Con Tully, nuovo film diretto da Jason Reitman con Charlize Theron, si viene catapultati nel mondo della maternità e delle prove che occorre superare per viverla al meglio.

Marlo (Charlize Theron) vive la sua quotidianità da mamma di tre bambini e moglie. Ogni giorno sente la sua vita spegnersi sotto tutte le responsabilità che deve adempiere: svegliarsi sempre nella notte per allattare, portare a scuola i figli più grandi e gestire ogni loro difficoltà e problematica, preparare i pasti ed essere una buona moglie. Sotto suggerimento del fratello, Marlo, ormai allo stremo delle forze, decide di chiamare una tata notturna che possa affievolirle il peso di svegliarsi ogni notte per allattare la figlia neonata.

Il film, della durata di un’ora e quaranta, per i primi trenta minuti introduce lo spettatore in quella che è la spenta vita di Marlo. Ogni azione, gesto, comportamento sociale della giovane mamma è perfettamente realistico e comprensibile. Tutto ciò porta ad una grande empatia con Marlo e ad un grande coinvolgimento nella vicenda. Il pubblico soffrirà insieme a lei nel momento in cui c’è bisogno di soffrire e sarà felice nei momenti in cui è opportuno esserlo. L’inserimento del personaggio della tata però stravolge il ritmo del film. Dopo i primi trenta minuti realistici e scritti in maniera impeccabile, il resto della pellicola si spegne, tutto viene risolto nell’arco di una decina di minuti e il carico emotivo che portava Marlo viene a poco a poco messo da parte e sostituito da una monotonia dove tutto quello che accade è positivo e senza un briciolo di mordente. 

Sul finale il film tenta di recuperare terreno inserendo un colpo di scena che però risulta scialbo e prevedibile, anche questo privo di qual si voglia momento di preoccupazione o paura per i personaggi.

Charlize Theron nella parte di Marlo è semplicemente perfetta, l’attrice interpreta un ruolo difficile e riesce con ogni espressione a far capire allo spettatore cosa si prova veramente a vivere una situazione simile a quella di Marlo. La stessa cosa si può dire anche per la tata (Mackenzie Davis) che, quasi come una figura angelica, riesce a rendere tutto positivo e felice agli occhi di Marlo (e dello spettatore). Il divario tra le due protagoniste sopracitate è così evidente da risultare efficace grazie ad un’ottima prova attoriale ed a una sceneggiatura accattivante nei dialoghi scritti tra di loro.

La regia del film insieme al montaggio sono ben utilizzanti, costruendo scene che fanno capire allo spettatore, attraverso le immagini, la vita e i sentimenti che prova Marlo durante la storia.

Tully è il classico film per famiglie che riesce nei suoi primi trenta minuti e nelle ottime interpretazioni (sopratutto delle due protagoniste). Il film perde di mordente dopo la prima mezz’ora, tutto viene risolto troppo velocemente e il resto della pellicola risulta fiacca, con scene ripetute all’infinito e un colpo di scena finale che tenta di riaccendere l’interesse dello spettatore attraverso un possibile problema che però appassisce dopo cinque minuti. Con Tully lo spettatore si troverà davanti ad un prodotto per famiglie ottimo nelle intenzioni, ottimo nel messaggio, stanco e senza incisività nella sostanza e che rivedremo molto presto il sabato sera su un palinsesto televisivo qualsiasi.

Possiede un diploma in amministrazione, finanze e marketing.

Durante gli anni scolastici si è sempre più avvicinato al mondo dell’intrattenimento televisivo e cinematografico approfondendone le strutture teoriche e tecniche.

Ha studiato sceneggiatura, regia, montaggio e storia del cinema da privatista e tramite corsi universitari DAMS (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo).

Ha collaborato per la creazione di uno dei primi reality web in Italia: “coach in coaching”.

Possiede una qualifica riconosciuta come master in cinema, teatro e spettacolo dove ha imparato tutto ciò che occorre sapere in merito a produzione, sceneggiatura di un film e regia cinematografica

Si sta affermando come storyteller per implementare un nuovo business in Italia dedicato al digital brand storytelling.

0.00
7.4

Sceneggiatura

7.0/10

Regia

7.0/10

Recitazione

8.5/10

Regia

7.0/10

Pros

  • Interpretazioni impeccabili
  • I primi trenta minuti scritti in maniera ottimale e che portano ad empatizzare alla perfezione con la protagonista

Cons

  • Colpo di scena usato in maniera troppo grossolano
  • Dopo la prima mezz'ora la ripetitività sarà elevata
  • La situazione viene risolta con troppa velocità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *