L’evoluzione del mobile gaming

Oggi, lo smartphone è uno degli strumenti tecnologici più conosciuti ed utilizzati da quasi tutta la popolazione mondiale.
Indifferentemente dal modello, dalla marca e dal sistema operativo dei tantissimi smartphone in commercio, tutti installiamo delle applicazioni, e per una via o per un’altra, alcune di queste app saranno sicuramente giochi.

Nati per essere semplicemente dei passatempi, i videogiochi sui cellulari erano già presenti con i primi modelli (che stranamente, leggete bene:”SERVIVANO SOLO PER FARE CHIAMATE”), con i fantastici Snake, Tetris, Bounce e sicuramente molti altri che i veterani ricorderanno.

 

 

 

 

 

 

Ma a quei tempi, quei semplicissimi giochi potevano davvero essere utilizzati per altro, oltre al semplice svago e quindi come passatempo? La risposta da parte dei nostalgici può essere “Si”, per un semplice fattore sentimentale che lega il gioco a quel periodo di infanzia/adolescenza, in altri casi penso proprio che la risposta sarebbe “No”.
Prendiamo ad esempio proprio “Snake”, sicuramente il gioco per cellulari (principalmente Nokia) più conosciuto e più ricordato, aveva il semplice obiettivo di divertire, fare vari record, confrontarsi con amici, ma senza alcun dubbio si trattava di qualcosa diverso da quello che è oggi il gioco mobile.
Lo caratterizzava forse il gameplay? GAMEPLAY?!
Questo termine era praticamente sconosciuto ai tempi, quindi togliamo quest’idea dalla nostra mente e supponiamo che come detto precedentemente, tutto quello che muoveva la voglia di giocare era il divertimento ed il passare del tempo.

Facciamo subito qualche passo avanti, e diamo uno sguardo ai videogiochi su Android e iOS (Eslcudendo varie piccole e grandi perle per sistemi OS meno conosciuti), nonché quelli odierni, notando però l’evoluzione dai primi titoli a quelli disponibili adesso.
Quasi 10 anni or sono, uscivano e prendevano enormemente fama, alcuni classici come Temple Run, Angry Bird e Fruit Ninja, che proponevano sempre le solite sfide a record, ma innovando lo svolgimento (anche il solo fatto di tagliare della frutta con le dita era “innovazione”).
Da lì sicuramente sono passati molti anni, le idee sempre più “simili tra loro” hanno permesso lo svilupparsi di parecchie applicazioni considerabili spazzatura o semplicemente duplicati di giochi già esistenti e proprio per questo destinate a vita breve.

I giochi aumentavano, le idee scarseggiavano e rendere i titoli gratuiti diveniva sempre più difficile, soprattutto se quell’opera doveva in realtà offrire ben altro che il passatempo.
Con lo sviluppo di questi giochi, vari sviluppatori indipendenti iniziarono a proporre i propri archetipi, sempre nuovi, ma allo stesso tempo non innovativi, alcuni di essi iniziavano a richiedere un “prezzo” per avere accesso ai titoli “indie”.
Il mercato florido dei videogiochi su dispositivi mobili era ormai diventato molto simile a quello che è oggi, però con un’altissima differenza tecnologica, uno smartphone del 2010 non poteva offrire ovviamente le stesse caratteristiche di quelli prodotti ai nostri giorni.

Siamo quindi giunti al presente, dove la marea di giochi scaricabili (gratis e non) quasi non è quantificabile, si trovano titoli per tutti i generi: Giochi di ruolo, giochi d’azione, strategici, avventure grafiche etc etc…
Per fare alcuni esempi pratici prenderò a campione alcuni videogiochi di carattere differente, ma abbastanza famosi per il loro modo di affrontare quel genere:

