Ci siamo presi il giusto tempo per recensire un titolo come Tom Clancy’s The Division 2 ma adesso, raggiunto l’endgame, ovvero la “Fascia del Mondo 4”, in attesa della 5 e del prossimo aggiornamento, possiamo lucidamente tirare le somme del nuovo capitolo di Ubisoft. Per i pochi che non lo conoscono Tom Clancy’s The Division 2 è un looter shooter, l’ormai affermato genere che unisce la struttura pve e ruolistica di un Diablo con le caratteristiche classiche degli sparatutto che siano FPS o TPS. Giochi di questo tipo hanno bisogno di un grande sviluppo prima ma soprattutto dopo la loro uscita; essi infatti necessitano del feedback degli utenti (dell’ascolto degli sviluppatori), di un supporto post-lancio capace di aumentare contenuti, modalità e di mettere apposto quegli errori fatti durante la costruzione e il bilanciamento del titolo.
Gli errori pertanto sono dietro l’angolo e se con il primo capitolo Ubisoft Massive aveva cominciato in pompa magna per poi proseguire in modo altalenante riuscendo comunque a mantenere stabilmente una certa (piccola) fetta di fan, questa volta sembra voler fare decisamente sul serio, con un capitolo che di carne al fuoco all’uscita ne mette tanta; gli errori del passato sembrano essere stati presi, metabolizzati e completamente dimenticati con questo secondo capitolo, che offre tantissime luci all’uscita salvo, sparute volte, mostrare qualche ombra. Vediamo quindi di districarci nella densissima giungla urbana di Washington D.C.

Washington (needs) D.C.

Gli eventi di questo secondo capitolo si verificano circa sette mesi dopo il primo. Siamo di fronte nuovamente a degli Stati Uniti d’ America in ginocchio dopo il virus. Questa volta però ci troviamo a Washington e non più a New York, una capitale messa a ferro e fuoco dai vari gruppi di guerriglia intestina come le “Iene”, i “True Sons” e i “Reietti”, senza contare l’arrivo alla fine della campagna dei Black Tusk, una fazione molto più attrezzata e complessa da eradicare dalle strade della città. Gli eventi ci vedono ancora una volta interpretare un agente della Divisione che ha nuovamente il compito di risollevare le sorti di Washington D.C., riprendere in mano la città, ripristinare la tecnologia SHADE e riconquistare i punti strategici, primo su tutti, il Campidoglio.
Come potete intuire da questo breve incipit, che non approfondiremo per evitare spoiler di alcun tipo, narrativamente il titolo ha fatto un piccolo passo indietro, o se vogliamo, è rimasto ancorato ad alcune premesse già fatte nel primo The Division. La trama è piuttosto lineare con pochi colpi di scena ma soprattutto essa non rende giustizia ad un universo che per quanto possa essere classico risulta sempre d’impatto e pieno di spunti interessanti.

Le cut-scene sono spesso blande, con alcune eccezioni ma soprattutto il sistema di quest seppur invogli (per motivi non legati alla trama purtroppo) a completarle non riesce a coinvolgere il giocatore completamente. I personaggi sono pochi e non memorabili così come le stesse missioni ripropongono più o meno situazioni molto simili tra loro. Un’altra nota stonata di questo Tom Clancy’s The Division 2 sta nella colonna sonora, piuttosto debole e a tratti fastidiosa. Graficamente Washington D.C. è realizzata meravigliosamente; i punti d’interesse come la Casa Bianca, il Campidoglio, il Lincoln Memorial e molto altro sono stati ricostruiti fedelmente e offrono un impatto particolarmente epico. Tecnicamente il titolo si difende bene, lo Snowdrop Engine con qualche ritocco si dimostra efficiente e riesce a regalare colpi di luce e cambiamenti metereologici piuttosto originali. Non siamo di fronte a qualcosa di mozzafiatante ma di solido sia in termini visivi che di resa prestazionale. L’insieme offre quindi una Washington viva: scontri a fuoco dietro ogni angolo, sovente troveremo pattuglie sia nemiche che amiche andare in missione per i più disparati motivi come la riconquista di un quartiere, l’attacco di avamposti, la ricerca di risorse e tanto altro. Senza contare la continua comparsa di piccoli eventi all’interno della mappa che contribuiscono a ravvivare una Washington in ginocchio.

