Con “Una storia senza nome“, Roberto Andò ci delizia con una storia diversa, sicuramente più commerciale rispetto ai suoi standard, che però tende costantemente il piede sul freno senza far partire mai la vicenda in mezzo agli innumerevoli fatti.

Valeria (Micaela Ramazzotti), è una segretaria di una casa di produzione cinematografica che, da tempo, scrive in segreto tutte le sceneggiature del famoso sceneggiatore Alessandro (Alessandro Gassmann). Un giorno una persona misteriosa (Renato Carpentieri) riesce a rintracciare Valeria dicendole che deve raccontarle una storia mai sentita prima. Da quel momento in poi per Valeria e Alessandro inizierà la scritturare di sceneggiatura molto pericolosa.

Il film, della durata di quasi due ore, prende al suo interno diversi generi: dal giallo al poliziesco per passare anche al genere più romantico e allo spy movie. Il problema in tutto ciò è come viene gestito il tutto. La pellicola vanta numerosi pregi, che vi elencherò tra poco, ma molti di questi, per un occhio meno attento, risulteranno invisibili davanti a due ore interminabili che sembrano essere cinque. Tutti i cambi di genere, tutti i personaggi secondari che vengono aggiunti senza smettere mai fino a tre quarti di film, tutto il ritmo del film in generale che snerva lo spettatore. “Una storia senza nome” ha il suo più grande problema nel ritmo della vicenda, volutamente lento ma sicuramente non volutamente così lento e noioso. Senza qualche personaggio secondario (alcuni di essi sono anche inulti) e senza qualche genere cinematografico inserito, sicuramente il film non sarebbe stato così pesante.

Parlando ora dei numerosi lati positivi, cominciamo dai personaggi. Tutte le persone che compariranno all’interno del film rimarranno nella testa dello spettatore grazie alle loro semplici ma impattanti caratterizzazioni. Ogni personaggio in questo film ha un suo “doppio” dentro di lui, un lato nascosto che ha la necessità di uscire in qualche modo per far vedere la seconda natura della persona, magari tramite scheletri nell’armadio, magari tramite un grande talento che deve sbocciare. Guardando il film i più esperti noteranno come spesso in sceneggiatura si siano voluti ricreare alcuni stilemi del cinema italiano anni ’60, sopratutto citazionisti al grande Fellini.

Le interpretazioni dei personaggi inoltre sono tutte ottime; Michela Ramazzotti non si smentisce neanche in questo film, riuscendo a dare vita ad un personaggio che, se inizialmente sembrerà passivo alla vita, con il passare del tempo farà uscire il suo doppio. Tutta la vicenda, anche se molto diluita, crea degli ottimi archi narrativi per ogni personaggio, coerenti con essi e con quello che vivono all’interno del film.

La regia di Andò è clinica, mostra tutto quello che deve essere mostrato in maniera imparziale, senza distinzione tra buoni e cattivi, quasi come un “narratore onniscente”.  Dai primissimi piani ai campi lunghi, ogni inquadratura del film risulta sublime agli occhi dimostrando la grande bravura e rodaggio del regista.

Tutte le store secondarie, tutti i personaggi, ogni cosa all’interno del film trova una sua degna conclusione nel finale della pellicola. Tutti i subplot (storie secondarie) si chiudono alla perfezione, e questo dimostra l’ottimo talento degli sceneggiatori nell’essere riusciti a creare numerosi personaggi e renderli coerenti fino all’ultimo minuto. La stessa cosa non si può dire del finale, che è uno dei finali più banali e buonisti degli ultimi tempi, per non parlare inoltre della chiusura di un personaggio principale della storia, davvero prevedibile e, purtroppo, mal gestita.

“Una storia senza nome” è un film citazionista che fa vedere il suo amore per il cinema. La pellicola ha numerosi pregi che purtroppo però, sopratutto per un pubblico poco attento o che vorrebbe solo staccare la spina per due ore, diventano tutti invisibili a causa della lentezza sconsiderata con cui la pellicola procede. Il finale del film inoltre, riguardo i personaggi principali, risulta banale e prevedibile, lasciando quello spettatore sull’orlo dell’addormentarsi insoddisfatto anche dagli ultimi minuti di film. Per gli amanti del genere “Una storia senza nome” risulterà un film affascinante e pregevole, per tutti gli altri consiglio una buona dose di caffè prima di procedere alla visione.

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7

Sceneggiatura

5.0/10

Recitazione

8.0/10

Regia

8.0/10

Colonna Sonora

7.0/10

Pros

  • L'ottima recitazione di tutto il cast
  • La regia affascinante
  • Chiusura perfetta di tutti i numerosi personaggi

Cons

  • Ritmo lento, quasi al limite della sopportazione
  • Troppi generi in un unico film
  • Il finale della storia principale banale e buonista

Possiede un diploma in amministrazione, finanze e marketing.

Durante gli anni scolastici si è sempre più avvicinato al mondo dell’intrattenimento televisivo e cinematografico approfondendone le strutture teoriche e tecniche.

Ha studiato sceneggiatura, regia, montaggio e storia del cinema da privatista e tramite corsi universitari DAMS (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo).

Ha collaborato per la creazione di uno dei primi reality web in Italia: “coach in coaching”.

Possiede una qualifica riconosciuta come master in cinema, teatro e spettacolo dove ha imparato tutto ciò che occorre sapere in merito a produzione, sceneggiatura di un film e regia cinematografica

Si sta affermando come storyteller per implementare un nuovo business in Italia dedicato al digital brand storytelling.

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