  • Pokémon Go: Potreste chiedervi “Perché prendere ad esempio proprio questo?”, la risposta in realtà è piuttosto semplice, Pokémon GO, ha rivoluzionato una parte di gaming su mobile.
    Già precedentemente si era pensato di utilizzare la realtà aumentata con GPS per altri videogiochi ed applicazioni, ma l’introduzione di un qualcosa basato proprio sui famosissimi mostriciattoli tascabili, è stato senza dubbio un colpo di genio.
    Nonostante l’inizio burrascoso, il gioco continua oggi ad essere attivo e molti sono i videogiocatori che condividono l’esperienza, ricevendo costanti aggiornamenti e divertenti sfide.
    Il titolo è stato sviluppato da Niantic e Game Freak e pubblicato da Nintendo e The Pokémon Company.
  • Playerunknown’s Battlegrounds e Fortnite: Su questi c’è poco o nulla da dire, il genere battle royale offerto dai due titoli può piacere o meno, ma senza dubbio stiamo parlando di due videogiochi con una mole di contenuti abnorme e fuori da ogni concezione fino a qualche anno addietro.
    Da considerare anche il numerosissimo pubblico che viene attratto da questi giochi, fattore fondamentale che alimenta la loro “vita media”.
  • Monument Valley: Gioco sconosciuto ai più, ma adorato da un’altra buona fetta di videogiocatori su dispositivi mobile, che hanno ritrovato  in un singolo titolo, un’intensa atmosfera, tra puzzle e livelli dai design sempre più interessante.
    Sviluppato e pubblicato da ustwo games limited, Monument Valley ha avuto un successo più che discreto favorendo la produzione di un sequel (Monument Valley 2) pubblicato nel 2017.
    Grazie all’integrazione del motore grafico Unity sono state create delle vere e proprie perle visive, con colori molto simili ai tanti filtri utilizzati per modificare le tonalità degli scatti fotografici.

    Una conciliazione perfetta tra un semplice passatempo ed un vero gioiello di questa moderna era videoludica;
  • To the Moon: Se oltre a passare il tempo siete degli amanti della trama, ricca di emozioni e sentimenti, allora To the Moon è quello che fa per voi, non un semplice gioco, ma una piccola perla narrativa.
    Parliamo di una visual novel che tratta un tema decisamente insolito, ovvero “la morte.
    Come si fa a rendere la morte un elemento di narrazione stimolante ed interessante? La cosa è in realtà anche più semplice del previsto ed i ragazzi di Freebird Games riescono a farlo alla perfezione.
    To the Moon inizia con l’arrivo di due dottori,  Eva Rosalene e Neil Watts, su una scogliera abitata da una “famiglia” con componente un anziano vicino alla morte. Il lavoro dei dottori è quello di riuscire a far vivere tramite ricordi artificiali un desiderio (ultima volontà) del paziente, così inizia la storia di Johnny, il quale desidera fare un viaggio sulla luna.
    Una storia che vi assicuro non mancherà di nulla, proponendo anche un finale decisamente coinvolgente.

Questi sono alcuni degli esempi che preferisco portare, per dare quel senso di diversificazione dei temi e dei generi, che si può trovare tra i vari titoli disponibile a pagamento e non sugli store degli smartphone (Come è possibile notare, su To the Moon ho dedicato qualche parola in più, ma sia chiaro che il tutto è stato fatto per dimostrare la presenza di una vera e propria trama degna di nota).

Un semplice dispositivo una volta utile al solo telefonare, adesso può essere anche puro intrattenimento, dalla musica, al gaming.

Da notare anche un’altra simpatica osservazione sul mondo delle console portatili oggi, nel dettaglio parliamo del famoso ibrido dei nostri giorni: Nintendo Switch.
Perché passare dal mobile gaming a Nintendo Switch?!
Semplice! Lo Switch è essenzialmente, un tablet.
Con questo in alcun modo si vuol paragonare quel che è lo Switch, una console decisamente potente (a livello di elaborazione), con l’introduzione di meccaniche innovative, quali i Joy-Con.
Ma solamente confrontare e porre l’attenzione su alcuni punti di vista di giocatori e non, che non riescono a vedere uno smartphone/tablet come dispositivo di gioco, al massimo, esclusivamente come svago.

Inutile negarlo, tutti i vostri dispositivi, oltre ad essere mezzi di comunicazione, sono una parte di futuro e di presente nell’industria videoludica, che è già ampia adesso e sarà ancor più in espansione nei prossimi anni, di conseguenza negare l’inverosimile evidenza è oramai discutibile.


Giuseppe Territo

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