La lunga cavalcata verso il livello 30

Se questo è ciò che ci circonda in The Division 2, quello che possiamo fare è qualcosa di strabiliante per un game as a service appena uscito. Come in tutti i titoli del genere l’esperienza di gioco si divide in due parti, entrambi fondamentali, la corsa verso il level cap, in questo caso il livello 30 e l’esperienza successiva, comunemente detta, l’endgame.
Catapultati a Washington di fronte ci si aprirà una mappa molto ampia divisa in settori che ospitano ciascuno nemici di livello differente, cosa che ci porterà quindi ad esplorare la città in un determinato modo. Il mondo di gioco ospita oltre a quella che è la base principale, situata alla Casa Bianca, anche altri insediamenti e rifugi sparsi per il paese. I primi sono delle zone in cui gruppi di civili, coadiuvati da degli agenti sono riusciti a ristabilire delle comunità e che con il proseguire delle missioni principali e di piccoli obiettivi secondari potremo anche noi riportare a fiorire. I rifugi sono invece dei piccoli luoghi di interesse che potremo sbloccare e dove incontreremo giocatori e venditori; insieme agli avamposti riconquistati questi sono tutti punti di spostamento rapido.

Di cose da fare in Tom Clancy’s The Division 2 ne avremo in abbondanza. Tolta l’esplorazione, le missioni principali e secondarie sono davvero tantissime e capiterà sicuramente di arrivare in fondo alla campagna senza completare nemmeno la metà delle attività che Ubisoft Massive ha inserito. Oltre infatti alle consuete quest, in città potremo impiegare le nostre abilità in tanti altri modi: dalla riconquista di avamposti in mano ad altre fazioni, al salvataggio di alcuni ostaggi, dalle battaglie per i quartieri all’intercettazione di convogli nemici, dall’interruzione di propaganda ostile alla ricerca delle casse SHADE per sbloccare nuove abilità alla base o alla ricerca e riscossione di taglie di nemici particolarmente potenti. Come avrete capito non basterà un semplice elenco per coprire l’immensa vastità di cose da fare. Anche qualitativamente le attività sono ben delineate e variegate, le missioni principali pur essendo abbastanza simili in ciò che ci obbligheranno a fare, ovvero entrare in certe aree, combattere grandi gruppi di nemici e concludere con il salvataggio di un ostaggio, la conquista di un certo obiettivo o portare in salvo determinati oggetti, riescono comunque a dare degli ottimi spunti e soprattutto pongono una sfida non banale al giocatore, che sia in solitaria o in gruppo. Pulire completamente un quartiere delle sue attività vi richiederà tanta pazienza e tante ore di gioco, che comunque non saranno buttate mai via dato che il sistema di loot e di esperienza riesce sempre a gratificare, forse anche troppo in certi casi, lo sforzo profuso.

Endgame, modalità e tanta, tantissima carne al fuoco

Non finisce qui però, Tom Clancy’s The Division 2 a differenza dei suoi diretti competitor al lancio non si chiude con poche attività successive al raggiungimento del level cap ma regala ancora tantissimi incentivi per rimanere incollato allo schermo. Anche senza essere dei fanatici del completismo più sfrenato per giungere al livello 30 avrete sì e no impiegato dalle 25 alle 30 ore. Conclusa l’ultima missione il mondo di gioco sostanzialmente si resetterà con l’ingresso di una nuova avanzata e potente fazione, i Black tusk, una fusione di due tipologie di nemici già presenti nel primo capitolo, gli LMB e gli Hunters. Con l’arrivo di questi nuovi avversari, Washington tornerà ostile, con insediamenti da riaprire, nuove roccaforti da conquistare, missioni principali e secondarie, attività da portare avanti, continuo drop di taglie da riscuotere in giro, dei nuovi eventi leggendari come le invasioni e tanto altro. Questo significa sbloccare quella che nel gioco è definita “Fascia del mondo 1”;

