Sei parole imparate grazie agli anime – Anime e dintorni

In quest’articolo, molto personale, parlerò di sei parole che ho imparato guardando anime. Sei parole che insieme possono a mio parere descrivere vari aspetti e caratteristiche degli anime stessi. Sono sicuramente parole conosciute dal lettore , ma il mio scopo non è quello di parlare del noto, ma di mettere in evidenza come esse indichino elementi comuni per non dire basilari del mondo dell’animazione nipponica, non tutta ovviamente.

Baka

La prima delle sei parole è “Baka” (バカ) che ha il significato di idiota . È la prima parola che s’impara guardando un anime, o almeno lo è stata per me: facile da ricordare, scrivere e pronunciare. Negli anime capita spesso di sentirla come insulto. Essa rappresenta una parte importante degli anime comici e non: la vis comica di molte serie si basa proprio sui comportamenti stupidi dei protagonisti.

Ragazzo normale: Sono in ritardo! Corro così sarò puntuale!

Chio: Sono in ritardo! Camminando come in “Assassin’s Creed” dovrei essere puntuale!

Uno fra i più famosi idioti degli anime è sicuramente Eikichi Onizuka di “Great Teacher Onizuka“. Non può non essere definito tale dopotutto quello che combina. Fra quelli recenti vanno citati Yoshiko Hanabatake di “Aho Girl“, la ragazza idiota per eccellenza, e Chio Miyamo di “Chio-chan no tsuugakuro“, capace di mettersi nei guai compiendo azioni che ritiene intelligenti.

Baka ha dato origine anche ad un stereotipo caratteriale, quello del bakadere.

Chuunibyou

La chuunibyou di Rikka Takanashi serve a nascondere un grande dolore

Delle sei parole “Chuunibyou” (中二病) è l’unica che non ha un equivalente nella nostra lingua. Indica la famosa “sindrome della seconda media” (media giapponese per intenderci ovvero la terza media italiana). Si tratta di un particolare comportamento che fa sì che chi ne soffra si dimostri cinico, egocentrici e con manie di onnipotenza. A tutto ciò si accompagnano delle fantasie, non distinte dalla realtà: gli affetti di chhunibyou credono di essere detentori di super-poteri, di essere a conoscenza di cose che i comuni mortali ignorano e via di seguito. Ovviamente ogni caso di chhunibyou è diverso dall’altro.

Kazuhiro Nakamura, conosciuto come Black, in un delirio causato dalla chuunbyou

Di anime con protagonisti o con personaggi affetti da questa sindrome ve ne sono diversi, alcuni sono persino celebri e riescono persino ad incarnare e rappresentare alla perfezione la chuunibyou stessa. Rikka Takanashi di “Chuunibyou demo koi ga shitai!” è il classico esempio di persona affetta di chuunibyou, ma va detto che molti dei personaggi di quest’anime ne sono affetti. Uno su tutti Sanae Dekomori. Uno dei pregi di quest’anime fu quello di mostrare come se fossero reali le fantasie dei protagonisti.

Recentemente si è aggiunta alla lista di affetti di chuunibyou i ragazzi protagonisti dell’anime “Chuubyou Gekihatsu Boy“, in particolare Kazuhiro Nakamura sembra essere quello “messo peggio”. Crede di avere un demone intrappolato nel braccio destro, di essere la reincarnazione di un eroe e che il suo compagno di avventure della vita precedente si sia reincarnato in un pappagallino!

Un caso particolare di chuunibyou è quello di Megumin di “KonoSuba“: sebbene abbia effettivamente dei poteri e sia una grande maga, mostra tutta la componente psicologica tipica della chuunibyou, soprattutto nel suo primo incontro con Kazuma.

Hanabi

Hanabi” (花火) ha il significato di fuochi d’artificio. Non v’è anime ad ambientazione scolastica, e non solo, che non possieda una scena con i fuochi d’artificio. Che siano sparati al classico festival estivo in cui s’indossa lo yukata o che siano accesi dagli stessi protagonisti, magari sulla riva del mare, alla loro luce dai mille colori diversi si svolgono delle scene importanti per i protagonisti stessi o comunque emozionanti per gli spettatori. Sono quasi diventati un topos, quasi un cliché.

Uno fra i momenti più belli di “Lovely Complex”

È durante uno spettacolo pirotecnico che Nishikata tiene per mano per la prima volta Takagi in “Karakai jouzu no Takagi-san“. In “Lovely ComplexRisa Koizumi si confessa ad Atsushi Otani per la prima volta durante uno spettacolo di fuochi d’artificio e un anno dopo, sempre sotto i fuochi d’artificio, riceve il premio per i suoi lunghi sforzi…

Kaguya Shinomiya si mostra tenere e vulnerabile quando pronuncia “hanabi”

Uno degli ultimi momenti felici che Hachi, Nana e i Black Stones passano insieme nell’anime “Nana” si svolge durante l’accensione di fuochi d’artificio dopo un tifone. Lo stesso anime si conclude durante uno spettacolo pirotecnico. E la fredda e orgogliosa Kaguya Shinomiya di “Kaguya-sama: Love Is War” durante una febbre che le fa assumere dei toni infantili pronuncia con desiderio la parola “hanabi”.

Hentai

Hentai” (変態) significa pervertito. Un altro famoso insulto, anche se meno usato, pur non mancando l’occasione alle ragazze di usarlo verso i ragazzi. Di tutte e sei le parole di quest’articolo è forse quella che cattura di più l’attenzione.

