Premessa: Ciò che avete di fronte  è qualcosa di ben diverso da tutto quello che avete letto qui, fino ad ora. E’ molto più importante e…a tratti più personale <3
Ho voluto, per omaggiare un’opera che amo, riunire tutte le cose più Interessanti ed Importanti fino a creare un qualcosa con un valore tutto proprio e sincero. Mentre scrivevo ho pensato a tutti coloro che come me amano l’animazione fino a vederla per quello che realmente è: una vera e propria forma d’arte!!

Nella miriade di film d’animazione che stimo e che penso siano storicamente e artisticamente importanti…c’è senza ombra di dubbio “Toy Story”.

Questa pellicola è significativamente importante per me, non solamente per le vette innovative, tecniche e creative che ha raggiunto fino a superarle…ma anche per il significato originale e per la cura dei dettagli, frutto di una passione che va, sicuramente, al di là di ogni mera forma di guadagno.

Per parlare di tutto questo però sarà meglio partire dal principio, in modo tale da disegnare le linee guida che ci condurranno poi al prodotto nella sua interezza.

 

Colui dal quale scaturì tutto fu John Lasseter.

Con Lasseter ci troviamo di fronte ad un innovatore, un sognatore con le idee ben precise fin dall’inizio. Fece i suoi primi passi nel mondo della Disney al termine degli studi secondari, col conseguimento del diploma accettò un lavoro nel parco a tema di Anaheim. Dopo non troppo, però, passò tra le fila degli animatori con “Il Canto di Natale di Topolino”.

Perché Innovatore??

Dopo aver visto la scena, in computer grafica, dell’inseguimento delle Light Cycle, in Tron, fu uno dei primi ad intuire le grandi capacità di questa nuova tecnologia, soprattutto in ambito animazione.
Al termine della creazione di un primo corto, in collaborazione Glen Kean, cominciò a pensare ad un ipotetico lungometraggio, proponendo il tutto ai direttori Disney dell’epoca.
Purtroppo, per via  degli ingenti costi, rifiutarono il tutto licenziandolo.

Intorno al 1982 ritroviamo Lasseter nella Lucasfilm.

Il suo lavoro, insieme ad  Alvy Ray Smith e Ed Catmull ruotava intorno all’animazione e agli effetti speciali, eppure l’obbiettivo di creare qualcosa con la computer grafica era comune.
Nell’84, con Catmull ed altri colleghi cominciò a lavorare a “ The Adventure of André e Wally B.”, il primissimo cortometraggio realizzato interamente in CGI con una sua propria storia e personaggi, un vero e proprio passo avanti verso qualcosa di sconosciuto!

Grazie a questo lavoro vennero introdotte alcune, importantissime, rivoluzioni  tecniche come il motion Blur ( un sistema che,  in base al movimento di un oggetto o di un personaggio, li sfocava), ed un sistema particellare che permetteva a più oggetti, contemporaneamente, di essere animati ( utilizzato per le foglie )

Fra le differenti difficoltà Lasseter si trovò di fronte al problema della geometria. I mezzi che aveva erano in grado di generare solamente forme geometriche e spigolose…prive di ogni qualsivoglia espressività.
I suoi tecnici, per venire incontro a tutto questo, utilizzarono due importanti forme geometriche: la Teardrop e la Bound. Grazie a queste due forme e alla tecnica d’animazione classica dello squash and stretch riuscirono a sfruttare a pieno la potenza della CGI.

 

 

“The Adventures of André e Wally B.” venne presentato all’annuale conferenza americana sulla computer grafica: la SIGGRAPH, riscuotendo un enorme successo.
Questo successo catturò l’attenzione di un giovane Steve Jobs, il quale acquistò la compagnia di visionari, fondando a tutti gli effetti la Pixar.

Attenzione però, il gruppo, in  quel periodo non si occupava  certo di Animazione, il principale obbiettivo della società era quello di vendere i “Software Pixar”. I lavori animati in CGI servivano solamente a dar prova della potenza del loro prodotto.

