Questo personaggio lo detesto, è fatto male”. In tutta sincerità, quante volte avete trovato accomunate queste due frasi, da parte di qualche fan? Si tratta del classico “errore” (e sottolineo le virgolette, perché di un vero e proprio errore non si tratta), di confondere l’antipatia personale con la caratterizzazione del personaggio. Principalmente, è facile vederla legata alle discussioni su Shinji Ikari, il celeberrimo protagonista di “neon genesis evangelion”.

Difatti, l’idea di scrivere questo articolo, nasce da un’esperienza personale, durante la quale mi è capitato di veder nominato più volte Shinji tra i candidati a una gara per scegliere i “peggiori protagonisti di anime e manga”.  Che Shinji risulti antipatico ai più, è facile da credere: depresso, sfortunato a livelli estremi, incapace di reagire e di prendere decisioni importanti, piagnucolone e imbelle che preferisce far combattere delle ragazze, al proprio posto. Esattamente l’opposto del prototipo di eroe che una persona vorrebbe veder comparire in un anime che ha momenti di azione. Ma tutto ciò lo rende un personaggio fatto male? Non esattamente.

 

Innanzitutto, un excursus sul personaggio:

Shinji fu ideato da Hideaki Anno di modo che riflettesse la sua personalità, debole ed insicura; caratteristiche che, per altro, lo avrebbero fatto diventare il simbolo del contesto sociale giapponese.

A proposito di Shinji, Anno stesso dichiarò:

(JA)

«主人公を14歳にした理由は、“子供以上、大人未満”だから。ひとりでも生きられるし、他人(※ひと)にすがっても生きられるんですよ。[…] そういうのも含めて、14歳は精神的には独立可能な年齢として、この作品のテーマに適当だと思います。»

(IT)

«La ragione per cui il protagonista della storia ha quattordici anni è che [a quest’età] non è né un bambino, né un adulto. Vive da solo, ma è legato alle altre persone. […] Credo che a quattordici anni inizi a manifestarsi una certa indipendenza mentale, quindi mi è sembrato opportuno inserire questo [concetto] nella mia opera.»

 

 

Anche alcuni collaboratori di Anno notarono facilmente alcuni parallelismi tra il personaggio ed il suo creatore. Come disse Kazuya Tsurumaki (assistente alla regia della serie): “Shinji fu modellato sulla base di Hideaki Anno. Shinji è stato convocato da suo padre per pilotare un robot, Anno è stato convocato dalla Gainax per dirigere una nuova serie animata”

 

Shinji è essenzialmente un personaggio problematico: la madre è morta quando lui era molto piccolo, e il padre è da sempre stato assente, ossessionato dal suo lavoro. In un certo senso, è esattamente il classico personaggio che subisce gli eventi, e ne viene travolto. Incapace di relazionarsi a causa di una personalità estremamente introversa, non cerca il contatto umano per evitare di ferire o di lasciarsi ferire, combatte con riluttanza, e tende a evitare di fare qualcosa per sé, cercando costantemente l’approvazione altrui. Come concorda Anno stesso, Shinji è essenzialmente un codardo, malgrado la famosissima citazione a lui legata “non devo fuggire!” (neon genesis evangelion episodio 1, L’attacco dell’angelo, 「使徒、襲来」 – Shito, shūrai), detta per autoconvincersi a combattere, nonostante la consapevolezza che pilotare l’eva comporti solo sofferenza.

Una mini digressione su quel “non devo fuggire!”, oggetto di tante fanart e meme, nei vari social:

Le origini della frase vanno cercate nella biografia del suo autore. Anno stesso, in un’intervista, parlò dei quattro anni di depressione e di blocco creativo che seguirono la conclusione di “nadia-il mistero della pietra azzurra”. Il pensiero di “non dover fuggire” fu esattamente ciò che lo spronò a concludere la produzione di Evangelion.

Concluse queste premesse, torniamo a quello che era l’argomento principale dell’articolo. Per quello che abbiamo finora detto, risulta comprensibile l’odio che moltissimi fan nutrono per questo giovane e pavido ragazzino. Ma ciò basta a renderlo un “brutto protagonista?”. Per quanto, personalmente, la risposta risulti quasi spontanea, sembra che per molti non sia lo stesso. Un personaggio complesso, come Shinji, le cui emozioni risultano -per quanto negative- così palpabili, è proprio per questo un ottimo personaggio. Tutti i protagonisti di Anno (e non parliamo solo di Evangelion, perché gli stessi discorsi si potrebbero affrontare anche sul precedente lavoro, Nadia) hanno un’evoluzione praticamente perfetta. E, anzi, sono proprio le caratteristiche che li rendono così “odiosi”, a renderli ben fatti.

Cos’è un personaggio fatto male? Essenzialmente, un personaggio anime risulta malfatto quando è statico, quando compie gesti che sono in contraddizione con le premesse con cui è stato creato, o quando è completamente “vuoto”  e non dice nulla di sé. Un esempio del primo gruppo, può essere Yui di “diabolik lovers” che, pur comparendo come una ragazza vittima di alcuni vampiri, non compie alcun gesto per fuggire o cambiare la sua situazione, rendendo le sue poche battute del tutto inutili; un esempio del secondo, può essere Kirito della serie anime “sword art online” (e parliamo solo dell’anime, non della novel), che parte come un Hikikomori, ma che in due episodi risulta bravissimo a stringere legami e relazioni sociali con chiunque; e, infine, un esempio perfetto per il terzo ed ultimo caso, può essere un personaggio qualsiasi della saga di “fairy tail”, che oltre a una mancanza totale di originalità, non compie nulla che possa renderlo dinamico in qualche modo.

Shinji, come è facile intuire, non appartiene a nessuna di queste categorie. Anzi, il fatto che molti fan abbiano avvertito la pesantezza della sua depressione, o la gravezza della sua passività, significa che queste caratteristiche sono state approfondite a dovere nel suo personaggio. I traumi subiti durante la sua infanzia, lo hanno portato a dubitare della sua stessa esistenza, argomento tra l’altro su cui si basa l’intera trama della serie, e che diventa palese negli ultimi episodi della stessa, i quali si focalizzano sul suo percorso di crescita e sulla sua presa di coscienza su chi sia davvero.

 

In conclusione, spero di aver lasciato intendere perché, almeno a livello personale, credo sia superficiale pensare che l’odio verso un determinato personaggio sia necessariamente un sintomo di una mancanza di caratterizzazione dello stesso.

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