TEXHNOLYZE: DAL PARADISO ALL’INFERNO

Se, oltre alla famosissima opera di Go Nagai, ci fosse un altro anime che prende ispirazione dai gironi infernali danteschi per la propria ambientazione?
Certo lo fa a modo suo, non ci sono i vari gironi dedicati ai singoli peccati. E, anzi, l’ambientazione ha forti correlazioni anche con la Bibbia.

Ma andiamo con calma.

LA TRAMA

Il protagonista Ichise, a inizio storia, mutilato dei suoi arti

La trama di “Texhnolyze” non è facile da riassumere, anche perché per i primi cinque-sei episodi non è nemmeno chiaro quale sia. La serie si apre con più di venti minuti di puro astrattismo visivo: un mix di immagini oniriche, senza traccia di dialoghi, di inquadrature e sguardi truci, dove viene presentata l’ambientazione principale: una città decadente, priva di colori sgargianti, in cui i volti sembrano tutti uguali, tutti solcati da espressioni oppresse ed infelici. Questo primo episodio, com’è evidente per chi l’ha visto, è servito a scremare il pubblico di spettatori, allontanando i più.
E’ a Lux, città sotterranea in cui si è rifugiata gran parte dell’umanità, che incontriamo i vari personaggi. A Lux la legge sembra non esistere: violenze, omicidi e mutilazioni sono all’ordine del giorno.
Prima ho scritto che riassumere la trama è difficile, non tanto perché caotica, quanto più perché, anziché di fatti, si compone di emozioni. Se si potesse cercare di trovare un argomento principale, quello sarebbe la perdita di umanità, lo smarrimento dell’uomo, la sua ricerca di sé… cosa che appare tristemente concentrata nei personaggi più importanti: Ichise, uomo mutilato a cui una dottoressa ha sostituito gli arti mancanti con i Texhnolyze, protesi meccaniche, e Ran, una ragazza che riesce a prevedere il futuro, ma che, come dice più volte, “non vuole vedere”. Lei è costretta a osservare impassibile il decadimento dell’umanità.

 

UN VIAGGIO DI SOLA ANDATA?

Sostanzialmente, “Texhnolyze” potrebbe essere preso come un viaggio di formazione. Ichise ci viene presentato come un essere bestiale: non parla, comunica solo a gesti, ringhi, rancore, rabbia, sguardi… pian piano si lascia “addomesticare”, si lascia condurre verso l’umanità che gli è propria, fino ad arrivare all’accettazione del proprio destino.
Provare empatia per questo personaggio è praticamente impossibile: all’inizio viene anzi quasi facile detestarlo, proprio perché sembra un burattino che si lascia trasportare dagli eventi. In fin dei conti, Ichise compie un’unica scelta del tutto sua, in tutta la storia. Una sola scelta in ventidue episodi. Questo dovrebbe rendere chiaro come definirlo mero “protagonista” della storia, solo perché compare in ogni episodio, sia alquanto riduttivo. In “Texhnolyze”, mi viene da pensare, non c’è un vero e proprio protagonista. Tutti i personaggi sono solo un contorno a quello che è il tema che regge la storia: il rapporto uomo-macchine. E’ a seconda della posizione che i personaggi assumono nei confronti di questa tematica che si decide in che schieramento inserirli. Le macchine che sostituiscono parti umane possono essere considerate un traguardo positivo per la scienza e la tecnologia? Permetteranno l’evoluzione dell’uomo? O piuttosto la sua involuzione, con la totale perdita dell’umanità?

UN MONDO IN PROCINTO DI FINIRE

Oltre a tematiche e personaggi, come dicevo all’inizio, la cosa più stupefacente di Texhnolyze resta comunque l’ambientazione, che è quella su cui gli autori hanno puntato principalmente l’attenzione. Lux rappresenta sì l’ultima roccaforte dell’umanità, ma viene essa stessa definita come una sorta di purgatorio. La superficie, da cui questi umani sono stati cacciati, è l’inferno in cui la vita è monotona, priva di desideri e in costante attesa della sola morte. Si relaziona alla Bibbia, perché questo dettaglio ricorda Babilonia, definita “carcere di ogni spirito immondo”. Lux infatti non è niente più di una prigione in cui gli abitanti della superficie hanno spedito gli esseri immondi, i criminali, nella speranza di liberarsi della feccia e di creare un mondo “perfetto”.

In sostanza, non è un anime che può piacere alla massa… non tanto perché “non lo capirebbe”, perché questa sarebbe solo una presa di posizione piuttosto presuntuosa. Quanto più perché l’estrema lentezza, e il mutismo iniziale, rendono piuttosto pesante la visione, specie per chi non è abituato a questo genere di serie. E questo, onestamente, lo considero anche io un difetto. La lentezza di un anime non mi ha mai pesato, se è utile in qualche modo. Ma in quest’anime ci sono tanti episodi che potevano essere ugualmente soddisfacenti, anche riducendo le scene prive di dialogo, che rischiano di allontanare anche lo spettatore più coriaceo.

Tuttavia, ritengo sia proprio merito di serie come Texhnolyze, che il vero appassionato di animazione si riesca a far riconoscere, in mezzo alla massa. Vedere per intero la serie può essere difficile,  ma una volta riusciti nell’intento non si può che lodarla.

Rispondi