Nell’86 vediamo la nascita di Luxo e Luxo junior, due lampade ispirate a quella che aveva Lasseter sulla sua scrivania. I due nuovi personaggi vennero rappresentati durante alcune scene che le ritraevano naturali…nel quotidiano.
Al SIGGRAPH restarono colpiti non tanto dalle qualità tecniche della luce, bensì dalla grande espressività umana che ne derivava. Fu così che da semplice esperimento, Luxo, divenne il celebre logo della compagnia.

 

Il più importate, fra i corti Pixar, è senza ombra di dubbio Tin Toy.

Quando venne presentato, sempre al SIGGRAPH, nel 1988, vinse l’oscar per via di tutte le innovazioni che portava: un numero elevato di inquadrature e movimento di camera mai visto prima nel settore, l’ingresso di un personaggio umano, l’utilizzo di un computer RM-1…per citarvene alcune.
Anche il soggetto in sé colpì notevolmente.
La storia di un giocattolo di latta ( un uomo orchestra ), che , una volta acquistato, si ritrova nella camerata di un neonato ( Billy ). Quella che avrebbe dovuto essere una convivenza amorevole si trasforma nel terrore del giocattolo che tenta in tutti i modi di fuggire dal bambino, fino a nascondersi sotto al letto, insieme agli altri giocattoli…………vi ricorda qualcosa??

Il grande successo che ne derivò, insieme alla conquista dell’oscar, spinse Steve Jobs a trasformare quella che era una compagnia specializzata in hardware in qualcosa di ben differente…nacquero così i Pixar Animation Studios.
Da questo momento in poi gli obbiettivi generali cambiano e la compagnia comincia a lavorare per la televisione, facendosi sempre più notare nel settore.

 

La Disney torna sui suoi passi, e tenta in tutti i modi di riprendere Lassater, corteggiandolo con un ipotetico lungometraggio. Lui rifiuta di lavorare per loro proponendo un accordo fra Disney e Pixar in modo tale da realizzare qualcosa insieme.

Da questo momento in poi, gli animatori Pixar smettono di dedicarsi ai corti per la Tv cominciando a dedicarsi a qualcosa di molto più impegnativo…qualcosa di mai visto prima…

-La Nascita di Toy Story…

Dopo non poche trattative e cavilli tecnici la Disney accetta di produrre un film, in computer grafica, con la Pixar.
Cominciarono i lavori delineativi.
John Lasseter, Pete Docter, Joe Ranft e Andrew Stanton si diedero immediatamente da fare, a tirar fuori idee per gettare le prime radici.
La base per la storia fu proprio Tin Toy, anche se avrebbero sviluppato il tutto in maniera differente, in stile “Buddy movie”, il tipo di film in cui due protagonisti, sostanzialmente differenti, avrebbero dovuto imparare ad andare oltre le loro differenze, fino a raggiungere il finale.

Ai primordi il personaggio principale della storia avrebbe dovuto essere Tin, un Tin che si ritrova solo ed abbandonato dal proprio padrone.
La storia si sarebbe poi sviluppata lungo la strada che lo separava dal ritorno a casa. A fargli da spalla, il tagliente pupazzo di un ventriloquo.
A seguito di alcuni eventi i due giocattoli si sarebbero poi  ritrovati in un asilo, in cui scelgono di rimanere onde evitare di essere nuovamente smarriti.

Il fatto che Tin avesse un’aspetto Vintage…non convinse però gli animatori, anche perché avrebbero voluto vedere spiccare maggiormente, anche in ambito estetico, la diversità dei due protagonisti.
Fu così che nacque l’idea del Cowboy e dell’Astronauta, un contrasto oltre che fortemente estetico anche generazionale!!
Da questo momento in poi però, avviene una sorta di deragliamento nei lavori, un cambiamento di rotta che rischia quasi di far chiudere i lavori.

Jeffrey Katzenberg, uno dei testoni Disney dell’epoca, cominciò a supervisionare strenuamente tutto quanto, dispensando consigli e suggerimenti. L’impronta matura e cinica che avrebbe voluto far assumere alla pellicola, distanziandola da ogni altro prodotto Disney uscito prima di allora, contaminò l’ingenuità degli animatori Pixar, fino a sovvertire, quasi completamente, tutte le loro originarie idee.

Tutto questo coronò nel “Black Friday”. Così denominato dagli animatori Pixar per via della grande delusione che ne derivò.
Una volta mostrato il lavoro, “rivoluzionato” dalle idee di Katzenberg, alla Disney…venne pesantemente rifiutato!!
La cupezza che ne uscì fuori ancora oggi mette i brividi:

Vediamo un Woody quasi dittatore, un personaggio ben lontano da quello che conosciamo tutti quanti che, caratterizzato da una cattiveria irriconoscibile, sottomette gli altri giocattoli maltrattandoli ed insultandoli…

Lasseter, vedendo il suo sogno sgretolarglisi tra le mani, chiese un’ultima chance per recuperare tutto quanto in sole due settimane.
Da quel momento in poi non avrebbero più ascoltato nessuno, lavorando solamente sulle loro idee, credendoci fino alla fine.
Si chiusero negli studi per il breve lasso di tempo concessogli senza uscire quasi mai, e nel turbinio di lavoro continuo si ritagliarono un po’ di tempo per giocare a Laser Game!
Dissero che gli risultava utile per staccare e ricercare nuovi spunti.
La passione immane e la paura di chiudere i battenti, generarono un film del tutto nuovo, figlio delle prime idee ma allo stesso tempo distante.

-L’idea dei giocattoli…

Una delle curiosità più interessanti, riguardo a Toy Story, è il motivo per il quale hanno deciso di fare dei film incentrati proprio sui giocattoli.

Dovete sapere che Lasseter ne è un collezionista folle!!
Il suo amore per questo tipo di collezionismo lo si può notare, immediatamente, dalle interviste svolte nel suo ufficio…è letteralmente invaso dai giochi!!
Oltre a lui anche gli altri animatori Pixar ne sono innamorati, riferendo a più riprese che proprio grazie ad essi riescono a tornare bambini e che nell’animazione, un potere così è importantissimo.

Da cosa sono ispirati i balocchi del film??

Per cercare l’ispirazione ed imparare le loro caratteristiche tecniche, gli animatori che hanno lavorato alla pellicola si sono diretti nel più vicino negozio di giocattoli e ne hanno acquistati una marea…coi soldi della produzione ovviamente.
Quella bambinesca spesa condusse tutti loro verso alcuni importantissimi approfondimenti, grazie ai quali riuscirono a riprodurre, sempre più fedelmente e realisticamente, i personaggi su schermo.

“ In quel momento alla Pixar, tutti smisero di essere degli animatori, per diventare progettisti di giocattoli” ( Lasseter )

Studiarono tutto lo studiabile! Concentrandosi sui materiali, il peso, le varie giunture…
Una curiosità interessante, infatti, risiede proprio nella creazione fisica di una marea di gadget non ché dei personaggi stessi!
Il fatto di ricreare tutto nella realtà non è affatto una perdita di tempo, anzi, contribuisce a creare e a comprendere meglio le differenze di superficie e di luce!!

Sapevate che è possibile acquistare tutti i protagonisti dei diversi film grazie alla “Signature Collection”??

Una ricreazione fedelissima di tutti loro, basata sui modelli originali e digitali forniti dalla Pixar, e venduti nelle scatole ricostruire al dettaglio e certificate.
Agli esordi di questa Collection vennero venduti circa 250 mila Woody e 250 mila Buzz…quasi istantaneamente.
Con l’avanzare del tempo il numero di pezzi venduti ha superato i 20 milioni!!

La perizia dettagliata degli animatori però non si limitò solamente a questo. Per accentuare l’individualità di ogni singolo giocattolo modellarono i differenti caratteri sulle forme del loro aspetto fisico, mentre, per quanto riguarda il sonoro, selezionarono una gamma di suoni mirati, che andasse ad accentuare le singole caratteristiche di ognuno. ( Gary Summers, servendosi di una scatola per brusii analogica, creò diverse serie di suoni per ogni balocco )

Tornando poi al tema aspetto/carattere eccovi alcuni esempi:

Basti pensare ad uno Slinky, grande amico di Woody e fedele all’inverosimile…proprio come un cane!! Pensate che il suo aspetto è ispirato proprio allo Slinky Dog degli anni cinquanta come evoluzione alla molla Slinky. ( pensate solamente che nella prima bozza, quella cupa di cui abbiamo parlato all’inizio, questo personaggio era completamente sottomesso a Woody, arrivando addirittura a leccargli letteralmente i piedi)
Quello che vediamo quindi sullo schermo, non è il giocattolo originale, bensì una sorta di rielaborazione in chiave moderna fatta da Bud Luckey…colui che concepì anche l’immagine di Woody, estrapolandola da quella di una marionetta.

 

Per non parlare di Mr. Potato e del suo carattere scontroso, derivante dal suo continuo perder pezzi scoordinato. Anch’egli ispirato ad un classico dei giocattoli americani Mr. Potato Head.

In ambito importanza non possiamo non parlare di alcuni personaggi secondari:

 

 

-Barbie…

Nel primo film, con la scusa che Barbie “ Non può avere un carattere tutto suo, interpretando un personaggio scritto, visto che le uniche a poter decidere il suo carattere sono coloro che ci giocano” non la fecero comparire, sostituita da Bo Peep, nel ruolo di “Ragazza di Woody”
Dopo il successo planetario della prima pellicola, però, la Mattel decise di farla comparire nel seguito, in diverse scene. Da ricordare assolutamente quella della guida turistica nel negozio di giocattoli. ( Quel modello di Barbie non esisteva prima dell’apparizione nei cinema…uscita successivamente in edizione limitata )
Nel terzo lungometraggio, invece, assume un ruolo di prima importanza.
La vediamo relazionarsi con l’amore verso Ken il quale verrà approfondito nel corto “ Vacanze Hawaiane” di Gary Rydstrom.

-Rex

Un’altro personaggio relativamente importante è senza ombra di dubbio Rex. Un dinosauro insicuro, schiacciato su se stesso. Un’anima da predatore preistorico rinchiusa in un minuscolo corpo di plastica, un contrasto davvero interessante.

…a proposito di comparse e realismo!!

Per creare, alla perfezione, il movimento dei soldatini del primo film (avete presente la scena iniziale dell’indagine per i regali di compleanno??), alcuni animatori si sono attaccati ai piedi alcune altre di legno ed hanno cominciato a camminarci, a saltellarci per tutti gli studi.

Stessa cosa per quanto riguarda le movenze spagnole del Buzz del terzo film, ricreate dall’animatore Carlos Baena riprendendosi mentre le esegue in reale e adattate al personaggio.

Al di là di tutto questo, sono stati inseriti, all’interno dei tre film, una marea di altri giocattoli ispirati a prodotti reali giochi da tavolo ed anche videogames, come la Super Nintendo. In alcuni casi l’ispirazione degli animatori si è spinta anche oltre, dando vita modelli inesistenti ma comunque ben pensati.
Altre due curiosità…

Mentre il sistema di voce col filo di Woody è ispirato ad una vecchia bambola di Lasseter stesso, col primo Buzz tutto è cominciato da alcuni modelli G I Joe in stile spaziale. ( il nome deriva da quello dell’astronauta Buzz Aldrin)

– I Toy Story!!

Il primo film, la pellicola che coronò il grande successo di uno studio a dir poco esordiente fu: “Toy Story, il mondo dei Giocattoli”, del 1995.
E’ inutile dirvi che le critiche furono tutte positive, il mondo accolse calorosamente e con entusiasmo questa innovazione animata.
Gli incassi?? Esorbitanti! Circa 350 milioni di dollari in tutto il mondo, e la fama ancor di più.