“Hentai” indica infatti un tipo particolare di anime, quello dai contenuti pornografici. Il Giappone è il più grande produttore di pornografia al mondo ed è arcinoto per i suoi cartoni animati (anime): era quindi inevitabile e scontato che nascessero gli hentai. Invero quest’ultimi meriterebbero un discorso a parte perché anch’essi hanno i loro generi, i loro cliché e i loro personaggi-tipo.

Piccola curiosità personale: nella famosa scena di “Your Name” in cui i due protagonisti s’incontrano durante il crepuscolo, Taki Tachibana spiega a Mitsuha Miyamizu che l’ha raggiunta bendo il suo kuchikamisake, ovvero il sake preparato masticando il riso, che viene poi raccolto e lasciato fermentare. Al sentire questa notizia Mitsuha rimane giustamente sconvolta (siamo pur sempre in un anime e gli imbarazzi sono come il prezzemolo in cucina!). Avevo visto abbastanza anime per sapere che lei gli avrebbe potuto dire solo due cose o baka o hentai: disse entrambe le parole!

Neko

Misaki passa all’extrema ratio per salvare l’hikikomori suo amico

Neko” (猫) significa gatto. I Giapponesi sono dei gattofili incalliti. Come i già citati “hanabi”, anche il felino più amato e conosciuto al mondo è onnipresente o quasi. Che sia una comparsa o un co-protagonista o un semplice elemento di contorno la sua presenza è oramai abituale, quasi scontata. In ogni anime di genere slice of life che ha per protagoniste il solito gruppo di studentesse la presenza dei gatti a cui dire “kawaii” è praticamente certa. Per non parlare di quanti personaggi degli anime, fra cui le maids, indossano orecchie da gatto in determinate occasioni, tipo il travestimento “da gatta” usato da Nakahara Misaki per strappare Satō Tatsuhiro dalla sua dipendenza dai videogiochi in “Welcome to the N.H.K.“.

Doraemon: non si direbbe ma è un gatto!

Fra i gatti più famosi apparsi negli anime non si può non citare Jingoro (Ercole nella versione italiana) di “Kimagure Orange Road” oppure Doraemon, gatto robot veneto dal futuro dell’omonima e celebre serie anime. Fra gli ultimi arrivi vanno citati Haru, gattina co-protagonista dell’anime “My Roommate Is a Cat” la cui presenza è essenziale ai fini della trama, e Nyanko Big del recente “Tada-kun wa koi o shinai“, voce narrante e protagonista del terzo episodio.

La gattina Haru è una splendida co-protagonista assieme al “suo” umano

La figura del “neko” ha anche ispirato un stereotipo caratteriale, quello dello nyandere, e non mancano i personaggi che portano un soprannome gattesco, ad esempio Kuroneko (gatto nero) di “Oreimo” (il cui vero nome è Ruri Goko) oppure Shironeko (gatto bianco), soprannome dato a Sistine Fibel dal suo professore Glenn Radars nell’anime “Roku de nashi majutsu koushi to akashikku rekoudo“.

Vanno poi citati per finire i kuroneko, aiutanti degli shinigami in “Kyoukai no Rinne“.

Oppai

Saitama di “One-Punch Man” con la sua famosa felpa oppai!

L’ultima delle sei parole è “Oppai” (おっぱい) che significa tette. Negli anime le tette sono iper-rappresentate in tutte le salse. Sebbene le ragazze giapponesi non siano forti a seno, le tette sono diventate quasi un feticcio negli anime. Non a caso avrete sentito diverse volte ragazzi negli anime discutere sulle misure del seno delle ragazze. Senza contare che molte volte sono le stesse tettone a non rendersi conto di cosa portano in giro e di come questo stuzzichi le fantasie dei maschi. Non vi è un anime senza la classica tettona di turno. Non vi è un anime che non abbia almeno una gag con le tette o sulle tette. Gli esempi sono innumerevoli.

La reazione di Megumin alla confessione di Kazuma

Una scena su tutte serve a dimostrare questo interesse per il seno da parte dei Nipponici. Verso la fine del primo OVA di “KonoSuba“, quello della prima stagione, Kazuma, oramai prossimo alla morte, l’ennesima, decide di scusarsi con le ragazze: a Megumin chiede scusa per ogni volta che, prendendola sulla schiena dopo che la stessa aveva lanciato l’incantesimo “Explosion“, aveva cercato di sentire il suo seno piatto; a Wiz e Yunyun per aver sempre fissato il loro seno prosperoso ogni volta che parlavano; e a Darkness per averla considerata solo una tettona.

In “Your Name” la prima cosa che Taki Tachibana fa appena si ritrova nel corpo di Mitsuha Miyamizu è toccarsi il seno e lo farà diverse nel corso della storia!

Anche le loli sono state rappresentate con un seno che sfida ogni legge della biologia e della fisica. Una su tutte la loli tettona per eccellenza, Hestia di “DanMachi“. Un’altra loli tettona da ricordare, ma solo per la sua bruttezza, è Nene Fujinoki di “Hajimete no Gyaru“. Ma nessun seno potrà mai battere quello delle ragazze di “Highschool of the Dead“.

La “differenza” fra Yamada, sul fondo, e Miyano in primo piano

Persino i personaggi femminili non sfuggono all’idea di avere un seno grosso, soprattutto le “piatte”, e fremono di rabbia, invidia e gelosia al solo vedere un’amica o una rivale in possesso di una coppa di maggiore misura rispetto alla loro. In “Asobi AsobaseHanako Honda tenta il suicidio quando sente che il grosso seno di Kasumi Nomura deriva dai geni ereditati dalla madre. Yamada di “B Gata H Kei” non lancia sguardi proprio amichevoli verso la sua amica Miharu Takeshita e la sua “rivale” Mayu Miyano, colpevoli di avere un seno più prosperoso del suo.

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