo spettatore capirà cosa ci sia davvero dietro questa amicizia e gli scopi dei due ragazzi quali siano in realtà. Inoltre ci viene presentato un altro personaggio all’interno della storia, Clara (Simone Labarga) che, se inizialmente sembra essere stata scritta con tutti gli stereotipi della principessa terrorizzata, alla fine recupera terreno mettendo ancora più mistero su quella che è la vicenda.

Le interpretazioni del film inoltre sono tutte ad altissimi livelli. Una menzione d’onoreLorenzo Richelmy  che, interpretando Max, dimostra alla maggior parte del mondo attoriale italiano come dev’essere interpretato un personaggio con diverse sfaccettature in grado di farti ridere ma allo stesso tempo farti riflettere e farti paura.

Parlando ora del terzo elemento per cui la narrazione del film è memorabile, arriviamo all’immersione del film. Quando parlo di immersione intendo dire che tutto quello che vivono sulla loro pelle i due ragazzi la viviamo anche noi del pubblico. Sono state prese decisioni davvero perspicaci su come rendere il più coinvolgente possibile la vicenda. Durante la gara, la musica che i protagonisti ascolteranno sarà niente di meno che la colonna sonora del film, quindi le emozioni che proveranno Max e Kyle all’ascolto delle tracce sarà la stessa che proverà lo spettatore ( colonna sonora che quindi diventa diegetica alla vicenda che i personaggi vivono). Le immagini che vedono i protagonisti sono le stesse che vede lo spettatore (tramite la trovata delle GoPro) e quindi, nella maggior parte dei casi, le scoperte che faranno i due ragazzi il pubblico le farà con loro in tutti i sensi, dato che saranno un po’ come “i loro occhi”.

Parlando della regia, a cura di Jacopo Rondinelli, quest’ultima è tanto originale quanto piena di coraggio per quanto abbia osato. All’interno dell’ambientazione in cui i nostri protagonisti correranno ci saranno GoPro pronte a riprenderli da ogni angolazione e alcune anche nei loro caschi e nei loro zaini. Con l’uso alcune volte di droni, la regia è un ulteriore elemento che ti fa immedesimare all’interno della vicenda come se tu fossi non lo spettatore di un film ma lo spettatore di questa gara segreta piena di misteri. La regia del film oltretutto va a stretto contatto con il montaggio della pellicola, forse l’elemento migliore di Ride.

Il montaggio di Ride riesce ad essere frenetico e chiaro allo stesso tempo. Grazie alla trovata delle GoPro, ci si troverà davanti a cambi di prospettiva attraverso le camere davvero molto frequenti con i quali lo spettatore potrà vedere un determinato fatto, o una determinata acrobazia, con più punti di vista e con una prospettiva sempre diversa. I momenti più action, inoltre, dove l’azione è davvero molto movimentata e con mosse di parkour, ci vengono mostrati attraverso la “soggettiva” dei protagonisti e questo elemento non dà assolutamente fastidio all’occhio del pubblico che riesce senza nessun problema a capire ogni singolo movimento che faranno i personaggi sia in bici che a piedi.

Gli effetti speciali di Ride sono stati realizzati in maniera eccellente. A volte citazionistici a grandi pellicole cult, a volte così specifici, dettagliati e pieni di colori da far credere al pubblico di aver assunto degli allucinogeni, gli effetti speciali del film sono realistici e non fanno assolutamente perdere l’atmosfera, anzi ne amplificano la sua grande forza.

Se si deve trovare un difetto nel film questo è riscontrato negli ultimi cinque minuti. Chiariamoci subito, il finale di Ride è bello proprio per quanto mistico e complesso, ma quello che forse poteva essere migliorato, anche solo con un paio di minuti in più di pellicola, era chiudere più storyline in maniera maggiormente chiara e diretta al posto di lasciare lo spettatore a bocca aperta non solo per cosa si nasconde in profondità ma anche per quello che c’è in superficie. Lo spettatore non deve essere tenuto per mano quando guarda un film, questo dovrebbe essere un dato di fatto per ogni pellicola. Ride sicuramente non fa spiegoni per appagare la curiosità del pubblico, ma lascia indizi sparsi che porteranno a completare un quadro molto grande e complesso. Con anche solo un paio di scene in più riguardo a ciò che sta realmente accadendo sicuramente il tutto sarebbe stato più gratificante, ma ciò non toglie la maestria con il quale siano stati resi gli ultimi momenti della pellicola e il grande pathos che lo spettatore si troverà in corpo a fine film, pronto ora ad unire tutti i puntini ( e magari andare a leggere i libri e fumetti… e aspettarsi un sequel).

Tornando alla colonna sonora, quest’ultima non è solamente immersiva, bensì è anche citazionista al mondo videoludico (come lo è anche la struttura della gara in fin dei conti). Molto spesso ci si troverà davanti a brani che sembrano essere stati creati a regola d’arte per dare quel senso di somiglianza a quello che è il mondo dei videogiochi arcade. Forse come metafora o forse semplice espediente narrativo che regala adrenalina, la trovata delle musiche del film è davvero geniale.

Dai creatori di “Mine” (Fabio Guaglione e Fabio Resinaro), “Ride” è un esempio su come il cinema dovrebbe essere fatto oggi, nel ventunesimo secolo. Il film sfrutta le tecnologie odierne giocandoci sia a livello visivo che a livello narrativo. La sua forza più grande non è stata quella di osare, ma di osare in maniera così intelligente da creare una nuova forma narrativa con un intreccio sbalorditivo, dei personaggi caratterizzati alla perfezione, una regia/montaggio davvero eccelsi, una colonna sonora che carica di adrenalina e un mistero di fondo che farà riflettere lo spettatore per molti giorni a seguire. “Ride” è un ulteriore esempio di come in Italia il cinema non si può solo fare, ma si può fare bene, al punto tale da superare di gran lunghe molte major estere in grado di propinare la stessa storia solo con attori la cui unica differenza sta nella muscolatura corporale.


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8.8

Sceneggiatura

9.0/10

Regia e Montaggio

8.5/10

Recitazione

9.0/10

Effetti Speciali

9.0/10

Colonna Sonora

8.5/10

Pros

  • Sceneggiatura che rinnova i canoni narrativi classici con un intreccio sorprendente
  • Regia e montaggio del film che insieme danno vita a scene action davvero ottime
  • Recitazione di tutti gli attori davvero ottima, con una menzione d'onore a Lorenzo Richelmy
  • Colonna sonora realizzata, composta e inserita in maniera originale
  • Effetti speciali realistici che aumentano l'immersione all'interno del film

Cons

  • Qualche minuto in più sul finale per chiudere ancora meglio alcune storyline non avrebbero guastato

Possiede un diploma in amministrazione, finanze e marketing.

Durante gli anni scolastici si è sempre più avvicinato al mondo dell’intrattenimento televisivo e cinematografico approfondendone le strutture teoriche e tecniche.

Ha studiato sceneggiatura, regia, montaggio e storia del cinema da privatista e tramite corsi universitari DAMS (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo).

Ha collaborato per la creazione di uno dei primi reality web in Italia: “coach in coaching”.

Possiede una qualifica riconosciuta come master in cinema, teatro e spettacolo dove ha imparato tutto ciò che occorre sapere in merito a produzione, sceneggiatura di un film e regia cinematografica

Si sta affermando come storyteller per implementare un nuovo business in Italia dedicato al digital brand storytelling.

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