I suffissi onorifici sono una particolarità molto nota della lingua giapponese. Invero sono presenti anche nel coreano, ma la grande diffusione degli anime e di altri aspetti della cultura nipponica ha fatto sì che essi siano diventati quelli più conosciuti. I suffissi, in quanto tali, si agganciano a destra di una “parola”, nello specifico un nome proprio. Molti di loro presi da soli non hanno un significato compiuto, ma associati ad un nome proprio indicano il tipo di rapporto che sussiste fra il parlante e il suo interlocutore. Si tratta d’informazioni non verbali che non posso essere rese in italiano. La società giapponese è stata per molto tempo fortemente gerarchizzata e i rapporti sociali e interpersonali erano rigidi e regolamentati. Da qui l’origine di questi suffissi.

Quelli che troverete qui sotto sono i suffissi onorifici più usati nella lingua giapponese, da quello più rispettoso a quello più confidenziale. Tenete conto che il loro uso non è così schematico e che questo articolo serve da introduzione, non da lezione. Quasi tutti, tranne alcuni, possono essere usati per rivolgersi sia ai maschi che alle femmine.

Per ogni suffisso cercherò di elencare, se possibile, alcuni usi tratti dagli anime.

-sama:

Si tratta del suffisso onorifico che testimonia da parte di chi parla il più alto rispetto possibile. Non a caso viene usato per riferirsi agli dei, in giapponese kami: kami-sama. Nella vita corrente si utilizza nei confronti confronti di clienti e ospiti e di una figura superiore in ambito sociale e lavorativo. Viene riservato anche all’Imperatore e alla sua famiglia. E anche verso i nobili.

  • In “DanMachi” gli eroi usano questo suffisso per rivolgersi agli dei. Bell Cranel per rivolgersi ad Hestia usa l’espressione kami-sama.
  • In “Overlord” tutti i servitori della Grande Catacomba di Nazarick si rivolgono al loro signore Ainz Ooal Gown con l’espressione Ainz-sama.
  • In alcune occasioni Kazuma, in “KonoSuba“, si rivolge ad Aqua chiamandola Aqua-sama, ma solo per chiederle aiuto!

-dono:

Un po’ meno rispettoso del precedente “-sama”, questo suffisso è comunque utilizzato verso qualcuno che si riconosce come superiore. Nella vita quotidiana è poco usato, tranne nella corrispondenza commerciale e in pochi altri casi simili.

  • In “Girls und PanzerYukari Akiyama si rivolge alla sua capocarro Miho Nishizumi con l’espressione Nishizumi-dono.
  • In “OresukiSakura “Cosmos” Akino, visibilmente agitata al pensiero di parlare con Taiyо̄ “Sun-chan” О̄ga, si rivolge a questi e al suo amico Amatsuyu “Joro” Kisaragi con un linguaggio uguale a quello dei samurai del sengoku jidai in cui abbonda l’uso del suffisso “-dono“.

-shi:

Suffisso usato prevalentemente nella scrittura formale, negli scritti di natura accademica e legale e per rivolgersi a persone con cui non si ha famigliarità.

  • In “Bakuman” il mangaka Kazuya Hiramaru si rivolge al suo editor Koji Yoshida chiamandolo Yoshida-shi.

-san:

Forse il suffisso onorifico più noto e usato, anche al di fuori del Giappone: una delle prime testimonianze della cultura nipponica ad essere arrivate in Occidente assieme al sushi e ai samurai. Usato in contesti formali, verso persone sconosciute o con cui non si è in confidenza, in italiano può essere reso con “signore/signora”. Nelle scuole giapponesi è usato dai ragazzi per rivolgersi alle ragazze.

  • In “KonoSubaAqua quando ha bisogno dell’aiuto di Kazuma, aiuto economico in primis, gli si rivolge con un formale e rispettoso Kazuma-san.

-chama:

È solitamente usato per rivolgersi verso qualcuno che viene considerato un pari.

