UN UNIVERSO IN QUATTRO TATAMI E MEZZO

Prima di iniziare “The Tatami Galaxy” avevo già conosciuto Masaaki Yuasa tramite i suoi capolavori “Kaiba” e “Ping Pong The Animation”. Ero sicura che niente si sarebbe avvicinato, per emozioni generate, a “Kaiba”, che aveva in sé tutto ciò che uno spettatore attento e ingordo di cose nuove chiederebbe: drammaticità mista a tematiche che, pur essendo state a lungo abusate in varie forme d’arte, risultano sempre tra le favorite. Eppure, “The Tatami Galaxy” si avvicina tantissimo al perfezionismo di queste altre opere.
La mano di questo regista si riconosce subito: sia il modo in cui l’opera si apre sia il modo in cui tutto sembri inizialmente incomprensibile per poi snodarsi successivamente sono molto simili. Eppure tutte le opere di Yuasa sono molto diverse tra loro e affrontano sempre tematiche inconsuete.

 

DI COSA PARLA

“The Tatami Galaxy” parla di un giovane uomo (non ha un nome, egli è soltanto il protagonista. D’altronde non ha bisogno di un’identità, il tutto è visto praticamente sempre dal suo punto di vista) universitario, delle sue vicende, avventure e disavventure coi compagni di università e non.
I primi episodi sono storie a sé stanti. Ognuno mostra una piccola disavventura di questo ragazzo, ma in maniera diversa, coinvolgendo sempre gli stessi personaggi, ma sempre in modi distinti. L’unica cosa che lo spettatore comprende da questi piccoli spezzoni di vita è che il protagonista compie diverse scelte che scateneranno una serie di vicende (fortunate o meno) nella sua e altrui vita, ma, indipendentemente da ciò, è legato dal “filo nero del destino” a diverse altre persone che incideranno, con la loro presenza, sulle sue decisioni.

UN CAOS CHE SI DISTRICA IN UNA NARRAZIONE POETICA

La descrizione dell’anime, già di suo, può sembrare abbastanza caotica. Se la si vuole semplificare, la si può vedere come un continuo tentativo di “resettare” tutto, in seguito ai continui fallimenti che le decisioni del protagonista portano. Una cosa che si nota soprattutto grazie al personaggio della vecchia indovina, la cui unica battuta è: “Hai un’opportunità davanti agli occhi. Coglila”.

Oltre ad avere una trama pressoché complessa e articolata, ma ben pensata, The tatami galaxy vanta personaggi piuttosto originali. Come nelle altre opere di Yuasa, infatti, a capo della storia non c’è un protagonista tuttofare, che impara immediatamente dai suoi errori o che li sfrutta tutti insieme per rendersi migliore. Ogni personaggio che compare, da quelli più importanti a quelli di sfondo, ha la sua particolarità, ma tutti sono accomunati da un incredibile realismo.

Le musiche sono piuttosto orecchiabili, si accompagnano perfettamente alla storia (in particolare ho apprezzato lo struggente motivetto che accompagna la presa di coscienza del protagonista, durante la sua sfrenata corsa nell’ultimo episodio della serie).

 

Sostanzialmente, non è una serie che consiglio con facilità a tutti. Bisogna essere in primis affamati di qualcosa di nuovo, volenterosi di superare l’iniziale scoglio del non sense, per addentrarsi in seguito in una narrazione difficile, ma poetica… che non è per tutti. Ci vuole quindi la volontà di capire, e la pazienza di seguire con attenzione.

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