Con questo film ci troviamo di fronte, oltre che ad un’evoluzione tecnica unica per l’epoca, anche ad una storia profonda e mai vista prima.
Il ruolo dei giocattoli nella vita di tutti noi venne valorizzato e scombussolato dalle basi, ed il fatto di potersi facilmente immedesimare in quanto veniva mostrato, aumentò l’emotività di ogni cosa.
Il vedere tutto da una prospettiva differente da quella di sempre poi, risultò molto originale come fattore di sviluppo e presentazione

Fin dalle prime scene riusciamo a comprendere quanto il prodotto che abbiamo di fronte si proietti verso il futuro, distanziandosi dai canoni classici di un passato considerato poco credibile.
La storica apertura nella stanza di Andy, con la rapida ed originale presentazione di tutti i suoi giocattoli, è magica ed al tempo stesso semplicemente moderna!!
Una delle prime caratteristiche che salta all’occhio, infatti, è la totale mancanza di Musical ( considerato inutile da Lasseter ), sostituito da una canzone di sotto fondo “ You Gotta a Friend in Me” ( “ Hai un amico in me” ), di Randy Newman ( si è occupato della colonna sonora dell’intera trilogia ).
Il fascino emotivo delle composizioni di Newman è fondamentale come accompagnamento di tutta la storia, riuscendo a sposarsi alla perfezione con le emozioni dei differenti personaggi fino ad esaltarle. ( Da noi, il tutto è stato interpretato da Riccardo Cocciante )

Un altro dettaglio, senza dubbio importante, è la non presenza di un vero e proprio antagonista!!
Pensandoci bene…Sid è un bambino come tanti che fa cose che probabilmente, almeno una volta nella vita, abbiamo fatto tutti ai nostri balocchi. Il valore di ciò che accade, però, muta se osservato dal punto di vista di quest’ultimi, ovviamente. Proprio in questo genere di cose risiede l’originalità della regia e della sceneggiatura. Partendo proprio da questo ultimo punto, possiamo anche approfondire una delle cose che ha colpito maggiormente il grande e piccolo pubblico: “Il lavoro dei giocattoli”.

Essere un giocattolo non significa solamente intrattenere i padroncini, no signore! Oltre a questo c’è un vero e proprio ordine, quasi professionale, che dirige il tutto, in questo caso la stanza di Andy.
Molti di loro, poi, credono fermamente di essere quello che rappresentano!! Chiudendo la loro mente ad ogni qualsivoglia realtà esterna alle loro innate convinzioni.
Un’esempio di tutto questo possiamo ritrovarlo negli alieni del Pizza Planet.
Vivono rinchiusi nel distributore di questo ristorante convinti che l’”artiglio” sia una sorta di divinità col potere di scegliere “ Chi va via e chi rimane”.

Questa sarà una delle tematiche Fondamentali e Principali di questo primo film.
Abbiamo un Buzz Lightyear convintissimo di essere uno Space Ranger atterrato su un altro pianeta, lontano dalla verità, ed un Woody che tenta in tutti i modi di aprirgli gli occhi. Aggiungete una sorta di invidia nei confronti del modernismo di Buzz ed un trasloco imminente…ed è fatta!!

Una delle scene più belle e rappresentative, secondo me, dell’intera prima storia è quella in cui, attraverso una pubblicità televisiva, Buzz si scontra finalmente con la realtà, realizzando finalmente tutto quanto!!
La reazione, profondamente scossa, che scaturisce da questa realizzazione culmina in una sorta di stato depressivo davvero rappresentativo, una delusione che scivola lungo il suo viso, scolpendolo e cambiandolo, fino ad distruggerlo pezzo dopo pezzo.

Tutto culmina con la realizzazione e la nascita di un’amicizia del tutto inaspettata…fusa ad un inseguimento mozzafiato.

-Toy Story 2…

“Toy Story 2- Woody e Buzz alla riscossa” esce come seguito diretto del primo film, nel 1999. Una peculiarità positiva di questa trilogia cinematografica è proprio la passione e l’originalità che contraddistinguono ogni lavoro. Non ci troviamo di fronte ad un prodotto spremuto ed allungato solamente a scopo di lucro, ogni film racconta una storia a sé, aggiungendo sempre qualcosa al lavoro precedente, contribuendo quindi all’evoluzione di una storia matura e profonda.

In Toy Story 2 abbiamo l’apparizione, finalmente, delle Barbie. Dopo l’acclamazione del primo lungometraggio la Mattel non ci ha pensato due volte a cedere i diritti per la sua celebre bambola!! La ritroviamo infatti in moltissime scene e anche su qualche indumento.

Da notare poi la frase” Questo è il reparto dei Buzz Lightyear…nel 95 alcuni miopi non ne ordinarono abbastanza da soddisfare le richieste”, pronunciata da Barbie Guida turistica, riferita al fatto che, dopo l’uscita del primo Toy Story e la messa in vendita dei giocattoli del film, alcuni negozianti fecero impazzire le fabbriche data la grande richiesta che ci fu.

Il tema fondamentale di questo seguito diretto ruota attorno all’”Abbandono”, che esplode in un turbinio di emozioni e lacrime fino a sfociare nel personaggio di Jessie. Una bambola Cowgirl abbandonata dalla sua padroncina, una volta cresciuta.
E’ assurdo come una cosa così naturale come la crescita umana ed il cambiamento di interessi riesca ad assumere tonalità così importanti e cangianti se viste da un punto di vista del tutto nuovo!!
Questo modo di vivere e vedere il mondo, poi, può evolversi nell’ansia verso il buio di questo nuovo personaggio, oppure nella rabbia e nel rancore di Stinky Pete, un giocattolo cercatore d’oro mai comprato da nessun bambino, abbandonato dunque sulla mensola di un negozio, nella sua scatola.

La trama parte a tremila con il suddetto tema, affrontato in maniera meno implicita, per poi evolversi in un rapimento con un conseguente viaggio di salvataggio. Lungo tutta la strada ci saranno, ovviamente, gag e momenti leggeri, i quali andranno a snocciolare il costante pericolo che questi balocchi rischiano di incrociare lungo la via.
Anche questa volta ci troviamo di fronte ad un antagonista-non antagonista.
E’ vero, Al ruba/rapisce Woody ma…lo fa solamente per collezionismo e per guadagnarci qualcosa su.
L’unico personaggio veramente negativo è, appunto, Stinky Pete, per i motivi sopra elencati.

Un’approfondimento assolutamente esilarante avviene, invece, grazie all’introduzione di un nuovo Buzz, incontrato casualmente nel negozio di giocattoli, il quale metterà a dura prova la pazienza del nostro Buzz, ripetendo le stesse frasi e le stesse identiche movenze che faceva lui agli esordi. Tutto questo conduce all’introduzione in scena di Zurg, il suo arci nemico. Lo scontro tra il nuovo e convintissimo Buzz e Zurg si rivelerà essere più finto che mai ed infarcito di citazioni del quinto Star Wars.

 

 

-Toy Story 3…

Tutte le tematiche, le ipotesi spifferate, suggerite e sfiorate nei capitoli precedenti prendono letteralmente vita in questo terzo film, gettando le basi di una conclusione davvero matura, contraddistinta a tratti da sfumature cupe e separate da tutto quello che abbiamo visto fino a adesso.

“Toy Story 3-La grande fuga” uscì nelle sale nel 2010, battendo immediatamente i record di tutto il mondo.
Fu infatti la prima pellicola animata a superare il miliardo di dollari d’incasso, diventando, fino al 2014 con Frozen, il lungometraggio d’animazione più redditizio di sempre.

Anche questa volta la Disney tentò di infiltrarsi nei lavori della Pixar, con l’intento di mettere le mani su questo nuovo progetto.
Secondo loro la nuova storia sarebbe dovuta partire dalla rottura di Buzz, il quale avrebbe dovuto venire riparato a Taiwan. In tutto questo Woody, con tutti gli altri, sarebbe dovuto partire per andarlo a salvare……………..fortunatamente non gli diedero retta!!

Il film si apre  in maniera parecchio nostalgica, nell’introduzione lavorata e spettacolare vediamo molti rimandi alle prime due introduzioni in un’evoluzione tecnica e dettagliatamente creativa.
Quella che sembrerebbe l’avventura perfetta, si rivelerà purtroppo, un vecchio filmino girato dalla mamma di Andy, nel quale viene mostrato con quanto amore, il bambino, trascorresse le sue giornate con i nostri protagonisti…un passato emozionante e, a quanto pare lontano.

Il bambino è divenuto ragazzo, e il ragazzo sta per partire per il college. La naturale crescita di Andy introduce tutti noi verso il futuro incerto dei giocattoli. La stanza si evoluta, già era accaduto nei primi due film ma…questa volta è proiettata verso iol mondo degli adulti. Sono rimasti ben pochi giocattoli, la vita continua a scorrere.
Al tema dell’”abbandono” va a fondersi quello della crescita.

Tutto questo condurrà i protagonisti in un Asilo: il Sunnyside.
Un posto felice e giocoso, pieno di bambini, nessun rischio di abbandono…
Quello che avrebbe dovuto essere il perfetto luogo di ritiro per tutti loro, però, si tramuta ben presto in un carcere dittatoriale di massima sicurezza. Una piramide di rancore ed odio che trova le sue origini ed il suo apice in Lotso.
Con Lotso ci troviamo di fronte ad un vero e proprio Cattivo…forse il primo!!
Il suo difficile passato lo ha reso quello che è, un egoista, manipolatore e dittatore. Interessante il contrasto tra il suo aspetto, è un orsacchiotto rosa che profuma di fragola, e la sua anima.

L’ambiente nel quale Woody e compagnia bella si ritroveranno sarà lontano anni luce dal clima positivo che arieggiava nella stanza del loro padroncino.
Avremo personalità scure, false e doppiogiochiste…personaggi senza scrupoli in una sorta di gerarchia del male.

Riusciremo a ritrovare, fortunatamente, tutta la positività degli inizi in un nuovo personaggio: Bonnie.

Bonnie è una bambina che, proprio come Andy, ama i suoi giocattoli, e ci gioca fondendo la realtà alla fantasia. Sarà proprio lei che nel finale, erediterà tutti i nostri giocattoli…dico nostri poiché in fondo ci appartengono più di quanto non possiamo imaginare…forse anche più di quanto non appartengano ad Andy.

Il realismo che impregna il finale della pellicola, fuso a tutti i sentimenti del momento, è perfettamente coerente con la maturità evolutiva che pervade l’intera trilogia valorizzando l’intero lavoro fino a trasporlo in una dimensione coerente e tangibile.

…devo ammettere che scrivere tutto questo è stato molto importante per me, come trasporre su carta bianca tutti i bellissimi ricordi che hanno dipinto una parte della mia infanzia.
Una Trilogia cinematografica che…almeno con me, è riuscita ad andare oltre al consumo fino ad insediarsi, in linea perenne, nel mio cuore, nella mia anima. Per questo ho deciso di elogiare il gigantesco lavoro che c’è stato dietro, per questo ho deciso, ancora una volta, di immergermi in tutto questo, per questo ho deciso di incontrare nuovamente il bambino che ero e di trascorrere con lui qualche giorno e…è stato bellissimo <3

Amo l’arte in tutte le sue forme! La poesia dei colori che va fondendosi con la passione del creare qualcosa di nuovo e mai visto!
E’ tutta la vita che cerco un modo di volare e penso di essermici avvicinato parecchio con la scrittura <3

Rispondi