ci teniamo a farvi sapere che ne avrete altri quattro di questi reset fino ad arrivare a quella che sarà la “Fascia 5”. Tutto questo si unirà poi alle possibilità che offrono le altre modalità come il ritorno della Dark Zone del primo capitolo, una modalità PvP chiamata Conflitto e ovviamente le esperienze PvE delle missioni, delle invasioni e delle roccaforti a livelli di difficoltà sempre più alti e con pattern e spawn sempre diversi tra di loro, diminuendo così il fattore ripetitività che spesso possiamo incontrare in diretti competitor come Anthem o Destiny 2. Senza contare che prestò arriveranno anche nuove missioni leggendarie e il tanto vociferato raid da 8 giocatori che promette di essere davvero interessante. Anche a livello di gameplay il raggiungimento dell’endgame porta nuova carne al fuoco poiché potremo accedere alle specializzazioni.

Sono tre, esperto di sopravvivenza, esperto di demolizioni e occhio di falco. Tutte possono essere sbloccate e portano in dote delle abilità specifiche da sbloccare e una nuova arma speciale ciascuna, rispettivamente, una balestra a dardi esplosivi, un lanciagranate e un fucile di precisione speciale. Costruire le build in base alle attività che faremo, al modo in cui affronteremo la Dark Zone, agli incontri, al gruppo con il quale solitamente giochiamo è qualcosa di veramente appagante, specialmente quando esse funzionano e gli incentivi per continuare ad utilizzare la propria intelligenza per venire a capo di personalizzazioni sempre diverse come avete potuto vedere ci sono eccome.

La divisione è tornata

All’atto pratico pertanto, tutto ciò viene ben sfruttato dal gameplay di questo Tom Clancy’s The Division 2? Assolutamente sì, il cover system è ormai stato integrato alla perfezione da Massive, allo stesso modo l’intelligenza dei nemici è migliorata nettamente: spesso essi infatti tenteranno di aggirarvi sui fianchi, talvolta scoprendosi troppo, ma complessivamente l’aggressività degli avversari è soddisfacente. Al contrario la componente di ruolo è stata semplificata con un personaggio che a livello di attributi dispone di tre tipologie e a livello statistico di danni, salute e corazza. Il nostro personaggio dispone di due armi principali, una pistola a fianco, una dotazione in termini di armatura e relative mod sia per armi, vestiario e anche gadget, il tutto personalizzabile nei banchi fai da te e di riconversione all’interno della Casa Bianca. I gadget, le abilità speciali del gioco, sono ben 8: Impulso, Torretta, Alveare, Lanciatore Chimico, Lucciola, Mina a ricerca, Drone, Scudo balistico. Tutte hanno dalle tre alle quattro varianti; per capire: potrete scegliere tra tre diversi tipi di scudo, uno più piccolo che deflette i colpi, uno integrale e uno di medie dimensioni ma con la possibilità di fare fuoco con l’arma principale allo stesso tempo. Vi lasciamo soltanto dedurre le possibilità di concatenazione di tutte queste abilità con l’immensa quantità di armi e talenti a disposizione.

Il tatticismo è quindi fondamentale in The Division 2, ancora più che nel primo capitolo. Affrontare in maniera confusionaria qualsiasi missione equivale a morte certa ed è il gameplay stesso che spinge i giocatori a collaborare tra di loro. Gran parte del gioco può essere affrontato in gruppo o in solitaria, anche le missioni principali e della storia. In squadra aumenteranno il livello di aggressività e le statistiche dei nemici, normalizzando a sua volta rispetto al giocatore di livello più alto quello di tutti i membri della squadra. Le modalità allo stesso tempo riescono ad estrarre il massimo da questa varietà di personalizzazione. Il PvE funziona decisamente bene, le roccaforti e le invasioni ad alto livello offrono livelli di sfida alti ma mai ingiusti. Con la dovuta collaborazione si riesce a superare gli ostacoli, ma guai a partecipare a questi eventi senza il necessario equipaggiamento, ne uscirete con le ossa rotte. Il matchmaking disponibile nei rifugi o direttamente dalla mappa offre diverse possibilità: semplice esplorazione libera, attività secondarie, missioni principali, taglie, invasioni tutte da giocare in gruppi di quattro giocatori. Avviata e completata la ricerca di altri giocatori disponibili verrete reindirizzati ad un server comune per poter poi cominciare a giocare e decidere tutte le successive mosse da fare.