-kun:

Altro suffisso noto e questa volta grazie agli anime. Lo si usa per rivolgersi ad una persona più giovane con cui si è in confidenza o fra amici. Nelle scuole giapponesi le ragazze lo usano per rivolgersi ai ragazzi.

  • Akira Hattori, personaggio di “Bakuman” ed editor degli Ashirogi Muto, si rivolge a i due ragazzi usando le espressioni Mashiro-kun e Takagi-kun.

-chan:

Fra i suffissi onorifici è quello che indica il più alto grado di confidenza fra parlanti. Lo utilizzano i ragazzi verso le ragazze (solo se in confidenza), lo si usa verso gli amici di lunga data, verso il proprio fidanzato/fidanzata, verso i bambini. Spesso è associato a dei soprannomi.

  • Kae Serinuma, protagonista dell’anime “Watashi ga motete dōsunda“, si rivolge alla sua amica Amane Nakano con il soprannome A-chan. La stessa Amane chiama la sua amica Kae-chan.
  • In “ShirobakoMidori Imai si rivolge a Shizuka Sakaki chiamandola Zuka-chan-senpai: Zuka è diminutivo di Shizuka, -chan lo usa perché sono grandi amiche e il senpai è dovuto al fatto che al liceo Shizuka era un anno avanti a Midori.
  • Akane Tendo, nell’anime “Ranma 1/2“, si rivolge ad Ukyo Kuonji chiamandola Ucchan.

-tan, -chin, -bō:

Si tratta di suffissi onorifici attinenti alla sfera infantile. “-tan” è una storpiatura infantile di “-chan“. “-chin“, anche’esso storpiatura di “-chan“, lo usano fra di loro ragazze che sono amiche intime. “-bō” è un vezzeggiativo che viene usato solo per rivolgersi ai bambini di sesso maschile e ai ragazzini piccoli. Posso essere usati anche in chiave ironica o vezzeggiativa dagli adulti.

I seguenti termini, pur non trattandosi di suffissi onorifici nel senso più stretto, vanno comunque sia citati a causa del loro largo uso:

senpai:

Viene usato per rivolgersi ad un compagno di scuola più grande o ad un collega di lavoro con più esperienza. Viene spesso usato come un sostantivo vero e proprio e non associato ad alcun nome proprio.

  • In “Tokyo Ghoul“, durante un litigio, Touka Kirishima afferma che Nishiki Nishio dovrebbe chiamarla senpai visto che lavora da più tempo di lui all’Anteiku.

kouhai:

Il contrario di senpai in poche parole. Lo si usa per rivolgersi a un collega di lavoro più inesperto ad un compagno di scuola o di corso più giovane. A differenza di senpai, non viene quasi mai usato accanto ad un nome proprio.

  • Nell’anime “We Never Learn“, Asumi Kominami si rivolge al protagonista, Nariyuki Yuiga, chiamandolo semplicemente “kouhai“.

sensei:

Ha il significato di “professore/professoressa” o “maestro/maestra” e viene usato anche al di fuori dell’ambito scolastico propriamente detto.

  • Nozomu Itoshiki viene soprannominato, e anche a buon diritto!, Zetsubō-sensei (Professor Disperazione) da parte della studentessa Kafuka Fūra: da qui il nome dell’anime che li vede protagonsiti, “Sayonara Zetsubō-sensei“.

shishou:

Simile a sensei, ma limitato a certe arti e mestieri tradizionali giapponesi. Quando viene usato come parola autonoma, è tradotto con il termine “maestro”. È comunemente usato da un discepolo in una relazione maestro-apprendista.

  • In “Masamune-kun’s Revenge” il protagonista, Masamune Makabe, si rivolge a Yoshino Koiwai usando il titolo di “shishou” perché quest’ultima decide di aiutarlo nella sua vendetta.
  • Nell’anime “Ryūō no oshigoto!Ai Hinatsuru si rivolge a Yaichi Kuzuryū chiamandolo “shishou“: ciò è dovuto al fatto che lui, campione di shogi, l’ha presa come discepola.

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