Tratto dall’omonimo romanzo di Yoru Sumino del 2014, da cui sono stati ricavati anche un manga nel 2016 ed un live action diretto da Tsukikawa nel 2017, “voglio mangiare il tuo pancreas” è un film del 2018, diretto da Shinichiro Ushikima (Famoso per essere stato l’aiuto regista in One punch man), al suo esordio da regista.

LA TRAMA

Sakura è una ragazza energica e vivace, che però mantiene un segreto con tutti: ha infatti una malattia al pancreas, che sicuramente la porterà alla morte, nel momento in cui l’organo smetterà di assolvere alla sua funzione. Un suo compagno di classe, taciturno e sempre isolato, che vive immerso nella lettura e non ha amici, scopre per caso il suo segreto, leggendone il diario…e, assolvendo alla promessa di mantenerlo tale, si legherà a lei nei giorni che le rimangono da vivere.

IL TITOLO

Innanzitutto, una premessa sul titolo del film/libro… indubbiamente un titolo forte, crudo e violento, in totale contrapposizione con la delicatezza della narrazione; fa quasi sorridere o pensare a un horror più che ad una storia drammatica, vero? In realtà fa semplicemente riferimento alle vecchie credenze di alcune civiltà secondo cui mangiando l’organo di un morto, una persona malata potesse guarire da una malattia terminale. In passato si era soliti ritenere miracoloso mangiare parti del corpo di una persona cara deceduta, perché si ipotizzava potessero offrire benefici e salvezza… oltretutto, con questo atto, si ingeriva anche una parte dell’anima della persona morta, di modo da poterla far vivere in eterno nel corpo di un’altra persona.

Il titolo stesso è la primissima cosa del film a mettere in luce la contrapposizione dei due protagonisti: lui è introverso, cupo e taciturno; lei è solare ed estroversa. Come dicono più volte, sono agli antipodi. Sakura sta morendo, eppure vive pienamente la sua vita; lui non è malato, eppure sta rinunciando a vivere appieno, senza nemmeno rendersene conto.

i due protagonisti

Apparentemente, quindi, “voglio mangiare il tuo pancreas” potrebbe sembrare una melensa storia d’amore/amicizia drammatico/tragica, che fa della morte il suo perno. Ma non è così. Il film è innanzitutto un inno alla vita, e al destino. Come dice Sakura stessa, rispondendo alla domanda che tutti si pongono almeno una volta “che cos’è la vita?”

“vivere è amare ed essere amati. E’ cooperare con le persone, stringere legami, ricambiare l’affetto di qualcuno ed aprirsi agli altri. Una vita comune diventa importante perché esiste un’altra persona che la ritiene e rende tale.” (Sakura)

E da questo spunto nasce la vera tematica centrale del lungometraggio…. Voglio mangiare il tuo pancreas è essenzialmente un film di formazione emotiva, in cui i due ragazzi instaurano un legame che travalica le distanze tra loro e la morte stessa. Un legame che permette a una persona che ha già perso tutto, di insegnare qualcosa di veramente importante a chi quel “tutto” rischia di non viverlo nemmeno.

Come nella precedente citazione di Sakura, Haruki capisce che per capire appieno la vita, e quindi la morte, è necessario avere qualcuno di indispensabile al proprio fianco. A quel punto la morte diventa non qualcosa da temere, ma qualcosa da celebrare (un po’ come aveva insegnato il recente “coco”).

L’HANAMI

in giapponese, col termine “hanami” si indica l’atto di osservare i boccioli di ciliegio. Il nome di lei, Sakura, richiama proprio i ciliegi, ed esattamente come i fiori, anche lei sa che svanirà entro breve tempo, eppure contempla estasiata la vita, come la gente contempla estasiata i fiori. “Nei ciliegi, quando i fiori cadono…dopo tre mesi compaiono già le gemme dei fiori successivi, ma è come se andassero in letargo. Aspettano che torni il caldo e poi fioriscono tutti insieme. I ciliegi aspettano il momento giusto per morire.” (sakura).

Questa citazione non è stata scelta alla leggera perché lei, così come i fiori da cui prende il nome, aspetta il momento giusto per morire, senza rimpianti.

LO STILE

Un ultimo appunto lo farei sullo stile di disegno. Non tanto il chara utilizzato per tutto il film, quanto più per le scene finali… Nel film viene nominato un classico della narrativa, uno dei libri più famosi ed apprezzati al mondo: “il piccolo principe” di Saint Exupery.

In tutto il lungometraggio, l’assioma principale del piccolo principe fa da perno “l’essenziale è invisibile agli occhi. Non si vede se non col cuore”. Ed è così per la giovane protagonista.

Interessantissimo, perciò, a questo proposito, lo stile utilizzato nelle scene finali… la colorazione e i disegni sono identici a quelli del famosissimo libricino, e Sakura diventa una sorta di “piccolo principe” che lascia all’umanità, personificata da Haruki, i suoi ultimi insegnamenti…. Ogni cosa nei quadri rappresentata nel finale si rifà al libro di saint exupery: la famosa rosa diventa un albero di ciliegi, ad esempio.

Oltre a quanto già detto, aggiungo la presenza di un bel colpo di scena (che eviterò di dire per rispetto a chi ancora non ha visto il film) che, per quanto non sia estremamente coinvolgente a livello emotivo, è piuttosto efficace vista una narrazione più pacata nel resto della pellicola.

Non mancano indubbiamente vari piccoli errori, soprattutto legati ai personaggi secondari che non ricevono sufficiente spazio, ma sostanzialmente sono rimasta piacevolmente soddisfatta dalla visione del film.

Consigliamo vivamente la recensione di Gabry Batty (da cui questo articolo prende ispirazione) per poter approfondire la trama della pellicola. Trovate l’articolo a questo link

https://www.animeclick.it/recensione/58969

 

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