Dal lato PvP invece al momento Tom Clancy’s The Division 2 offre la modalità Conflitto. Due squadre da quattro giocatori che si sfideranno per il controllo di tre obiettivi. Probabilmente insieme alla Dark Zone, che come ben sapete corrisponde ad una modalità del tutto peculiare, sono le due cose principali da rivedere. Il PvP su The Division 2 al momento funziona fino ad un certo punto. Il bilanciamento ancora lascia il tempo che trova ma soprattutto alcune scelte relative al funzionamento della Dark Zone lasciano ampiamente a desiderare rendendo una delle modalità preferite dai fan del primo The Division al momento una delle più deboli dell’offerta generale. La Dark Zone, per chi non la conosce, è un’area della mappa in cui giocatori in solitaria o in gruppo possono entrare per cercare di estrarre il loot contaminato, ovvero oggetti particolari ed efficaci. Quando essi verranno trovati però non si vincoleranno all’inventario come accade di consueto con il bottino normale ma dovranno essere trasportati fuori chiamando un elicottero d’estrazione e restando vulnerabili per un certo periodo di tempo. Nel primo capitolo la modalità costruiva una situazione di continua tensione e incentivava il giocatore a costruire più build per diversi stili di gioco. Qui alcune scelte ne hanno smorzato l’appeal: come ad esempio la decisione di avere tre Dark Zone diverse nella mappa, la presenza di loot normale” e la normalizzazione dei livelli e di alcune statistiche che rende alcune build poco performanti.

Conclusione

In conclusione Tom Clancy’s The Division 2 rappresenta l’esperienza più azzeccata nel panorama dei looter shooter. Tutti i difetti del primo capitolo sono stati presi e rimodellati e possibilmente corretti. Un’intelligenza artificiale migliorata, nemici più “realistici” e meno spugnosi e una personalizzazione del personaggio ampia rendono questo The Division 2 un qualcosa da prendere sicuramente in considerazione. Inoltre la mole di contenuti presente nel nuovo titolo di Ubisoft Massive è qualcosa di sorprendente per un gioco appena uscito e in questo nessuno dei diretti competitor riesce nemmeno ad avvicinarsi.
Si tratta di un’esperienza solida e ben costruita, forse non particolarmente innovativa rispetto al primo capitolo, ma l’obiettivo di Massive era quello di prendere una formula già funzionante e renderla definitiva; il tutto è capace di regalarvi tantissime ore di grande divertimento e se giocato in gruppo The Division 2 saprà darvi tanti momenti di tattica e combattimenti carichi di tensione. Se ancora siete rimasti fuori da questo genere ma siete interessati, se siete fan della serie o se siete anche soltanto alle prime armi, Tom Clancy’s The Division 2 è sicuramente la scelta migliore che il mercato dei looter shooter attualmente offre. Un successo quindi, per il momento meritato.

Tom Clancy's The Division 2

8.3

Grafica

8.5/10

Contenuti

9.0/10

Gameplay

8.5/10

Narrativa

7.0/10

Pros

  • Mole di contenuti strabiliante
  • Il Cover System funziona ormai egregiamente
  • Personalizzazione del personaggio interessante
  • Nemici molto più responsivi e realistici

Cons

  • Avremmo preferito un po' di innovazione in più rispetto al primo
  • Narrativamente troppo piatto
  • Il PvP e le Dark Zones al momento sono da ritoccare

2 thoughts on “Tom Clancy’s The Division 2 – La recensione del nuovo titolo di Ubisoft”

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