Nel mondo dei videogiochi sono state molte le serie divenute pilasti di un genere specifico e Resident Evil è uno di questi. Era il 1996 quando Shinji Mikami pubblicò il primo capitolo, creando fin da subito una community di amanti. Con il tempo però, il nome Resident Evil ricevette un ampliamento di titoli e con annessi svariate pellicole e romanzi. Per molti però la serie si concluse con il terzo capitolo uscito per Playstation, questo perché ultimo videogioco con all’interno l’elemento che tutti associano in automatico a Resident Evil, gli zombie. La verità però è completamente un altra e per quanto non possa piacere il cambiamento, gli ultimi titoli rimangono sempre e comunque dei veri Resident Evil

La trama ruota sempre intorno alla Umbrella Corporation, un azienda farmaceutica che nasconde un lato oscuro, infatti il vero scopo è quello di studiare e creare armi chimiche. La serie ha inizio quando una di queste creazioni sfugge al controllo e contamina tutta la città di Raccon City, trasformando la popolazione in morti viventi. Non starò qui a raccontarvi la storia approfondita, anche perché c’è un articolo totalmente dedicato alla narrazione, qui si parla del perché molti pensino che Resident Evil senza zombie non è Resident Evil. Cosa impone la loro presenza, il titolo? La narrazione al principio? Niente, non c’è scritto da nessuna parte che debbano esserci per forza. La mutazione che porta un essere umano a trasformarsi in zombie è causata dal Virus T, ma non per questo tutto debba ruotarci intorno anzi, altri scienziati lavoravano già con virus completamente diversi e con effetti altrettanto devastanti. Quindi continuare a ripetere ogni qualvolta che un capitolo nuovo viene sviluppato “Non sarà Resident Evil” dimostra soltanto quanto non è stata per nulla capita la storia della serie

Il reale problema invece dell’intera serie è quello di essersi trasformato in un genere strettamente puntato alla azione e non più alla sopravvivenza. Resident Evil nacque infatti come un survival horror, un genere che metteva il giocatore in situazioni critiche a causa della scarsità di materiali o munizioni, cosa che con il quinto capitolo è scomparso de tutto. Altri errori si possono trovare sicuramente nella sceneggiatura, ma sicuramente non a causa della mancanza degli zombie, bensì nel continuare a spingere personaggi divenuti con il tempo dei veri e propri robot da combattimento. Capcom ha dimostrato però di aver capito gli errori e quindi con una manovra davvero brusca, ha voluto riportare quello che si era perso durante i molteplici titoli usciti, ovvero l’elemento survival.

Resident Evil 7 è stato quindi il gioco che ha riportato in campo la vera essenza della serie, proponendo nuovamente quei momenti di sopravvivenza che tanto ebbero un grosso impatto nei giocatori. Certo la scelta di visuale non ha aiutato completamente e non posso permettermi di giudicare chi non ama questa modalità, ma è anche ovvio come questa cosa sia strettamente personale e che varia da giocatore a giocatore. Un altra mossa geniale presente nel settimo capitolo è quella di aver inserito un personaggio completamente estraneo a questi avvenimenti, visto che ormai per i personaggi di Resident Evil era del tutto normale.

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